La dermatite allergica è un problema della pelle sempre più diffuso. Con i moltissimi casi giunti all’attenzione delle unità mediche di competenza, sono sempre di più gli allergeni che vengono registrati e studiati, cause di questi disagi. Molti di essi sono ritrovabili in precisi contesti lavorativi. Un’analisi dettagliata della situazione ci è fornita dal professor Marcello Monti, responsabile di dermatologia all’ospedale di Humanitas, il cui pensiero è di seguito riportato, tratto dal sito humanitasalute.



La dermatite allergica è una malattia della pelle che può colpire anche al lavoro. Questo perché in molte professioni si entra in contatto con sostanze chimiche in grado di scatenare una reazione allergica. Sono circa 600 i casi di dermatiti professionali denunciati ogni anno, un numero forse sottostimato dice la Sidapa, la Società italiana di dermatologia allergologica professionale e ambientale. Un fenomeno imputabile anche all’alto numero di nuovi allergeni scoperti di recente: ben 172 da otto anni a questa parte, di cui 119 correlati a dermatiti in ambiente lavorativo.

Ogni anno sono poco meno di 20 i nuovi allergeni individuati dagli studi scientifici, il 40% sono sostanze comuni in ambiente lavorativo e un terzo rientra nella lista degli ingredienti usati nella cosmetica. Sono questi alcuni dei dati emersi nel corso dell’ultimo congresso della Sidapa dedicato anche alle dermatiti professionali.

Nuovi allergeni scoperti quando vengono riferiti casi di dermatite
«Con il boom dell’industria chimica - dice il professor Marcello Monti - questa tendenza è destinata probabilmente a proseguire. Tra le migliaia di nuovi composti chimici prodotti dall’industria e poi messi in commercio alcuni possono essere sensibilizzanti o contenere allergeni. Ma queste caratteristiche emergeranno solo dopo che l’uomo sarà entrato in contatto con queste sostanze».

«Da circa 10 anni a questa parte infatti - prosegue l'esperto - dopo aver giustamente eliminato i test sugli animali, non si è in grado di capire se un nuovo composto chimico possa provocare reazioni allergiche nell’uomo, lo si capisce solo quando vengono riferiti episodi di dermatite».

Tante le professioni a rischio dermatite allergica
Tra i prodotti sotto accusa, come accennato, ci sono in particolare quelli usati in ambito cosmetico e per la cura del corpo: dalle tinture per capelli agli smalti per unghie alle cere depilatorie. Ma stanno emergendo anche nuove professioni “a rischio”: falegnami e idraulici per via di colle e resine, ma persino i tabaccai a causa delle polveri del gratta e vinci, e il personale sanitario per via delle polveri che si depositano sulla pelle toccando le pillole.

«A differenza di chi lavora direttamente nell’industria chimica - sottolinea lo specialista - adeguatamente protetto con occhiali, guanti, camici e mascherine, chi usa questi prodotti spesso non si protegge, e sono proprio loro le persone più esposte. E se in alcuni casi non ci si protegge per superficialità, in altri casi non lo si fa perché proteggersi, ad esempio indossando dei guanti, può ostacolare l’attività lavorativa».

Come riconoscere una dermatite?
«La dermatite fa la sua comparsa - conclude il professor Monti - con prurito e arrossamento. Per avere una diagnosi certa e per individuare l’allergene responsabile il paziente deve rivolgersi a un dermatologo. Si sottoporrà dunque ai “patch-test” o test epicutanei e una volta identificato l’allergene verranno prese le misure più idonee per limitare il contatto con le sostanze che causano dermatite. Grazie a questi presidi è possibile controllare il rischio che la dermatite si cronicizzi, dunque non c’è motivo di preoccuparsi eccessivamente».