L'intolleranza al lattosio colpisce il 70% della popolazione mondiale
La diagnosi di intolleranza al lattosio, si può fare sin dai primi giorni di vita, grazie alle nuove procedure diagnostiche; i vantaggi del risultato corrispondono a benefici in termini di salute da parte del paziente
Il latte è un componente fondamentale della dieta dei Paesi occidentali e la sua tollerabilità da parte dei diversi individui non è assoluta. Alcuni soggetti suscettibili dopo l’introduzione di latte, in forme diverse, lamentano la comparsa di sintomi addominali che scompaiono con l’astensione dall’assunzione dell’alimento stesso e la cui intensità generalmente varia in funzione della quantità di latte assunto configurando il quadro di intolleranza al lattosio o deficit di lattasi, l’enzima che serve alla digestione del lattosio stesso.

Il 70% della popolazione mondiale circa ne sarebbe interessato con un minimo nel Nord Europa (prevalenza del 5% in Gran Bretagna) ed un massimo del 100% in alcune isolate comunità asiatiche. L’Italia si collocherebbe in una fascia di prevalenza compresa tra il 50% delle regioni settentrionali e il 70% della Sicilia. Fisiologicamente l’attività dell’enzima lattasi compare intorno all’ottava settimana di gestazione per raggiungere il picco intorno alla 34ª settimana a cui segue il progressivo calo con una persistenza di funzione pienamente efficace solo nel 30% della popolazione mondiale.
Nel corso della vita, quindi, l’individuo sarebbe destinato a perdere una parte di funzionalità dell’enzima lattasi (80-90% di perdita di attività in Cina e Giappone entro i 3 o 4 anni mentre in Inghilterra il calo si manifesterebbe intorno ai 18-20 anni) in un modo direttamente influenzato dall’apporto di latticini nella dieta; più essi sono importanti nella alimentazione quotidiana e più tardi, in termini di età, e meno frequentemente, in termini di prevalenza, si manifesti il problema.
Clinicamente il sospetto di intolleranza al lattosio può essere posto in caso di presenza di uno o più dei seguenti sintomi:

Il 70% della popolazione mondiale circa ne sarebbe interessato con un minimo nel Nord Europa (prevalenza del 5% in Gran Bretagna) ed un massimo del 100% in alcune isolate comunità asiatiche. L’Italia si collocherebbe in una fascia di prevalenza compresa tra il 50% delle regioni settentrionali e il 70% della Sicilia. Fisiologicamente l’attività dell’enzima lattasi compare intorno all’ottava settimana di gestazione per raggiungere il picco intorno alla 34ª settimana a cui segue il progressivo calo con una persistenza di funzione pienamente efficace solo nel 30% della popolazione mondiale.
Nel corso della vita, quindi, l’individuo sarebbe destinato a perdere una parte di funzionalità dell’enzima lattasi (80-90% di perdita di attività in Cina e Giappone entro i 3 o 4 anni mentre in Inghilterra il calo si manifesterebbe intorno ai 18-20 anni) in un modo direttamente influenzato dall’apporto di latticini nella dieta; più essi sono importanti nella alimentazione quotidiana e più tardi, in termini di età, e meno frequentemente, in termini di prevalenza, si manifesti il problema.
Clinicamente il sospetto di intolleranza al lattosio può essere posto in caso di presenza di uno o più dei seguenti sintomi:
- Dolore Addominale
- Diarrea
- Nausea
- Flatulenza
- Crampi Addominali
- Gonfiore, variabile in funzione della concentrazione di lattosio nell’alimento introdotto, della quantità di alimento contenente lattosio introdotto, e dell’attività di lattasi residua presente nel soggetto.
- Stitichezza, che raramente può essere il sintomo di presentazione e causata del metano prodotto dalla fermentazione del lattosio ingerito.


