Troppo sale e troppo poco potassio possono aumentare il rischio di morire. L'avvertenza proviene direttamente dai Centers for Disease Control and Prevention (Cdc) e sembra quasi una risposta al recente studio diffuso secondo cui ridurre le quantità di sale nella propria dieta non diminuirebbe i rischi cardiaci e le probabilità di andare incontro a una morte prematura.

Il nuovo studio dei Cdc, pubblicato sulla rivista Archives of Internal Medicine, si focalizza sulle ricerche che mostrano che una dieta ricca di sale e povera di potassio è particolarmente rischiosa. In particolare, si sono analizzati gli effetti a lungo termine del consumo di sale e potassio nell'arco di uno studio di 15 anni a cui hanno partecipato oltre 12mila volontari. Alla fine di questo periodo, 2.270 soggetti erano morti, 825 dei quali in seguito a malattie cardiache e 433 a causa di ictus e coaguli sanguigni. Le persone che consumavano molto sale e poco potassio erano quelle a maggior rischio.

«Quelli che consumano molto sodio e poco potassio hanno il 50 per cento di probabilità in più di morire prematuramente e circa il 200% di probabilità in più di morire per un attacco di cuore, rispetto agli altri», ha spiegato Elena Kuklina dei Cdc.

Un maggiore incremento di potassio si ha consumando frutta fresca e vegetali come spinaci, carote, patate dolci, uva e banane. Secondo Kuklina, sono i cibi altamente processati, conservati e chimicamente trattati, a essere i più nocivi, perché la loro lavorazione tenderebbe proprio a ridurre il contenuto di potassio e innalzare quello di sodio.

«Sodio e potassio, fra loro, si bilanciano. Se il sodio alza la pressione, il potassio l'abbassa. Se il sodio incrementa la ritenzione idrica, il potassio svolge un'azione opposta. I due devono essere in perfetto equilibrio», conclude Kuklina.


Fonte: Agi