Mangiare sano e allontanare il rischio “obesità” sono priorità sempre più sentite all’interno di una società come la nostra, sempre in evoluzione, frenetica, ma con il bisogno di prendersi cura di sé. Ma qual è il primo trucco per mantenere un peso forma ideale? Prediligere i pasti a casa propria piuttosto che al ristorante. Sono due studi ad essere incorsi in questa curiosa conclusione, la quale però rispecchia in maniera precisa diverse abitudini alimentari e le conseguenze che hanno sull'organismo.



Da una ricerca svuolta dalla City University of New York, pubblicata sull’International Journal of Obesity, su un campione di 8mila persone risulta chiaro come i pasti consumati durante la giornata tra le mura di casa, dalla colazione al pranzo fino alla cena, aiutino a mantenere un’alimentazione più regolare. Differentemente, frequentando spesso ristoranti e trattorie, si rischia di mangiare non solo troppo, ma anche in maniera disomogenea, eccedendo nell’apporto di grassi, carboidrati e calorie “vuote” ed escludendo invece vitamine e minerali. Peso ed equilibrio nutrizionale dell’organismo ne risentono.

Coloro infatti che prediligono il pasto fuori casa durante la settimana spesso risultano carenti di determinati elementi quali vitamine C ed E o minerali come calcio e magnesio, facilmente assimilabili in una dieta alimentare ben congegnata tra le mura di casa. La ragione di questa differenza è spiegata direttamente da coloro che si sono occupati di questa ricerca. «I piatti dei menu dei ristoranti - osserva Ashima Kant, coordinatrice dello studio - sono spesso più calorici, ricchi di grassi e sale di quelli cucinati a casa propria; le porzioni possono essere più grandi, e fuori casa si tende a non abbondare in frutta, verdura e cereali integrali. Le conseguenze si fanno sentire soprattutto nelle donne e in chi ha superato i cinquant’anni».

Questa tendenza è sempre più reale e comune, visto l’aumento evidente di coloro che, dagli anni settanta, sono più abituati a mangiare in bar e ristoranti. Bisogna comunque aggiungere delle precisazioni importanti. «Naturalmente - spiega Kant - non bisogna demonizzare ristoranti, bar e mense. I nostri dati sottolineano però che se si deve mangiare spesso fuori casa è essenziale fare particolare attenzione alle proprie scelte, leggendo con cura i menu e cercando di variare i piatti: sì ad esempio alle mezze porzioni, evitando salse caloriche e cotture poco salutari come le fritture, e preferendo la frutta come dessert. L’obiettivo è un’alimentazione bilanciata, che fornisca tutti i nutrienti necessari».

I dati fornitici da questa prima ricerca sono confermati e riscontrabili in un’indagine da poco apparsa su Public Health Nutrition, la quale analizza le abitudini alimentari di oltre 9mila persone. Julia Wolfson, della Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health, confrontando i diversi apporti nutrizionali del campione considerato, ha notato come in media siano 200 le calorie e ben una ventina i grammi di zuccheri in eccedenza in coloro che mangiano spesso fuori.

«Cucinare a casa sei o sette sere a settimana - spiega Wolfson - significa introdurre meno carboidrati, zuccheri e grassi rispetto a chi non ha l’abitudine di stare ai fornelli o lo fa poche volte. Non solo, chi ama cucinare utilizza meno i piatti pronti o surgelati e, quando esce a cena, preferisce i buoni ristoranti al cibo di scarsa qualità».

È vero, non sempre si ha il tempo necessario di cimentarsi con nuove ricette e piatti “rivoluzionari”. Tuttavia, grazie anche al proliferare di corsi di cucina tra libri e televisione, può essere più facile riprendere la strada di un’alimentazione sana e corretta, varia, in grado di fornire i giusti contributi calorici e nutrizionali, grazie anche all’utilizzo di elementi freschi, direttamente in casa propria. «Potrebbe essere l’occasione - conclude Julia Wolfson - per avvicinarsi a pentole e padelle e scoprire che preparare un buon piatto è più semplice, economico e veloce di quanto si pensi».