Rifiuti: per il Cnr rischi solo da quelli tossici non smaltiti bene
Con un sistema efficiente di gestione dei rifiuti, «l'impatto negativo sulla salute, se presente, è contenuto, soprattutto se sono impiegate tecnologie di ultima generazione. Questo non esclude particolari situazioni di esposizioni a rifiuti tossici non correttamente o legalmente smaltiti, che possono colpire limitati gruppi di persone e che devono essere identificate e risolte nella loro specificità». Questa la conclusione di uno studio sull'impatto sanitario dei rifiuti nei Comuni delle province di Napoli e Caserta effettuato per conto del dipartimento della Protezione civile, di cui si è parlato oggi nel capoluogo campano in un workshop interistituzionale all'università Federico II, organizzato dal Commissariato
per l'emergenza rifiuti in Campania e dal ministero della Salute.
Secondo quanto riporta l'AdnKronos, alla fine del 2007 - si legge in una nota del Consiglio nazionale di ricerca (Cnr) - in Campania le strade sono state 'invase' da 250 mila tonnellate di rifiuti domestici, con una produzione regionale stimata in 7.200 tonnellate al giorno. E molti cittadini hanno lamentato, oltre che forte disagio, anche l'aumento di casi di tumori fra chi abita nelle zone più colpite dall'emergenza. Ma i risultati della ricerca assicurano che "le associazioni osservate suggeriscono che una combinazione di 'determinanti di salute', tra cui condizioni socio-economiche, stili di vita ed esposizione ambientale, spieghi gli eccessi di mortalità tumorale osservati". Gli esperti riuniti a Napoli hanno dunque fatto il punto della situazione sulle evidenze scientifiche che riguardano il 'link' fra rifiuti e pericoli per la salute, presentate da istituzioni nazionali, quali Istituto superiore della sanità e Consiglio nazionale di ricerca (Cnr), dalla Regione Campania e dall'Organizzazione mondiale della sanità Ufficio europeo.
«A prescindere dalla solidità delle evidenze - ha detto Donato Greco, direttore del Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ccm) del ministero della Salute - i cittadini non devono vivere in contatto con rifiuti abbandonati. Su questo né si discute, né si negozia. E' importante recuperare quella responsabilità individuale e collettiva, che è requisito indispensabile per l'identificazione di soluzioni efficaci ai problemi ambientali e di salute della popolazione campana». Gli esperti hanno dunque ribadito le priorità di intervento per arginare l'emergenza campana: potenziare il controllo e migliorare la gestione delle discariche e dei siti di stoccaggio temporaneo; rafforzare il ruolo dei sistemi sanitari nella gestione dei rifiuti attraverso una maggiore collaborazione con il settore ambientale; attuare una formazione adeguata degli operatori sanitari e una migliore sorveglianza delle malattie sia acute che croniche, dando inoltre un valido esempio nell'effettuare la raccolta differenziata dei rifiuti nelle proprie strutture. Infine, fornire un'informazione semplice, trasparente e regolare alla cittadinanza sulla risposta all'emergenza, i dati sulle malattie, la gestione dei rifiuti, i rischi per la salute e le azioni efficaci da parte di ognuno per migliorare il ciclo della raccolta.
«I programmi di sorveglianza - dice Fabrizio Bianchi, epidemiologo dell'Istituto di Fisiologia clinica del Cnr, che ha partecipato ai lavori - debbono essere adeguatamente disegnati per poter cogliere in modo specifico le caratteristiche del territorio e identificare rapidamente l'insorgenza di problemi di salute, soprattutto in aree con inquinamento ambientale. Senza una progettazione mirata e l'attivazione di strumenti specifici di rilevazione ed analisi si rischia di non riuscire a mettere in evidenza cambiamenti di salute in relazione all'ambiente, cambiamenti ai quali sia la popolazione sia le autorità sono interessate. In Campania c'è una buona base informativa e di competenze su ambiente e salute che consentono di attivare sistemi di monitoraggio avanzati su cui il Cnr vanta esperienza consolidata».
per l'emergenza rifiuti in Campania e dal ministero della Salute. Secondo quanto riporta l'AdnKronos, alla fine del 2007 - si legge in una nota del Consiglio nazionale di ricerca (Cnr) - in Campania le strade sono state 'invase' da 250 mila tonnellate di rifiuti domestici, con una produzione regionale stimata in 7.200 tonnellate al giorno. E molti cittadini hanno lamentato, oltre che forte disagio, anche l'aumento di casi di tumori fra chi abita nelle zone più colpite dall'emergenza. Ma i risultati della ricerca assicurano che "le associazioni osservate suggeriscono che una combinazione di 'determinanti di salute', tra cui condizioni socio-economiche, stili di vita ed esposizione ambientale, spieghi gli eccessi di mortalità tumorale osservati". Gli esperti riuniti a Napoli hanno dunque fatto il punto della situazione sulle evidenze scientifiche che riguardano il 'link' fra rifiuti e pericoli per la salute, presentate da istituzioni nazionali, quali Istituto superiore della sanità e Consiglio nazionale di ricerca (Cnr), dalla Regione Campania e dall'Organizzazione mondiale della sanità Ufficio europeo.
«A prescindere dalla solidità delle evidenze - ha detto Donato Greco, direttore del Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ccm) del ministero della Salute - i cittadini non devono vivere in contatto con rifiuti abbandonati. Su questo né si discute, né si negozia. E' importante recuperare quella responsabilità individuale e collettiva, che è requisito indispensabile per l'identificazione di soluzioni efficaci ai problemi ambientali e di salute della popolazione campana». Gli esperti hanno dunque ribadito le priorità di intervento per arginare l'emergenza campana: potenziare il controllo e migliorare la gestione delle discariche e dei siti di stoccaggio temporaneo; rafforzare il ruolo dei sistemi sanitari nella gestione dei rifiuti attraverso una maggiore collaborazione con il settore ambientale; attuare una formazione adeguata degli operatori sanitari e una migliore sorveglianza delle malattie sia acute che croniche, dando inoltre un valido esempio nell'effettuare la raccolta differenziata dei rifiuti nelle proprie strutture. Infine, fornire un'informazione semplice, trasparente e regolare alla cittadinanza sulla risposta all'emergenza, i dati sulle malattie, la gestione dei rifiuti, i rischi per la salute e le azioni efficaci da parte di ognuno per migliorare il ciclo della raccolta.
«I programmi di sorveglianza - dice Fabrizio Bianchi, epidemiologo dell'Istituto di Fisiologia clinica del Cnr, che ha partecipato ai lavori - debbono essere adeguatamente disegnati per poter cogliere in modo specifico le caratteristiche del territorio e identificare rapidamente l'insorgenza di problemi di salute, soprattutto in aree con inquinamento ambientale. Senza una progettazione mirata e l'attivazione di strumenti specifici di rilevazione ed analisi si rischia di non riuscire a mettere in evidenza cambiamenti di salute in relazione all'ambiente, cambiamenti ai quali sia la popolazione sia le autorità sono interessate. In Campania c'è una buona base informativa e di competenze su ambiente e salute che consentono di attivare sistemi di monitoraggio avanzati su cui il Cnr vanta esperienza consolidata».

