Non servono diete impossibili, inutile aspirare a mete utopiche in fatto di girovita, l'ago della bilancia scende gradualmente con una "minidieta" che consiste nel ridurre di poco la nostra alimentazione, aumentando la consapevolezza di quel che mangiamo: infatti 250 calorie in meno al giorno significano circa 13 chili in meno in tre anni, la metà dei quali circa vengono persi nel primo anno di questa piccola rinuncia quotidiana. Davvero piccola perché 250 calorie al dì in meno equivalgono a uno snack, meno di un pacchetto di patatine che per esempio contiene una media di 400 calorie.

I consigli arrivano da Kevin Hall del National Institute of Diabetes and Digestive and Kidney Diseases, National Institutes of Health (NIH) presso Bethesda che ha sviluppato un modello online del peso corporeo per simulazioni online del peso corporeo e di come dimagrire nel tempo tenendo conto del proprio metabolismo e di altri fattori personali.

Il modello, che potrebbe divenire uno strumento di pianificazione per i medici (che potrebbero capire la dieta migliore per i propri pazienti e seguirli nel tempo per vederne i risultati), simula differenze fisiologiche tra persone, basate su sesso, età, altezza e peso di partenza e spiega perché alcune persone dimagriscono più rapidamente di altre a parità di dieta ed sport. «Lo strumento - spiega Hall intervistato dall'Ansa - si basa sulla modellizazione matematica dei cambiamenti metabolici che intervengono quando le persone cambiano dieta e regime di attività fisica. E' calibrato sulla base di dati desunti da studi fisiologici fatti su persone a dieta».

Il modello svela che la regola di ridurre di 500 calorie l'introito giornaliero per perdere mezzo chilo a settimana non paga a lungo termine perché ignora le modifiche del metabolismo corporeo e porta ad aspettative irrealistiche. Il modello, spiega Hall, è disponibile online al momento a scopo di ricerca (http://bwsimulator.niddk.nih.gov) e almeno per ora non è stato pensato per l'uso autonomo di chi vuole dimagrire, ma per medici che vogliano progettare diete personalizzate e programmi di dimagrimento per i loro pazienti e per seguirne nel tempo i progressi. Il modello dimostra anche che il corpo si adatta rapidamente a diversi tipi di dieta a parità di calorie (proteica, ipocalorica, a basso contenuto di grassi etc), portando nel breve periodo a un equivalente cambiamento nei grassi corporei. Inoltre mostra che il classico e fastidioso plateu (il dimagrimento che rallenta) cui spesso arriva il paziente dopo i primi mesi di dieta è in realtà dovuto agli "strappi alle regole" della dieta e non all'adattamento del corpo al nuovo regime. Se le persone seguono la dieta per bene, infatti, il rallentamento del dimagrimento arriva solo dopo diversi anni.

«L'implicazione principale del nostro studio - rileva Hall - é che le regole del dimagrimento usate in passato producono aspettative troppo ottimistiche perché non tengono conto dei cambiamenti metabolici che intervengono mentre si è a dieta. I nostri modelli tengono conto di questi cambiamenti e producono previsioni più accurate e realistiche di quanto una persona potrà dimagrire in un certo lasso di tempo».


Fonte: Ansa