Una patologia quale è il diabete, sempre diffusa nelle nostre società, viene affrontata dalle persone affette in maniera molto diversa. Quando normalmente, per un qualsiasi malanno, si tende a rivolgersi al proprio medico, per il diabete sembra dare più sicurezza il motore di ricerca Google. Interessanti punti di vista su come coloro che sono affetti da diabete gestiscono il problema e su quali siano effettivamente le conseguenze di una tale patologia sono qui di seguito riprese da un articolo di Humanitasalute, ampliato dalle osservazioni mediche del dottor Cesare Berra, responsabile della Sezione Malattie Metaboliche di Humanitas.





Dubbi sul diabete? Risponde Google. Chi è affetto da diabete usa come fonte d’informazione più il web che il proprio medico di famiglia. Più del 20% dei pazienti si rivolge principalmente a Internet, mentre solo 9 su 100 bussano alla porta del proprio medico di fiducia. In cima alla classifica resta però lo specialista, il diabetologo, la vera figura di riferimento per il 61% delle persone con diabete.

I numeri arrivano dal Diabetes web report 2015 che ha monitorato i comportamenti delle persone diabetiche in rete, tra motori di ricerca, siti d’informazione specializzata e social network. Proprio nell’ambito della salute, come dimostrano le statistiche di Google, il diabete è la patologia più cliccata sul web. La rilevazione ha coinvolto 810 medici di diversa specializzazione che trattano la malattia diabetica e 505 pazienti. Sul web le ricerche si concentrano in particolare sui prodotti per la cura, alimentazione, stile di vita e attività delle associazioni. Come ammettono i medici, inoltre, durante la visita 1 paziente su 6 riferisce le informazioni apprese online.

Il diabete colpisce circa 4 milioni di persone
Tuttavia i medici interpellati hanno un’opinione non del tutto negativa su queste abitudini: per quasi 6 medici su 10 Internet può essere utile, ma serve il supporto di un professionista. Il 26% dichiara comunque una crescente diffidenza per l’elevato rischio di confusione che può generare nel paziente e solo per il 16% dei medici è uno strumento molto utile per migliorare lo stile di vita.

«Onestamente - afferma il dottor Cesare Berra - non sono d’accordo con questi dati. Premesso che il diabete è una patologia cronica che colpisce in Italia circa 4 milioni di individui e che rappresenta ancora un’importante causa di mortalità e di morbilità, non possiamo pensare che Internet rappresenti un punto di riferimento».

Per l’informazione sul diabete indispensabile il ruolo dei medici
«I punti saldi devono rimanere i medici di medicina generale sul territorio - prosegue l'esperto - e gli specialisti diabetologi. Poi che la maggiore informazione possa portare a una migliore consapevolezza della patologia ben venga, ma solo se guidata da siti autorizzati e specialistici. Purtroppo sul web c’è ormai di tutto e alcune cose possono essere anche pericolose. Spesso ci capita in ambulatorio di incontrare soggetti che richiedono alcune terapie non adatte alla loro tipologia di malattia o che sono in fase sperimentale o addirittura inesistenti: la ricerca della “bacchetta magica” che possa sostituire un percorso educazionale anche complesso e impegnativo basato su stile di vita adeguato, assunzione corretta di farmaci, a volte anche numerosi, non è sicuramente la strada migliore».

«La nostra popolazione diabetica - conclude lo specialista di Humanitas - sta diventando sempre più anziana (e anche più longeva grazie anche agli sforzi dei clinici e della farmaceutica) quindi forse meno confidente con il mezzo informatico. Il confronto diretto con il professionista è indispensabile, sia esso medico di medicina generale o specialista, per ogni minimo dubbio. Inoltre nei centri specializzati (e noi lo siamo) abbiamo a disposizione ogni tipo di terapia innovativa e di tecnologia avanzata per la cura della malattia metabolica, e viene proposta ai soggetti che se ne potrebbero giovare. Quindi ben venga l’informazione corretta da qualsiasi fonte ma attenzione alle fonti che si consultano».