Vino, birra, caffè e tè Le bevande amiche della salute
Il Consiglio nazionale delle ricerche ha stilato un identikit delle bevande "amiche" della salute. Vino, birra, caffè e tè se consumati con moderazione, possono avere effetti benefici contro le malattie cardiovascolari, il colesterolo, il diabete, i radicali liberi e anche come antitumorali
Alcune bevande, se consumate con moderazione, possono avere effetti benefici per la salute. A elencarle è stato il Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr). Il vino rosso è stato al centro di numerosi studi. In particolare, nel 1992, Renaud e De Lorgeril hanno parlato di "paradosso francese": nonostante una cucina ricca di grassi animali, i nostri vicini d'Oltralpe sono poco soggetti a malattie cardiovascolari. Merito, si è visto, del vino che accompagna i loro pasti. «Va però consumato in quantità limitate. - ha precisato Piergiorgio Pietta, biochimico nutrizionale del Cnr di Milano. «Se non ci sono controindicazioni mediche, non bisogna superare i 30 g di alcol al giorno per gli uomini e i 20 g per le donne, ossia due bicchieri». L'assunzione giornaliera di vino, in queste quantità, determina un aumento delle Hdl, cioè del colesterolo cosiddetto buono, a scapito delle Ldl, il colesterolo cattivo. Inoltre, l'alcol limita l'aggregazione delle piastrine, mantenendo il sangue più fluido. La sua azione protettiva contro le malattie cardiovascolari è legata alla presenza di composti polifenolici, con marcate proprietà antiossidanti, che contrastano i radicali liberi responsabili dell'invecchiamento. Il resveratrolo svolgerebbe addirittura un'attività antitumorale.
Per gli astemi un valido sostituto è il succo concentrato di uva nera, con un consumo giornaliero di 100 ml. Anche la birra, sempre consumata con moderazione, può entrare in una dieta salutare. «Dal punto di vista nutrizionale, contiene più proteine e vitamine del gruppo B rispetto al vino - ha spiegato Pietta. - In particolare è molto ricca di B9 (acido folico) che, in associazione con le vitamine B6 e B12, limita il rischio di danno vascolare. Contiene anche il selenio, oligoelemento importante per le difese organiche, e il silicio, minerale fondamentale per la formazione di tessuto osseo, articolazioni, pelle. Essendo ricca di potassio e povera di sodio, ha inoltre un effetto diuretico. Alcuni composti derivanti dal luppolo, gli umuloni e isoumuloni, responsabili del sapore amaro, hanno una capacità anti-infiammatoria. Uno dei prenilflavonoidi, la 8-prenilnarigerina (8-PN), è poi un potente fitoestrogeno». Ci sono però alcune controindicazioni: la birra non deve essere consumata dai celiaci e da chi assume farmaci antidepressivi ed è sconsigliata a chi soffre di gotta e di calcoli renali poichè determina un aumento di acido urico. Il 49% della popolazione mondiale beve almeno una tazza di caffè al giorno.
«Un uso moderato (2-3 tazzine al giorno) non ha effetti negativi sulla salute, a parte un leggero e momentaneo aumento della pressione arteriosa. - ha sottolineato Pietta - Anzi, la caffeina contribuisce alle difese antiossidanti. La cautela è però d'obbligo in soggetti ipertesi, specie se anziani. L'assunzione in quantità contenute di caffè è associata anche a un minor rischio di tumori al colon-retto e alla vescica, di calcoli biliari, di morbo di Parkinson, di cirrosi, di diabete del tipo 2 (non insulino dipendente)». Se si eccede però cominciano i guai: «Aumento dei livelli di colesterolo e di omocisteina, fattori di rischio ateroscletorico. Da evitare assolutamente il binomio caffè e sigaretta: insieme hanno effetto negativo sull'aorta, riducendone l'elasticità» ha precisato Pietta.
Il tè, verde, nero, bianco o rosso, pur contenendo teina può essere bevuto fino a sei tazze al giorno. «Bastano però una-due tazze al giorno, bevute regolarmente, per contrastare i radicali liberi - ha concluso Pietta - è un "brucia-grassi", promuove cioè l'ossidazione dei grassi e ne limita l'assorbimento e, per la presenza di teobromina, ha effetti diuretici. I componenti polifenolici del tè contribuiscono inoltre a prevenire la proliferazione dei batteri responsabili della carie dentale» ha detto Pietta.
Fonte: Agi

