Funghi, protagonisti dei piatti autunnali. Meglio però consumarli con cautela
L'autunno è la stagione migliore per raccogliere i funghi e farne delle gustose ricette; le intossicazioni alimentari sono però dietro l'angolo, data la non commestibilità di alcuni funghi. Ecco il parere di un esperto
Il clima autunnale è l’ideale per raccogliere i funghi, che diventano tra gli ingredienti protagonisti delle ricette di questo periodo. Gli appassionato che si avventurano nei boschi alla ricerca di funghi sono sempre di più, e questo è un dato senza dubbio positivo; bisogna però essere cauti nel consumo, in quanto molte intossicazioni alimentari sono causate da questo alimento, di cui non sempre è accertata la commestibilità.Le regole del ministero della Salute sono chiare:
- Non consumare funghi non controllati da un vero micologo. Ci si può rivolgere alle Asl, il servizio è gratuito.
- Consumarne quantità moderate.
- Non somministrarne ai bambini.
- Non ingerirne in gravidanza.
- Consumare solo in perfetto stato di conservazione.
- Consumare i funghi ben cotti e masticare correttamente.
- Sbollentare i funghi prima del congelamento e consumarli entro sei mesi.
- Non consumare funghi raccolti lungo le strade, vicino a centri industriali e coltivati (pesticidi).
- Non regalare i funghi raccolti, se non controllati da un micologo professionista.
- Nei funghi sottolio si può sviluppare la tossina botulinica.
Per capire come comportarsi nel caso in cui si siano mangiati funghi non commestibili, o cucinati nel modo sbagliato, riportiamo un’intervista di Humanitasalute.it a Stefano Ottolini, aiuto in medicina d'urgenza e medico di pronto soccorso in Humanitas.
Con quali sintomi si manifesta l’intossicazione da funghi?
Tra i sintomi più comuni, derivanti da un’intossicazione da funghi, rientrano: mal di testa, forti dolori addominali, nausea spesso accompagnata da vomito, diarrea ed eccessiva sudorazione. In caso di intossicazione da funghi, possono manifestarsi due quadri clinici differenti: sindromi a breve incubazione, con un tempo di latenza inferiore in genere alle sei ore e che rappresentano i casi meno gravi e a prognosi in genere del tutto favorevole e sindromi a lunga incubazione, che insorgono di norma dopo sei/dodici ore e non raramente anche dopo qualche giorno dall’ingestione. Queste ultime, sono le più pericolose per l’organismo poiché potrebbero creare danni anche irreversibili a organi quali fegato e rene.
Come comportarsi in caso di consumo di funghi non commestibili?
In primo luogo, è bene mantenere la calma e non farsi prendere dal panico (più facile a dirsi che a farsi). Sin dalla comparsa dei primi sintomi, è consigliabile recarsi immediatamente al pronto soccorso più vicino. Fornire ai medici soccorritori informazioni chiare e precise: tipo di fungo ingerito e quantità; tempo intercorso tra l’ingestione del fungo e la comparsa dei primi sintomi; bevanda assunta subito dopo dal soggetto. Se possibile, sarebbe opportuno portare con sé un campione del fungo potenzialmente velenoso, anche se cotto, oppure i residui gettati in pattume durante l’operazione di pulitura.
E che cosa, invece, non bisogna assolutamente fare?
Nel caso in cui, in seguito all’ingestione di funghi, si verificasse la comparsa di sintomi riconducibili a una possibile intossicazione, ci sono anche delle cose da non fare:
- evitare di bere bevande alcoliche; ma evitare di bere anche latte.
- non assumere farmaci (compresi quelli contro la diarrea, nel caso fosse presente, poiché si andrebbe a bloccare un meccanismo naturale di eliminazione delle tossine).
- non affidarsi a metodi casalinghi e terapie “fai da te”.

