Gluten free, in Italia servono regole. Caro Ministro Lorenzin le scrivo...
In Italia i prodotti senza glutine hanno prezzi troppo alti, senza contare che in molti di essi sono contenuti ingredienti poco sani. Mancano i controlli dovuti e la posizione del ministero della Salute non è chiara
Nel mondo una persona su 100 soffre di celiachia; in Italia si contano 85mila diagnosi ogni anno, dati ancora più sorprendenti se si considera che 500mila celiaci in Italia che non sanno di esserlo. Il servizio sanitario nazionale prevede un tetto di spesa per alimenti senza glutine pari a 100 euro per una donna adulta, che diventano 150 per un uomo. Tenendo conto che anche gli esami per diagnosticare la celiachia hanno un prezzo, pari a circa 200 euro, non si può certo dire che i celiaci in Italia siano del tutto tutelati e che il mercato sia retto da regole precise. Parte da questi presupposti la lettera aperta che Mariapia Gandossi ha scritto al ministro della Salute, Beatrice Lorenzin.

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Caro Ministro Lorenzin,
giustamente Lei non può sapere chi Le scrive quindi mi permetto di presentarmi. Sono Mariapia Gandossi, ho 29 anni e sono donna e celiaca proprio come Lei. Le scrivo perché ora come ora stanno uscendo articoli, servizi e indagini sui prodotti senza glutine e mi chiedo quale sia la Sua posizione ufficiale sull'argomento.
Dov'è la sua smentita o conferma ai servizi andati in onda? I prodotti senza glutine sono sulla bocca di tutti: prezzi troppo alti, troppe “schifezze” nei prodotti, i celiaci sono accusati di avere una dieta poco sana. Ma questo da chi dipende? Purtroppo dipende proprio dal ministero della Salute. Alcune aziende, quelle più astute, l'hanno già capito e se ne approfittano.
I produttori notificano al ministero della Salute italiano un prezzo artificialmente alto. E gli accertamenti? E le differenze di costo per produzione? Una produzione artigianale sicuramente non avrà gli stessi costi e gli stessi ingredienti di una produzione industriale. É giusto fare campagne sulla prevenzione delle malattie cardiovascolari o malattie come il diabete e altre dettate dallo stile di vita di ognuno di noi per poi non effettuare un controllo sui prodotti che il Ministero eroga a noi celiaci?
Cosa sta succedendo al mercato dei prodotti senza glutine? Questo mercato in Italia non é più sostenibile perché non c'è mai stato un controllo. Ora che le aziende del settore alimentare si sono affacciate al mondo senza glutine, noi consumatori ci siamo accorti di quanto i prezzi dei prodotti erogabili non siano giustificati.
Qual è la soluzione? Togliere i buoni? Dare delle linee guida alle aziende per la notifica? Tornare a fornire solo pasta, pane e biscotti e il resto lo compriamo? Perché negli altri Stati esiste un mercato libero e in Italia no? Perché non c'è un aiuto ai negozi specializzati che si impegnano ad avere una vasta gamma di referenze senza tutele: acquistano i prodotti direttamente delle aziende pagandoli subito e poi sono costretti ad aspettare per mesi il rimborso da parte del Ministero senza avere gli strumenti per affrontare il mercato.
Risulta evidente a tutti che la situazione attuale non è sostenibile. Sono questioni che noi celiaci abbiamo sollevato più volte e spero che questa mia lettera aperta possa smuovere ulteriormente le acque (se mai ce ne fosse ancora bisogno) e farci avere le risposte che da tanto tempo aspettiamo.
Mariapia Gandossi
Event manager di Gluten Free Expo
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Caro Ministro Lorenzin,
giustamente Lei non può sapere chi Le scrive quindi mi permetto di presentarmi. Sono Mariapia Gandossi, ho 29 anni e sono donna e celiaca proprio come Lei. Le scrivo perché ora come ora stanno uscendo articoli, servizi e indagini sui prodotti senza glutine e mi chiedo quale sia la Sua posizione ufficiale sull'argomento.
Dov'è la sua smentita o conferma ai servizi andati in onda? I prodotti senza glutine sono sulla bocca di tutti: prezzi troppo alti, troppe “schifezze” nei prodotti, i celiaci sono accusati di avere una dieta poco sana. Ma questo da chi dipende? Purtroppo dipende proprio dal ministero della Salute. Alcune aziende, quelle più astute, l'hanno già capito e se ne approfittano.
I produttori notificano al ministero della Salute italiano un prezzo artificialmente alto. E gli accertamenti? E le differenze di costo per produzione? Una produzione artigianale sicuramente non avrà gli stessi costi e gli stessi ingredienti di una produzione industriale. É giusto fare campagne sulla prevenzione delle malattie cardiovascolari o malattie come il diabete e altre dettate dallo stile di vita di ognuno di noi per poi non effettuare un controllo sui prodotti che il Ministero eroga a noi celiaci?
Cosa sta succedendo al mercato dei prodotti senza glutine? Questo mercato in Italia non é più sostenibile perché non c'è mai stato un controllo. Ora che le aziende del settore alimentare si sono affacciate al mondo senza glutine, noi consumatori ci siamo accorti di quanto i prezzi dei prodotti erogabili non siano giustificati.
Qual è la soluzione? Togliere i buoni? Dare delle linee guida alle aziende per la notifica? Tornare a fornire solo pasta, pane e biscotti e il resto lo compriamo? Perché negli altri Stati esiste un mercato libero e in Italia no? Perché non c'è un aiuto ai negozi specializzati che si impegnano ad avere una vasta gamma di referenze senza tutele: acquistano i prodotti direttamente delle aziende pagandoli subito e poi sono costretti ad aspettare per mesi il rimborso da parte del Ministero senza avere gli strumenti per affrontare il mercato.
Risulta evidente a tutti che la situazione attuale non è sostenibile. Sono questioni che noi celiaci abbiamo sollevato più volte e spero che questa mia lettera aperta possa smuovere ulteriormente le acque (se mai ce ne fosse ancora bisogno) e farci avere le risposte che da tanto tempo aspettiamo.
Mariapia Gandossi
Event manager di Gluten Free Expo
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