Il rapporto tra cibo e salute, antico ma sempre attuale
Scorrendo i libri di scienza dell’alimentazione, leggiamo che già nell’antichità e nel Medioevo esistevano manuali di dietetica. Molti consigli degli esperti di allora sono tuttora patrimonio della medicina regolare
Prendono sempre più spazio anche sui mass media le teorie vegane o macrobiotiche, ma dicono davvero qualcosa di nuovo sul rapporto tra cibo e salute? Certamente la dietologia ha fatto passi da gigante, ma antiche raccomandazioni sono valide ancora oggi.
Il fatto è che, scorrendo i libri di scienza dell’alimentazione, leggiamo che già nell’antichità e nel Medioevo esistevano diffusi manuali di dietetica. Molti consigli degli esperti di allora sono tuttora patrimonio della medicina regolare. Il medico greco Antimo (V secolo d.C.) raccomandava che gli alimenti fossero ben cotti, così da essere più facilmente digeribili, e consigliava di mangiare carni crude se la necessità lo richiedeva, ma sempre con parsimonia.

Già ai tempi di Carlo Magno si sapeva che l’eccessivo consumo di carne causasse la gotta: lo stesso Imperatore ne fu colpito e quindi invitato a mangiare meno selvaggina allo spiedo. Così come già allora le uova ed un buon bicchiere di vino venivano indicati come energetici in stati di debilitazione e per il recupero della salute.
Il cibo dunque come antica medicina. Da questa riflessione possiamo trarre due messaggi. Il primo è per gli addetti ai lavori, cuochi e ristoratori: fare attenzione all’acquisto delle materie prime e dare ai consumatori, direttamente per iscritto sul menu, il massimo di informazioni sulla provenienza del cibo servito.
Il secondo messaggio riguarda tutti, quando si va a fare la spesa. In una crisi globalizzata che tende al ribasso dei costi e quindi mette a dura prova la qualità vera anche dei cibi, si scelga con attenzione il produttore che dà più garanzie: costerà un po’ di più, ma - se non si è davvero costretti al primo prezzo - vale la pena mettere nello stomaco i cibi più genuini e salutari.
Il fatto è che, scorrendo i libri di scienza dell’alimentazione, leggiamo che già nell’antichità e nel Medioevo esistevano diffusi manuali di dietetica. Molti consigli degli esperti di allora sono tuttora patrimonio della medicina regolare. Il medico greco Antimo (V secolo d.C.) raccomandava che gli alimenti fossero ben cotti, così da essere più facilmente digeribili, e consigliava di mangiare carni crude se la necessità lo richiedeva, ma sempre con parsimonia.

Già ai tempi di Carlo Magno si sapeva che l’eccessivo consumo di carne causasse la gotta: lo stesso Imperatore ne fu colpito e quindi invitato a mangiare meno selvaggina allo spiedo. Così come già allora le uova ed un buon bicchiere di vino venivano indicati come energetici in stati di debilitazione e per il recupero della salute.
Il cibo dunque come antica medicina. Da questa riflessione possiamo trarre due messaggi. Il primo è per gli addetti ai lavori, cuochi e ristoratori: fare attenzione all’acquisto delle materie prime e dare ai consumatori, direttamente per iscritto sul menu, il massimo di informazioni sulla provenienza del cibo servito.
Il secondo messaggio riguarda tutti, quando si va a fare la spesa. In una crisi globalizzata che tende al ribasso dei costi e quindi mette a dura prova la qualità vera anche dei cibi, si scelga con attenzione il produttore che dà più garanzie: costerà un po’ di più, ma - se non si è davvero costretti al primo prezzo - vale la pena mettere nello stomaco i cibi più genuini e salutari.


