Carni rosse, solo il troppo stroppia. In Italia il consumo è moderato
L’Oms ha inserito la carne rossa e i vari insaccati nella lista nera dei cancerogeni. Ma ciò che fa la differenza sono le quantità consumate. Nella media italiana, siamo molto lontani da questi eccessi
Da alcuni giorni imperversa il dibatitto sulla nocività delle carni rosse per la salute, e in seguto alla decisione dell’Oms di inserirle nel novero degli alimenti potenzialmente cancerogeni si è immediatamente scatenata una sorta di "isteria" collettiva. Ma gli studi dell’Organizzazione mondiale della sanità su carni rosse e processate si riferiscono a consumi quotidiani e a quantitativi lontani dai consumi medi italiani, oltre che a metodi di produzione che non riguardano l’Italia.
Il rischio è legato agli eccessi. In una dieta variata il consumo di carne rossa una volta alla settimana, scelta fra i tagli con meno grassi ed alternata ad altre fonti proteiche, non espone a rischi. Lo spiega Manuela Pastore, dietista dell’Unità operativa di endocrinologia dell'Istituto Clinico Humanitas. Riportiamo il seguente articolo dal sito Humanitasalute.it.

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Bacon, prosciutto e salsicce cancerogeni, carne rossa “probabilmente” cancerogena. Con la decisione dell’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) di inserire carni processate e carni rosse nelle liste delle sostanza cancerogene a vario titolo, è arrivato il momento di rivedere la propria dieta? Secondo l’organizzazione il rischio di tumore al colon-retto sale del 18% circa per ogni 50 grammi di carne processata consumata al giorno. Per le carni rosse la “soglia” è maggiore: 100 grammi al giorno, anche se è necessario sottolineare che per questo tipo di carne l’associazione con il tumore al colon-retto è meno diretta: non c’è un rapporto di causa-effetto perché le prove a sostegno di questa correlazione sono più limitate. Se lo si dovesse dimostrare, allora si potrebbe parlare di un aumento di rischio del 17% per ogni etto al giorno.
Dal momento che l’Oms parla di quantità, è a queste che bisogna guardare. In una dieta equilibrata deve trovare spazio anche la carne rossa? E quanta? A rispondere è la dottoressa Manuela Pastore, dietista dell’ospedale Humanitas.
Che ruolo ha la carne rossa in una dieta sana ed equilibrata?
«È una valida fonte di proteine, aminoacidi essenziali, ferro e vitamina B12. Ma è anche fonte di grassi saturi e colesterolo, soprattutto i tagli più grassi. Il contenuto in grasso della carne varia a seconda della specie, dell’età, della dieta e della tecnica di allevamento dell’animale e dal taglio di carne».
Dopo la decisione dell’Oms c’è un motivo fondato per escludere il consumo di carni processate o solo di contenerlo?
«I dati dell’Oms non si riferiscono solo al consumo di carni rosse ma soprattutto al consumo di carni “lavorate“: salate, essiccate, fermentate, affumicate, trattate con conservanti per migliorarne il sapore o la conservazione. Gli studi si riferiscono a consumi quotidiani e a quantitativi lontani dai consumi medi italiani e a metodi di produzione che non riguardano l’Italia. Il rischio è legato agli eccessi. In una dieta variata il consumo di carne rossa una volta alla settimana, scelta fra i tagli con meno grassi ed alternata ad altre fonti proteiche, non espone a rischi».
Meglio consumare carne rossa con cotture più sane?
«La carne deve essere cotta utilizzando pentole antiaderenti o il forno ed evitando alte temperature. La cottura alla griglia, alla piastra o nei grill elettrici prevede di norma una cottura “asciutta” e ad altissime temperature che può portare alla formazione di sostanze cancerogene. Specialmente quando si grigliano carni o altri alimenti ricchi di grassi, il rischio aumenta perché il grasso, bruciando sulla griglia o sulla piastra, genera fumo dando luogo ad altri composti pericolosi come gli idrocarboni policiclici aromatici».
