Contro l'obesità, staminali bruciagrassi Ancora una scoperta di Saverio Cinti
Buone notizie per la lotta contro l'obesità o il diabete. Una ricerca di Saverio Cinti conferma che riserve delle cellule staminali del tessuto adiposo bruno (tipiche dei neonati) possono essere recuperate anche negli adulti e servono per bruciare i grassi. Il freddo (18°) ne favorisce lo sviluppo
Si trova alla base del collo la 'culla' delle cellule staminali del tessuto adiposo bruno, quello che permette di bruciare i grassi. La scoperta è frutto di una ricerca coordinata dall'Italia, con il gruppo di Saverio Cinti, dell'università Politecnica delle Marche, che è stata presentata nel congresso europeo sull'obesità ad Amsterdam ed è pubblicata sulla rivista della Federazione delle società americane di biologia sperimentale, Faseb Journal.
Di tessuto adiposo bruno è ricco l'organismo dei neonati, ma fino a poco tempo fa si credeva che questa riserva importantissima si perdesse col crescere, lasciando spazio soltanto all'altra componente del tessuto adiposo: quello bianco che tende ad accumularsi, colpevole della 'pancetta'. Recentemente alcune ricerche, alcune delle quali condotte dal gruppo di Cinti, hanno appurato che riserve di tessuto adiposo bruno sopravvivono anche negli adulti.
Adesso si è scoperto che in ognuno c'é una riserva delle cellule che può rigenerare il tessuto bruciagrassi. «Diventa possibile coltivare queste cellule staminali per coltivare tessuto adiposo bruno da trapiantare per curare obesità grave o diabete», spiega Cinti. Si potranno anche controllare i chili di troppo con il freddo, oltre che con dieta ed esercizio fisico: «il freddo stimola il grasso bruno - ha detto Cinti - ed è sufficiente mantenere la temperatura a 18 gradi per aumentarne la funzionalità».
A conferma che non si tratta di una bufala, va ricordato che Saverio Cinti è stato premiato dall'Accademia Europea delle Scienze con la medaglia Blaise Pascale 2008 per la Biologia e le scienze della vita. Le ricerche per le quali è stato premiato riguardano proprio i meccanismi cellulari alla base dell'obesità. Nato ad Ancona 59 anni fa, Cinti è direttore dell'Istituto di Anatomia dell'università di Ancona, presidente eletto della Società italiana per lo studio dell'obesità e conduce le sue ricerche in collaborazione con numerosi gruppi europei e statunitensi. è stato il primo al mondo a definire il tessuto adiposo come un vero e proprio organo nel quale i due componenti, il tessuto bianco e il bruno, si sviluppano l'uno a spese dell'altro in modo da mantenere il peso costante e che se l'equilibrio si rompe a favore del tessuto bianco si accumula grasso e si diventa obesi. Un'osservazione che ha avuto la conferma definitiva nel 2004, con la scoperta che, come le cellule staminali, le cellule adipose adulte riescono a trasformarsi in cellule di tipo completamente diverso, diventando ad esempio ghiandole mammarie. Per le sue scoperte Cinti è sttao candidato al Nobel della medicina.

