Il cibo sano previene il tumore al seno. Ecco i consigli di Paolo Veronesi
Paolo Veronesi, presidente della Fondazione Umberto Veronesi, spiega che la corretta alimentazione diminuisce il rischio di tumore al seno. Tra i suoi suggerimenti: mangiare meno carne rossa, più pesce e legumi.
Impegnato in prima linea nella ricerca per la cura e prevenzione del tumore al seno Paolo Veronesi (nella foto), presidente della Fondazione Umberto Veronesi, direttore della divisione di Senologia dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano e professore associato di chirurgia generale dell’Università degli Studi di Milano, continua con grande dedizione e passione il lavoro iniziato da suo padre, Umberto Veronesi. La fondazione Veronesi infatti aderisce alla campagna internazionale dedicata per l’intero mese di ottobre alla prevenzione del tumore al seno con il progetto “Pink is Good”, attraverso cui realizzerà un’intensa attività di sensibilizzazione rivolta alle donne e finanzierà dieci borse di studio per ricercatori specializzati nel cancro alla mammella che lavorano nei migliori centri italiani.
Il cancro alla mammella è la neoplasia femminile più diffusa che in Italia colpisce oltre 42mila donne all’anno. Grazie alla ricerca scientifica negli ultimi vent’anni le guarigioni sono raddoppiate, raggiungendo oggi il 90% dei casi, ma Paolo Veronesi ha una sfida, raggiungere il 99%.
Professor Veronesi, nel mese dedicato alla prevenzione del tumore al seno, ci spiega l'importanza dell’alimentazione?
La dieta è fondamentale per ridurre o allontanare il rischio di insorgenza di molte patologie oncologiche, e dunque anche del tumore del seno. L’alimentazione sana va intesa come una “terapia farmacologica” naturale, da seguire quotidianamente e costantemente, affiancandola ad un corretto stile di vita.
Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, il 40% circa dei 10 milioni di persone che ogni anno si ammalano di cancro in tutto il mondo avrebbe potuto evitare o allontanare il rischio di malattia, se avesse seguito una alimentazione sana, riuscendo a ridurre l’incidenza del tumore addirittura del 30%. Gli alimenti in quanto tali non sono direttamente la causa di tumori, ma l’abitudine all’assunzione di quantità eccessive, l’associazione poco favorevole di determinati cibi o le errate metodologie di cottura possono trasformare un alimento “buono” in uno “cattivo”.
Le raccomandazioni dietetiche che consigliano il consumo quotidiano di almeno cinque porzioni di verdura e frutta, limitando invece l’assunzione di alimenti di origine animale, non sono sufficienti. Per mantenere l’organismo in salute recenti studi hanno evidenziato anche l’importanza di una drastica diminuzione dell’apporto calorico: ridurre in media il peso corporeo di circa il 7% incide in maniera significativa sul rischio cardiovascolare, tumorale e sulle possibilità di incorrere nel diabete di tipo 2.
Vive di più e meglio chi non mangia troppo e consuma cibi vegetali, i quali contengono diverse molecole protettive contro il tumore. In futuro saremo anche in grado di scegliere meglio i cibi che comporranno la nostra dieta, grazie alla nutrigenomica, la scienza che studia l'effetto degli alimenti sul Dna. Se questo si spezza e si altera, il rischio di malattia diventa molto alto, mentre se invece viene riparato, la prevenzione diventa massima e concreta.
Solo di recente è stato scoperto che a favorire o alterare e danneggiare questi processi contribuisce l’uso che facciamo di alcuni cibi, più o meno sapiente. Dunque scegliere il cibo con cognizione di causa, ha conseguenze dirette sullo stato del Dna, dei geni e quindi della salute.
Infine, per favorire ulteriormente la prevenzione, occorre fare attenzione anche ai procedimenti di cottura degli alimenti poiché, anch’essi possono influire sull’insorgenza di alcune tipologie di malattie: ad esempio friggere delle patate con del buon olio di oliva significa portare ad un’altissima temperatura un vegetale che non contiene nessun grasso capace di trasformarsi in pericolose molecole, mentre friggere delle uova, del pesce o della carne, ha effetto nocivo poiché i grassi contenuti in alta percentuale, idrogenandosi possono diventare potenziali agenti di rischio.

Privilegiamo quindi metodi di cottura leggeri - cibi al vapore, bolliti, stufati, al forno, cotti a microonde - contro alimenti fritti (nel cui procedimento di cottura si libera acroleina), alla brace (in cui si sprigiona benzopirene, una molecola altamente cancerogena) e cotti a pressione, perché l'alta temperatura cui l'alimento è sottoposto distrugge la vitamina C.
