Frutta fresca ai bambini, sì o no? È guerra tra i pediatri italiani
L'allarme della Federazione dei medici pediatri - che in un depliant invita a non dare ai bambini frutta e creali perché conterrebbero troppi pesticidi ma solo prodotti industriali pensati per l'infanzia - ha scatenato un vespaio di polemiche tra le associazioni dei consumatori e tra i pediatri
Frutta fresca e cereali, non adatti ai bambini più piccoli: contengono tracce elevate di pesticidi. L'allarme lanciato dalla Federazione dei medici pediatri (Fimp), che in un depliant invita a non dare ai propri figli cibi convenzionali ma solo prodotti industriali pensati esplicitamente per l'infanzia (0-3 anni) ha scatenato un vespaio di polemiche tra le associazioni dei consumatori e tra gli stessi pediatri.

Secondo il Movimento Difesa del Cittadino dietro la locandina della Fimp si cela «una pubblicità nascosta aggressiva e allarmistica». E si dissociano anche i pediatri dell'Acp, l'Associazione culturale pediatri. «Nel depliant si legge che 'il 50% della frutta fresca contiene livelli di pesticidi non idonei all'alimentazione infantile” e che 'il 35% del grano in Italia contiene residui di pesticidi troppo elevati per l'alimentazione infantile”. La Fimp - attaccano i pediatri - parla come organo scientifico, ma nei toni e nella sostanza riporta quanto affermato da una nota campagna pubblicitaria del marchio leader del baby food in polemica con un'altrettanto marca leader di prodotti alimentari. I pediatri non dovrebbero prestarsi a questi "giochi" di concorrenza industriale».
Per questo l'Acp ricorda che «i dati riportati da Fimp nel comunicato a supporto della validità di queste affermazioni sono ampiamente discutibili. In tutta l'Unione europea, da settembre 2008 è in vigore un nuovo regolamento che modifica le disposizioni per i residui dei pesticidi (Regolamento (CE) n. 396/2005 del Parlamento europeo e del Consiglio del 23 febbraio 2005.). La legge indica i limiti quantitativi tollerabili per la sicurezza alimentare di tutti: adulti e bambini. L'Autorità europea per la sicurezza alimentare (Aesa) verifica che tale residuo sia sicuro per tutte le categorie di consumatori, compresi i gruppi vulnerabili come i neonati, i bambini e i vegetariani».
I pediatri dell'Acp, insomma, «incoraggiano una dieta ricca di frutta, verdura e vegetali per tutta la famiglia, ricorrendo quando è possibile ai prodotti a filiera corta e in questo caso spesso anche biologici». Dopo le polemiche, il presidente Fimp Giuseppe Mele ha inviato un comunicato a tutti gli iscritti, ribadendo la posizione della federazione: «Il 50% dei campioni in commercio contiene pesticidi», e «quest'anno i campioni con residui sono saliti al 57%». Quindi «i dati ripostati sono dati ufficiali: se si vogliono evitare i pesticidi nel piatto del bambino è inevitabile il ricorso ai prodotti per l'infanzia, rispetto agli alimenti convenzionali».
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Per questo l'Acp ricorda che «i dati riportati da Fimp nel comunicato a supporto della validità di queste affermazioni sono ampiamente discutibili. In tutta l'Unione europea, da settembre 2008 è in vigore un nuovo regolamento che modifica le disposizioni per i residui dei pesticidi (Regolamento (CE) n. 396/2005 del Parlamento europeo e del Consiglio del 23 febbraio 2005.). La legge indica i limiti quantitativi tollerabili per la sicurezza alimentare di tutti: adulti e bambini. L'Autorità europea per la sicurezza alimentare (Aesa) verifica che tale residuo sia sicuro per tutte le categorie di consumatori, compresi i gruppi vulnerabili come i neonati, i bambini e i vegetariani». I pediatri dell'Acp, insomma, «incoraggiano una dieta ricca di frutta, verdura e vegetali per tutta la famiglia, ricorrendo quando è possibile ai prodotti a filiera corta e in questo caso spesso anche biologici». Dopo le polemiche, il presidente Fimp Giuseppe Mele ha inviato un comunicato a tutti gli iscritti, ribadendo la posizione della federazione: «Il 50% dei campioni in commercio contiene pesticidi», e «quest'anno i campioni con residui sono saliti al 57%». Quindi «i dati ripostati sono dati ufficiali: se si vogliono evitare i pesticidi nel piatto del bambino è inevitabile il ricorso ai prodotti per l'infanzia, rispetto agli alimenti convenzionali».
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