Dieta e adolescenti, dimagrire di più con comportamenti equilibrati
In Italia l'eccesso di peso riguarda il 17.3% dei ragazzi e il 10.5% delle ragazze fra 14 e 17 anni. Uno studio sugli adolescenti ha dimostrato che su quattro tipi di diete vince quella equilibrata, dove si adottano comportamenti salutari come bere meno bibite e aumentare l'attività fisica
Anche in Italia l'eccesso di peso riguarda il 17.3% dei ragazzi e il 10.5% delle ragazze fra 14 e 17 anni. Per chi si trova in questa situazione, quali possono essere le strategie "dimagranti" più efficaci? Uno studio appena pubblicato dal Journal of the American Dietetic Association ha cercato di scoprirlo. Ricercatori delle università americane di San Diego e di Minneapolis, hanno valutato, con l'uso di questionari, le strategie adottate per il controllo del peso da 130 adolescenti (età media 15 anni) e hanno messo a confronto chi (62) avevano perso peso con chi (68) non l'avevano perso. I comportamenti che venivano indagati con i questionari erano suddivisibili in quattro grandi categorie: comportamenti salutari, non salutari (lassativi, diuretici, fumo), estremi (diete molto squilibrate e drastiche), chi calcolava con molta attenzione le calorie. Si è così visto che gli adolescenti che avevano perso peso erano quelli che avevano adottato più frequentemente i comportamenti che rientravano nella categoria di quelli salutari, come bere meno bibite dolci, aumentare il livello di attività fisica, pesarsi con una certa frequenza ma senza esagerare, avere una dieta con un più elevato contenuto di proteine, trascorrere meno tempo davanti alla tv.
Questo studio dà un messaggio positivo: gli adolescenti possono dimagrire con successo e che le strategie che sembrano offrire maggiori probabilità di successo sono quelle più salutari. Una cosa comunque è certa, l'eccesso di peso non può essere sottovalutato, per gli effetti negativi che può avere sulla salute sia fisica sia psicologica. «Il sovrappeso e l'obesità nei bambini e negli adolescenti - aggiunge Paolo Lionetti, pediatra nutrizionista dell'Ospedale Meyer di Firenze e direttore del corso di laurea di Dietistica dell'Università di Firenze - sono in aumento. Patologie associate al sovrappeso e all'obesità - diabete di tipo II, steatoepatite non alcolica, sindrome metabolica, malattie cardiovascolari — condizioni un tempo dell'adulto, oggi colpiscono anche i ragazzi. I cardini del trattamento e della prevenzione sono costituiti da un cambiamento dello stile di vita, con la modifica delle abitudini alimentari, ma soprattutto con l'aumento graduale dell'attività fisica».
E bisogna prestare attenzione anche agli aspetti psicologici. «Quando si parla di obesità - dice Ornella Piccini, psicologa al Meyer - è importante uscire dallo stereotipo del ragazzo goloso che divora pasticcini. Quella col cibo è una vera relazione, le cui fondamenta sono gettate nei primi anni di vita attraverso le figure di accudimento, prima fra tutti la madre. Sappiamo come l'allattamento al seno sia un fattore protettivo per l'obesità e in generale per i disturbi alimentari, perché il cibo è una forma di nutrimento non solo organico ma anche emotivo e relazionale. In adolescenza, poi, vi è il delicato tema del corpo in trasformazione, con le insicurezze e le tensioni associate. Quando si toccano aspetti come quello dell'immagine corporea, non ci si riferisce all'immagine che il ragazzo vede nello specchio, bensì alla rappresentazione che si è costruito di quel corpo, anche attraverso l'immagine che le persone a lui care gli rimandano. Richiama alla necessità di essere riconosciuto, e quindi all'autostima, come se un corpo abbondante assicurasse la possibilità di essere visto. Pertanto, può essere importante affiancare all'iter nutrizionale un supporto psicologico che aiuti il ragazzo e i genitori a spostare l'attenzione dal peso del corpo al peso delle emozioni e degli affetti».

