UDINE - L'alcol è la terza causa di morte in Italia e determina 30mila decessi all'anno: il dato, frutto di una recente ricerca dell'istituto Negri di Milano, è stato diffuso, oggi, a Udine, alla presentazione del 18° Congresso nazionale dei Club alcolisti in trattamento. Il congresso si svolgerà dal 25 al 27 settembre alla Getur di Lignano Sabbiadoro (Ud); sono previsti almeno duemila partecipanti. Il congresso, organizzato dall'Acat (Assocazione Club alcolisti in trattamento) del Friuli Venezia Giulia, è stato illustrato a Udine dalla presidente dell'Acat regionale Maria Claudia Diotti, alla presenza del consigliere regionale Paolo Menis e di altri esponenti dell'associazione.

«I problemi alcolcorrelati - ha detto Diotti - che vanno dal disagio sociale all'emarginazione, dalle difficoltà economiche ai contrasti in casa, con il nostro metodo vengono superate dal 60% delle famiglie con un percorso condiviso di formazione che ha l'obiettivo di acquisire stili di vita sobri». In Friuli Venezia Giulia sono 271 i club Acat (2.200 in Italia) ai quali fanno riferimento circa 1800 famiglie.

«In Europa - ha spiegato il ricercatore Sergio Cecchi - l'alcol è la prima causa di morte per i giovani sotto i 30 anni, ma i problemi alcolcorrelati anche in Italia e in regione non incidono solo sulla fascia giovanile ma riguardano tutta la popolazione in una percentuale che varia dal 5 al 10%».

Il tema dell'alcolismo giovanile sta catalizzando l'attenzione da alcuni mesi, legate soprattutto al problema dell'alcol e guida. Sulla questione ha preso posizione nei giorni scorsi  il ministro dell'Agricoltura Luca Zaia che commentando in modo molto critico il disegno di legge che vuole introdurre il tasso alcolico zero per chi guida, ha dichiarato che due bicchieri di vino non sono la causa degli incidenti.

Quasi tutti gli incidenti automobilistici mortali in cui sono coinvolti i giovani - si legge in una nota dell'Unc (Uniona nazionale consumatori) - accadono al ritorno dalle discoteche, ove notoriamente non si vende vino. Del resto, oggi è molto difficile che il vino produca alcolisti, non ci sono più le osterie e negli anni il consumo è drasticamente calato a meno di 50 litri annui pro-capite, in media meno di un bicchiere al giorno a testa. Semmai, ci sono alcolisti da vino tra gli immigrati e gli sbandati, che difficilmente guidano auto, perché non hanno i soldi per i superalcolici, comprano il vino in scatola che costa poco e ne bevono quantità industriali. Ma la stragrande maggioranza degli alcolisti dipende dal consumo dei superalcolici, soprattutto tra i giovani.

Il vino, per molti, non è da demonizzare. La demonizzazione del vino si nota anche dalla variazione della dose raccomandata dai nutrizionisti per un "individuo adulto e sano", che diversi anni fa era di tre quarti, poi è passata al mezzo litro, quindi si è ridotta a due bicchieri e, ora, si tende a un bicchiere (non grande). Questo terrorismo vinicolo si concreta poi nel mettere in guardia la popolazione dall'alcol-dipendenza, per cui è sempre più difficile che il consumatore si accosti per la prima volta a un bicchiere di vino, disinformato sul fatto che l'alcol-dipendenza insorge con dosi quotidiane massicce di alcol, presso a poco 60 centilitri al giorno, cioè cinque litri di vino.

 Vengono invece regolarmente ignorati alcuni aspetti decisamente positivi del consumo di vino. Lasciando da parte la questione se dà o non dà una mano alla salute delle arterie, pure rimessa in discussione in questi ultimi tempi, non c'è dubbio che il vino combatte la depressione, seria malattia di questi tempi, senza fare male come la droga e, in definitiva, aiuta a vivere. Questo effetto è stato sempre largamente sottovalutato, eppure chissà quante nevrosi, quante tensioni e quanti conflitti sociali e familiari si sono ammorbiditi davanti a una bottiglia di vino.

Bisognerebbe anche vedere, senza riderne, quale contributo ha dato il vino al progresso dell'umanità, considerato che quasi tutti i grandi artisti e scienziati, da Leonardo, a Michelangelo, a Galileo e Einstein, erano dei buoni bevitori che, forse, proprio in un momento di solitudine con il bicchiere hanno avuto le loro idee risolutive. Infine, bisognerebbe mettere nel conto anche le malattie, con i relativi costi sociali, che il vino aiuta ad evitare. Mangiando un alimento contaminato da salmonella, da stafilococco o dal vibrione del colera, per esempio, si può finire all'ospedale, ma se si accompagna il pasto con una bottiglia di vino ci sono buone probabilità di cavarsela.

è noto l'esperimento del medico viennese Alois Pick, che bevve deliberatamente vino contaminato da vibrioni di colera senza ammalarsi e ancora non è chiaro se queste proprietà antisettiche derivino da una combinazione dell'alcol con i pigmenti. Comunque, fermo restando che anche l'astemio ha fatto una scelta rispettabilissima, la prima e più corretta educazione e informazione del consumatore dovrebbe essere legata al concetto che poco vino fa bene e troppo fa male, altrimenti si fa del terrorismo sospetto e controproducente.




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