Scoperto un sensore intestinale dei grassi che comunica direttamente con il cervello e, quando ne ingeriamo in eccesso, spezza l'appetito. Già testata con successo sui topolini, la molecola che 'misura” i grassi assunti, denominata Nape, potrebbe essere usata come arma contro l'obesità. Somministrando Nape a topi obesi per alcune settimane, questi subiscono il suo effetto 'spezza-fame” e dimagriscono, anche perché il suo effetto perdura anche per molti giorni.

 La notizia arriva dalla rivista scientifica Cell che pubblica i risultati della ricerca di Gerald Shulman della Yale University School of Medicine. Gli esperti hanno scoperto che quando i topolini mangiano cibi grassi in eccesso, nel loro intestino compare la molecola chiamata Nape. Attaccando alla molecola una 'targhetta” fluorescente, gli scienziati sono riusciti a seguirla: in questo hanno potuto osservare che, spostandosi lungo i vasi sanguigni, Nape penetra nel  cervello, per la precisione nell'ipotalamo, sede deputata al controllo dell'appetito. Quando Nape arriva in quest'area cerebrale, dall'ipotalamo parte il comando 'stop al cibo” e i topolini smettono di mangiare. A questo punto gli studiosi hanno provato a somministrare la molecola ad un gruppo di cavie obese e hanno notato che dopo alcune settimane di trattamento, gli animali subivano un calo dell'appetito e perdevano peso.
Nape non è la prima molecola 'sensore” attiva nei meccanismi di regolazione della fame scoperta dagli scienziati, ma secondo gli esperti è più promettente di altre simili già conosciute perché ha un effetto più duraturo nel tempo, che si protrae anche per diversi giorni.

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