Per quale motivo il consumo di carne rossa è altamente sconsigliato a favore di pesce e legumi?
La ragione, a prescindere da una scelta etica, ha un fondamento scientifico: le più gravi malattie dell’era moderna, come i tumori, le malattie cardiovascolari, il diabete e l’obesità, sono legate ad un consumo eccessivo di cibi di origine animale, ad alto contenuto di grassi insaturi.
Il grasso animale, che di per sé non è pericoloso, veicola i residui dei pesticidi, erbicidi e fungicidi che si usano in agricoltura, che immessi nell’organismo si accumulano più facilmente nel tessuto adiposo, dove rimangono a lungo prima di essere smaltiti dall’organismo, esponendolo così a fattori tossici.
Da qui la stretta correlazione fra grassi animali e insorgenza di patologie tumorali. Il pesce, ricco di omega -3, grassi polinsaturi con un effetto antinfiammatorio, anticoagulante e antiproliferativo, la frutta e la verdura, che sono povere di grassi e ricche di fibre che agevolano il transito del cibo, riducendo il tempo di contatto di eventuali agenti cancerogeni presenti nella dieta quotidiana con la parete intestinale, vanno considerati scrigni di preziose sostanze come vitamine, antiossidanti, flavonoidi e isoflavoni.
Questi hanno una azione inibitoria della carcinogenesi, quindi contribuiscono a ridurre la proliferazione di cellule malate. Per assicurare quindi all’organismo un’adeguata protezione contro le più importanti patologie della modernità e i tumori la nostra dieta dovrebbe prevedere un abbondante consumo quotidiano di cibi di origine vegetale.Perché il consumo di sale può essere dannoso?
Il sale da cucina (cloruro di sodio) e il sale dei dadi (glutammato di sodio) sono ricchi di una molecola - il sodio, appunto - capace di causare all’organismo ritenzione idrica, affaticamento cardiaco e ipertensione. Il sale è troppo presente sulle nostre tavole e abusarne è facile perché, oltre a quello che normalmente si aggiunge durante la cottura, entra nell’organismo un quantitativo nascosto attraverso gli alimenti preconfezionati e industriali, quali cibi inscatolati o conservati, succhi di frutta, caramelle, salumi, biscotti, pane e così via, di cui sono molto ricchi.
Il suggerimento è quello di salare le pietanze il meno possibile nel corso della loro preparazione, favorendo un apporto contenuto di sodio il cui eccesso a lungo termine potrebbe influire sull’insorgenza anche di alcuni tipi di tumore, in particolare dello stomaco e del pancreas.
È vero che il consumo di latte bovino è da evitare nel caso dell'insorgere di un tumore al seno?
Una dieta prevalentemente a base di formaggio, latte e latticini potrebbe predisporre maggiormente all’insorgenza del cancro, non solo di quello del seno, a causa della possibile presenza nel latte vaccino e nei latticini di alcuni fattori di crescita, in particolare IGF1 e 2, utilizzati per stimolare lo sviluppo dei vitellini. Queste sostanze sono nocive per l’organismo ma le cellule maligne ne sono ghiotte e ne fanno grosse scorte. Una conferma della potenziale nocività del latte è attestata, ad esempio, dal basso numero di tumori fra gli orientali, che consumano pochi latticini a favore di alghe, soia, pesce e tè verde, che svolgono appunto una azione protettiva contro il tumore.
Quant'è importante il consumo di alimenti biologici rispetto a quelli tradizionali?
Consumare prodotti biologici sta diventando una “tendenza” della nostra tavola, spinta anche dal desiderio di assicurarsi prodotti migliori, più sani e naturali, dopo i recenti scandali agroalimentari. Tuttavia, anche nel caso di alimenti biologici, non è sempre garantita la certezza di acquistare prodotti di qualità. Spesso vengono spacciati per made in Italy prodotti che in realtà non sono tali, senza una garanzia della materia prima dei prodotti, dei processi di produzione e delle filiere di provenienza. Oggi oltre il 53% delle famiglie italiane consuma prodotti naturali e tradizionali, e poco più del 2% esclusivamente cibi da agricoltura biologica.
Tuttavia, perché un prodotto sia definito davvero tale, occorre che almeno il 95% degli ingredienti provenga da culture naturali, nelle quali si faccia basso uso di prodotti chimici di sintesi, quali fertilizzanti, pesticidi, additivi e medicinali e che gli organismi geneticamente modificati (Ogm) non siano entrati neppure accidentalmente nella catena alimentare biologica. Una rarità anche per i prodotti Doc. Ritengo quindi sia importante alternare prodotti tradizionali a prodotti bio, avendo cura di strutturare la dieta in modo completo, bilanciato e vario quale unica e primaria garanzia di salute.
