La cardiologa Patrizia Presbitero, senior consultant di Cardiologia clinica e interventistica di Humanitas, in un’intervista a La Repubblica, ne parla, sperando che questa verità si diffonda sempre più, così da portare ad una prevenzione basata sulle differenze di genere.

Negli anni sono stati fatti passi avanti per colmare il gap tra le cure per l'uomo e per la donna (Ma voi lo sapevate che il cuore è diverso tra uomo e donna?)
Negli anni sono stati fatti passi avanti per colmare il gap tra le cure per l'uomo e per la donna


Dai fattori di rischio ai sintomi fino alle cure: sono queste le principali diversità da tenere in considerazione. «Nelle donne la malattia si manifesta con dieci anni di ritardo rispetto agli uomini e dà segnali differenti: il cuore delle donne è più suscettibile alle scariche adrenergiche provocate dalle forti emozioni, ad esempio» e «nell’infarto non compaiono i tipici segnali riportati dagli uomini», ha detto la cardiologa. Inoltre «fino a quando non subentra la menopausa ha una specie di ombrello ormonale che la protegge».

Terapie meno efficaci sulle donne, perché?
Innanzitutto bisogna ricordare che molte delle terapie per i disturbi cardiaci erano "standardizzate" sul corpo degli uomini, inoltre «è dimostrato che le donne vengono trattate in tempi più lunghi» e spesso le donne «sono meno tempestive nel presentarsi al pronto soccorso» mentre è «fondamentale lavorare sulla tempestività».

Lavorare sul "gender gap"
Negli anni «sono stati fatti passi avanti e ancora si lavora per colmare questo gap di cura tra uomini e donne colpiti da infarto», ha detto ancora la Presbitero. Le donne purtroppo pagano un duplice prezzo»: oltre ad avere sintomi diversi, si ammalano in età più avanzata «rendendo più difficile il successo della terapia».