Un fenomeno da tenere sotto controllo prima di tutto per le dimensioni dei decessi e poi per i costi che ammontano a 125 miliardi di euro l’anno.

(Metà dei malati sbaglia con i medicinali Ogni anno, quasi 195mila decessi)

Tra le principali cause di una scorretta assunzione c’è la poca informazione fornita ai malati, soprattutto quelli cronici. A denunciarlo l’analisi sull'aderenza terapeutica realizzata da Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato, presentata oggi a Roma.

Ma il problema sembra essere a monte: compresenza di più malattie croniche, frustrazione nel non percepire benefici dalle cure, scarsa comprensione sulla terapia da seguire tra i motivi principali degli errori.

Senza dubbio è qui che si può e si deve intervenire come emerge dall'indagine realizzata con il contributo non condizionato di Servier, attraverso un questionario rivolto agli Assessorati alla salute e operatori sanitari. Per migliorare l'aderenza le 13 Regioni che hanno risposto puntano di più sui medici di famiglia, seguono specialisti, farmacisti e infermieri. Nessuna Regione ritiene prioritario puntare sul care-giver familiare e professionale (come le badanti) e solo Friuli Venezia Giulia, Molise e Trento stanno investendo anche sul ruolo delle associazioni di pazienti.

Queste le 8 raccomandazioni civiche del Tribunale per i diritti del malato, che vedono in testa, spiega all’Ansa il coordinatore nazionale Tonino Aceti, quella di «dare tempestiva attuazione al Piano Nazionale della Cronicità perché chiarisce bene come, oltre a intervenire sull'appropriatezza prescrittiva, le regioni devono creare soluzioni organizzative che favoriscano l'adesione alle prescrizioni».