Da quale età secondo lei è opportuno seguire queste regole alimentari?
Uno stile di vita alimentare sano va cominciato fin dalla più tenera età, se non addirittura nell’utero della mamma, la quale preoccupandosi della tutela della sua salute, salvaguardia di conseguenza anche quella del suo bambino. Sono inoltre favorevole anche a una dieta con alimenti di origine vegetale fin dallo svezzamento.
Vi sono evidenze scientifiche che una alimentazione priva di carne non può in alcun modo indebolire l’organismo, neanche quello dei più piccoli: nei primi mesi di vita un neonato quadruplica il suo peso nutrendosi esclusivamente di latte, ricavando poi le proteine, contenute nella carne, e gli altri nutrienti (vitamine, zuccheri, grassi e sali minerali) necessari allo sviluppo fisico e psichico, da legumi e da un regime alimentare a base vegetale completo e calibrato.
Perché è sconsigliato aumentare di peso nella prevenzione e cura nell’insorgere di questa malattia?
In letteratura si attesta che nei Paesi dell’Europa occidentale il sovrappeso è responsabile di circa il 10% dei casi di tumore al seno. Una indagine condotta dall’università di Washington ha dimostrato come il peso corporeo superiore alla norma, specie in età adolescenziale, rappresenti un importante fattore di rischio e come le donne obese o con problemi di linea da giovani abbiamo più probabilità di sviluppare malattie metaboliche o oncologiche.
Non è solo questione di prevenire il tumore: i più recenti studi hanno dimostrato che mantenere il peso forma, anche in caso di tumore del seno già in trattamento, preserva dal rischio di recidiva post chemioterapia. Pochi chili in eccesso acquisiti entro i due anni dal termine della terapia diventano un nemico insidioso, superiore a tutti gli altri effetti collaterali da trattamento - quali nausea, perdita di capelli, stanchezza o inappetenza - più temuti dalle donne.
Ci spiega perché anche l’attività fisica è fondamentale nella prevenzione?L’attività fisica, praticata regolarmente, può ridurre del 20-40% le probabilità di contrarre il tumore del seno. Il movimento favorisce infatti l’aumento di tutte le difese immunitarie del nostro organismo, stimolando anche l’attività delle cellule “natural killer”, così chiamate perché dotate di particolari proprietà immunologiche contro il tumore.
Sport e attività fisica inoltre stimolano l’aumento di anti-ossidanti endogeni, ossia di sostanze in grado di neutralizzare i radicali liberi, anch’essi responsabili dell’insorgenza di malattia.
In concreto sarebbero necessarie 20-25 ore di dispendio metabolico per ottenere un effetto benefico preventivo sul cancro, che si traducono in termini di pratica aerobica in circa 2,5 ore settimanali di esercizio fisico intenso (che produca cioè un aumento della respirazione e della sudorazione come avviene durante una corsa) o da 4 a 6 ore di attività fisica moderata (che produce un aumento della frequenza respiratoria e della sudorazione modesto, come durante le passeggiate a passo sostenuto). Una costante pratica fisica, oltre apportare benefici al sistema cardiovascolare e respiratorio, favorisce anche il miglioramento del sistema immunitario a difesa e/o prevenzione di alcune forme di tumore.
Per concludere parlando di prevenzione le chiediamo se ci saranno in futuro dei nuovi strumenti clinici per analizzare precocemente un’eventuale predisposizione al tumore al seno?
La medicina della prevenzione è e sarà rivolta allo studio della natura molecolare del tumore per arrivare a comprendere la funzionalità e l’interazione dei geni. Infatti, se è vero che la maggior parte dei tumori hanno origine sporadica, si manifestano cioè senza nessun tipo di legame con la trasmissione ereditaria dei geni, rendendone più difficile la prevenzione, in alcuni casi (all’incirca nel 10% di tutti i tumori) vi è una componente ereditaria, legata alla trasmissione da parte dei genitori di un gene mutato, il BRCA1 o BRCA2.
Per valutare il rischio di insorgenza della malattia nelle donne appartenenti a famiglie con elevato numero di tumori della mammella o dell’ovaio, sono stati messi a punto alcuni test genetici, metodiche complesse in grado di stimare attraverso un prelievo di sangue dal quale verrà estratto il Dna, una possibile mutazione.
In relazione al risultato positivo o negativo di quest’ultimo, sarà possibile creare un piano di prevenzione individuale basato su controlli più frequenti e attenti che permetteranno di gestire al meglio il rischio e di individuare un eventuale tumore nelle sue fasi più precoci. I test genetici, proprio per la specificità e l’individuazione di casi a rischio, vanno eseguiti solo in caso di reale necessità, dopo una consulenza con il genetista o il medico.


