Porzioni piccole ma nutrienti allungano la vita e la salute
Il primo confronto tra più specie ha confutato l'idea che più cibo corrispondesse a più salute, ma paradossalmente accade il contrario. Si invecchia più lentamente mangiando meno, ma comunque nutrendosi bene. La chiave per una vita lunga e sana è ridurre l'apporto di calorie dal 10% al 50%
Il trucco per rallentare l'invecchiamento, usato sia da organismi semplici, come lieviti e vermi, sia da quelli complessi come l'uomo è porzioni piccole ma nutrienti. Per la prima volta si è arrivati a una dimostrazione scientifica di quanto sia salutare limitare il cibo: il primo confronto tra più specie è stata pubblicato su Science. «Per molto tempo si è pensato che più cibo corrispondesse a più salute, ma paradossalmente accade il contrario. Si invecchia più lentamente mangiando meno, ma comunque nutrendosi bene», osserva l'autore della ricerca, Luigi Fontana, che dirige il reparto di Nutrizione e invecchiamento dell'istituto Superiore di Sanità a Riva del Garda (Tr), e collabora alla Washington University di St Louis negli Stati Uniti. Hanno collaborato alla rassegna University College di Londra e Andrus Gerontology Center nella University of Southern California.
Oggi la vita media è di circa 80 anni, ma di questi solo 50 sono vissuti in buona salute. «L'obiettivo - spiega è riuscire a ridurre da 30 a 10 o a 5 anni il periodo in cui possono comparire le malattie tipiche dell'invecchiamento. Se anche la vita media aumentasse da 80 a 100 anni, si dovrebbe tendere a vivere sani fino a 90 anni. Malattie e invecchiamento non sono inscindibili». La chiave per una vita lunga e sana è ridurre l'apporto di calorie dal 10% al 50%. Lo dimostrano i dati raccolti sottoponendo per 10 anni una cinquantina di volontari a una dieta da 1.800 calorie e dalla quale sono stati eliminati dolci, pane e pasta bianchi per fare posto a verdure, legumi, cereali integrali, pesce, carne magra, frutta e un bicchiere di vino ai pasti. «I nostri dati dimostrano che è possibile vivere una lunga vita senza ammalarsi», rileva Fontana. Nei volontari tutti i fattori di rischio cardiovascolare sono migliorati, le arterie carotidi sono pulite e il cuore è ringiovanito di circa 15 anni. Nei topi si è già visto da tempo che ridurre il cibo aumenta del 30% la durata della vita. «Fra alcuni anni si saprà se questo accade anche nell'uomo».
Ridurre le calorie mantiene l'organismo giovane perché riduce segnali molecolari cruciali per il metabolismo, come quelli del fattore di crescita insulino-simile (Igf-1) e quelli del bersaglio della rapamicina (mTot), un enzima da tempo al centro degli studi sull'obesità.
«è probabile - spiega Fontana - che meccanismi di questo tipo siano entrati in gioco in epoche lontane per affrontare periodi di carestia» Sono «meccanismi ancestrali», presenti nei lieviti, in organismi da sempre modello per i genetisti, come il verme Caenorhabditis elegans e il moscerino della frutta Drosophila melanogaster, nelle scimmie e nell'uomo. Grazie a questi meccanismi si poteva «rallentare l'invecchiamento, ossia conservare una buona qualità del Dna in vista di periodi più ricchi di cibo e quindi più favorevoli alla riproduzione».