Questa decisione segna indirettamente un punto in favore di carni bianche e pesce?
«Le linee guida per una sana alimentazione che sono rappresentate dai Larn Italiani (livelli di assunzioni raccomandati di nutrienti ed energia) raccomandano da sempre la varietà nelle scelte e l’importanza di preferire carni bianche e pesce a carni rosse e insaccati».
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Il rischio è legato agli eccessi. In una dieta variata il consumo di carne rossa una volta alla settimana, scelta fra i tagli con meno grassi ed alternata ad altre fonti proteiche, non espone a rischi. Lo spiega Manuela Pastore, dietista dell’Unità operativa di endocrinologia dell'Istituto Clinico Humanitas. Riportiamo il seguente articolo dal sito Humanitasalute.it.

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Bacon, prosciutto e salsicce cancerogeni, carne rossa “probabilmente” cancerogena. Con la decisione dell’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) di inserire carni processate e carni rosse nelle liste delle sostanza cancerogene a vario titolo, è arrivato il momento di rivedere la propria dieta? Secondo l’organizzazione il rischio di tumore al colon-retto sale del 18% circa per ogni 50 grammi di carne processata consumata al giorno. Per le carni rosse la “soglia” è maggiore: 100 grammi al giorno, anche se è necessario sottolineare che per questo tipo di carne l’associazione con il tumore al colon-retto è meno diretta: non c’è un rapporto di causa-effetto perché le prove a sostegno di questa correlazione sono più limitate. Se lo si dovesse dimostrare, allora si potrebbe parlare di un aumento di rischio del 17% per ogni etto al giorno.
Dal momento che l’Oms parla di quantità, è a queste che bisogna guardare. In una dieta equilibrata deve trovare spazio anche la carne rossa? E quanta? A rispondere è la dottoressa Manuela Pastore, dietista dell’ospedale Humanitas.
Che ruolo ha la carne rossa in una dieta sana ed equilibrata?
«È una valida fonte di proteine, aminoacidi essenziali, ferro e vitamina B12. Ma è anche fonte di grassi saturi e colesterolo, soprattutto i tagli più grassi. Il contenuto in grasso della carne varia a seconda della specie, dell’età, della dieta e della tecnica di allevamento dell’animale e dal taglio di carne».
Dopo la decisione dell’Oms c’è un motivo fondato per escludere il consumo di carni processate o solo di contenerlo?
«I dati dell’Oms non si riferiscono solo al consumo di carni rosse ma soprattutto al consumo di carni “lavorate“: salate, essiccate, fermentate, affumicate, trattate con conservanti per migliorarne il sapore o la conservazione. Gli studi si riferiscono a consumi quotidiani e a quantitativi lontani dai consumi medi italiani e a metodi di produzione che non riguardano l’Italia. Il rischio è legato agli eccessi. In una dieta variata il consumo di carne rossa una volta alla settimana, scelta fra i tagli con meno grassi ed alternata ad altre fonti proteiche, non espone a rischi».
Meglio consumare carne rossa con cotture più sane?
«La carne deve essere cotta utilizzando pentole antiaderenti o il forno ed evitando alte temperature. La cottura alla griglia, alla piastra o nei grill elettrici prevede di norma una cottura “asciutta” e ad altissime temperature che può portare alla formazione di sostanze cancerogene. Specialmente quando si grigliano carni o altri alimenti ricchi di grassi, il rischio aumenta perché il grasso, bruciando sulla griglia o sulla piastra, genera fumo dando luogo ad altri composti pericolosi come gli idrocarboni policiclici aromatici».
Questa decisione segna indirettamente un punto in favore di carni bianche e pesce?
«Le linee guida per una sana alimentazione che sono rappresentate dai Larn Italiani (livelli di assunzioni raccomandati di nutrienti ed energia) raccomandano da sempre la varietà nelle scelte e l’importanza di preferire carni bianche e pesce a carni rosse e insaccati».
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