Esisterebbe una connessione di proporzionalità diretta tra il consumo di carne rossa ed una mortalità prematura. Questo concetto è al centro di uno studio condotto da ricercatori del National Cancer Institute di Bethesda (Usa) e pubblicato su British Medical Journal. Ad affrontare in maniera specifica il tema, per chiarirne gli aspetti più generali, è Daniela Lucini, responsabile della sezione di Medicina dell’esercizio di Humanitas. Riportiamo di seguito il suo commento, tratto da Humanitasalute.

Carne, meglio bianca che rossa Si abbassa il rischio di mortalità


Lo studio ha analizzato i dati di poco meno di 570mila individui arruolati in uno studio condotto negli Stati Uniti. Gli individui, tra i 50 e 71 anni d’età, hanno risposto, all’avvio dello studio, a dei questionari sulle abitudini alimentari seguite nei dodici mesi precedenti. Il follow up è stato di circa 16 anni. Il team ha guardato al consumo di carne rossa (manzo, maiale, agnello) lavorata o meno, e di carni bianche (pesce e pollame processati o no) e all’introito di determinate sostanze: il ferro Eme, contenuto principalmente nella carne rossa, e i nitrati/nitriti usati come conservanti.

Rischi maggiori associati a malattia del fegato
Tanto il consumo di carne rossa processata quanto non processata sono stati associati ad incrementi del rischio di mortalità generale e specifica per nove cause tra cui tumori, malattia cardiaca, ictus, malattia renale, malattia a carico del fegato. Proprio con quest’ultima, con l’epatopatia cronica, è emersa l’associazione più significativa con i consumi massimi di carni rosse, sebbene la relazione fosse valida con tutte le cause eccetto la malattia di Alzheimer.

Tra le sostanze osservate l’aumento del rischio di mortalità prematura associato all’apporto di carne rossa era influenzato in particolare dall’apporto di nitriti e nitrati e per un grado inferiore dal ferro Eme.

«I dati della ricerca - ha spiegato la specialista - seppur con tutti i limiti di uno studio epidemiologico, sono molto interessanti e confermano una correlazione suggerita già da diversi studi. Il punto di forza dello studio in oggetto è l’ampio numero di individui cui si riferiscono i risultati. Il dato conclusivo è che il consumo eccessivo di carni rosse, soprattutto lavorate, può aumentare la mortalità, e questo soprattutto per la presenza degli additivi dei prodotti industriali».

Proteine animali, carni bianche e carni rosse
Dalla ricerca è emerso però anche un dato positivo. Con il consumo totale di carne costante, al massimo introito di carne bianca era associata una riduzione del rischio di mortalità generale del 25% rispetto al consumo minimo: «Quasi tutte le cause di morte prese in considerazione - ha spiegato Daniela Lucini - hanno mostrato un’associazione inversa con il consumo di carne bianca. Sostituire la carne rossa con quella bianca, soprattutto non processata, si associa pertanto a una riduzione della mortalità».

«Ciò significa - ha concluso l'esperta - che non è necessario abbandonare del tutto il consumo di carne ma selezionare ciò che portiamo in tavola. In una dieta bilanciata le fonti di proteine sono diverse: vegetali, come i legumi, e animali. In quest’ultimo caso pesce, pollo e tacchino sono meglio della carne rossa, lavorata o no, e i tagli più magri sono da preferire a quelli più grassi, non solo con riferimento alle carni rosse ma anche alle bianche: meglio eliminare la pelle del pollo, ad esempio».