Dal pomodoro nero all’aglio inodore: invenzioni alimentari di cui non si è saputo più nulla
L'ultima creazione in ordine di tempo è il 'pomodoro nero”. è stato messo a punto, come riferisce il supplemento 'Magazine” del Corriere della sera, da alcuni laboratori universitari italiani con un contributo di 150mila euro del ministero per la Ricerca scientifica. Si dice che abbia proprietà antinvecchianti per la sua ricchezza di sostanze benefiche. Bisogna però vedere chi comprerà un pomodoro nero… Per la verità un pomodoro antinvecchiamento era già stato messo a punto dalla società sementiera 'De Ruiter Seeds” nel 2002, ma non se n'è più sentito
parlare e non si è mai visto nei negozi e nei supermercati. Era di un rosso molto intenso per l'altissimo contenuto di licopene, una sostanza considerata antitumorale e antinvecchiamento, che conferisce anche il colore. Il licopene è un antiossidante della famiglia dei carotenoidi ed ha la caratteristica di essere un grande donatore di elettroni. I radicali liberi sono invece parti di molecole che hanno perso elettroni e per tale motivo diventano 'agitati” danneggiando le cellule e provocandone l'invecchiamento e malattie degenerative: ricevendo elettroni, i radicali liberi si 'calmano” e diventano innocui. Ma di quante altre invenzioni per i consumatori si è sentito parlare e poi non si è saputo più nulla? L'Unione nazionale consumatori ne ha fatto una rassegna parziale.
Nel 1986 un ricercatore canadese dell'Università McGill di Montreal ha ottenuto un 'superpollo” grande il doppio del pollo normale, che non aveva bisogno di cure veterinarie e mangiava poco. Dopo il superpollo non poteva mancare il 'superagnello”. Messo a punto in Danimarca nello stesso anno, fu chiamato 'Faunus” e pesava 25-30 kg all'età di 10 mesi. Era destinato all'esportazione in Italia, ma evidentemente i danesi ignoravano che nel nostro Paese l'agnello gigante esistesse già (il cosiddetto 'castrato”). E secondo il motto 'non c'è due senza tre”, in Australia l'Ente federale di ricerca scientifica (Csiro) ha creato anche la 'superpecora”. Cresceva rapidamente, aveva una lana più fitta, carne più magra e maggiore resistenza alle malattie.
Nel 1982 il ricercatore giapponese Kotaro Sakai mise a punto un aglio senza odore, problema al quale i giapponesi sono particolarmente sensibili. Per ottenere l'aglio inodore, Sakai immerse gli spicchi in una soluzione di fitina (un sale di calcio e magnesio) e altri additivi alimentari. Incrociando un cavolfiore con un arancio alcuni ricercatori statunitensi ottennero un nuovo vegetale ricco di vitamine, che conservava l'alto valore nutritivo e il basso contenuto in calorie del normale cavolfiore, ma con il pregio di avere una quantità cento volte superiore di vitamina A. Il cavolfiore all'arancia aveva un colore vagamente rossastro e poteva durare più a lungo sui banconi dei negozi. Nel 1996 l'Università di Nottingham annunciò che presto sarebbero apparse sul mercato banane rosse supervitaminiche ottenute con innesti genetici: non si sono mai viste.
Simile all'olio di mais, adatto per condire ma non per friggere, l'olio di fico d'India è stato esaminato da alcuni ricercatori dell'Università di Catania. è emerso che ha circa il 50% di acido linoleico, il 20% di oleico e un basso contenuto di linolenico, la cui presenza incide negativamente sulla stabilità degli oli. Andando più indietro nel tempo, nel 1958 un veterinario tedesco di Bad Seberg provò ad ottenere dalle sue galline uova già condite. L'idea di partenza fu la seguente: se le galline nutrite con farina di pesce fanno uova al gusto di pesce, allora deve essere possibile ottenere lo stesso risultato anche con altri mangimi aromatizzati. Le uova che riuscì ad ottenere, grazie a un impasto di erbe (tra cui basilico, timo, rosmarino, salvia e cerfoglio) aggiunto al becchime sotto forma di aromi naturali, avevano un gusto pieno e saporito, e oltretutto erano indicate per chi soffre di pressione alta: il sapore delle erbe era così accentuato che si poteva rinunciare del tutto al sale.
Nel 1989 la Genpharme annunciò che aveva allevato mucche in grado di produrre latte simile a quello umano. I ricercatori dichiararono che erano riusciti a trasferire nell'ovulo fecondato di una mucca i geni umani che sovrintendono la produzione di latte, creando mucche in grado di fornire un latte dalle caratteristiche proteiche simili a quelle contenute nel latte umano. «Dietologi, scienziati e le stesse madri», spiegò Otto Postma, direttore della società di ricerca, «concordano nel dire che il miglior alimento in assoluto per i neonati resta il latte materno. Finora però non è stato possibile trovare un surrogato equivalente perché alcune proteine caratteristiche di questo latte non possono essere prodotte artificialmente». è il caso delle immunoglobine, per esempio, che trasferendo proteine immunitarie della madre al bambino sono fondamentali per la costruzione del sistema immunitario del piccolo. Ma anche di questo latte non si è più sentito parlare.
Lucio Tordini

