Bontà, qualità e salute sono fattori sempre più rilevanti nelle scelte alimentari degli italiani. è quanto emerso da un convegno tenuto al castello di Riomaggiore nella splendida cornice del Parco delle Cinque Terre, in Liguria. Insieme alla televisione, l'industria alimentare è stata
identificata come la principale responsabile della cattiva alimentazione degli italiani. L'Assessore provinciale all'Agricoltura della Spezia Federico Barli ha spiegato come, per contrastare questi modelli, «l'Amministrazione provinciale si stia impegnando in due azioni per sensibilizzare i cittadini nei riguardi di una sana alimentazione. Da un lato con l'introduzione dei prodotti tipici nelle mense scolastiche (il 20% dei bambini italiani è infatti obeso o affetto da disturbi
alimentari), dall'altro con una campagna di informazione condotta presso le famiglie». L'assessore ha anche ricordato come i principi di una corretta nutrizione si insegnino prima di tutto tra le mura domestiche, dove invece i modelli imposti dalla pubblicità la fanno da padrone. Anche il professor
Giorgio Calabrese, nutrizionista e membro dell'Authority alimentare europea di Parma, ha sottolineato come la pubblicità spinga all'acquisto di cibi poco sani, mentre un buon stile di vita dovrebbe prevedere la possibilità di scoprire sapori nuovi e diversificati. A difesa dell'industria alimentare è intervenuto Beppe De Simone, della Fiera di Parma- Cibus, che ha commentato i dati di una ricerca Doxa effettuata per Federalimentari. I risultati indicano che negli ultimi anni i modelli alimentari degli italiani sono cambiati e i consumatori sono più sensibili al prezzo e meno alle marche. Anche Nicola Perullo, di Slow- Food e docente di scienze gastronomiche, ha difeso l'industria alimentare italiana: «Un alimento industriale, a confronto con uno artigianale, non è di per sè cattivo».


Elena Zambelli