LA SALUTE IN UN BICCHIERE DI VINO
MENO PERICOLI DI MALATTIE E MENO RISCHI DI STRESS
- calo del 40% del rischio di infarto
- calo del 20% del rischio di tumore al seno e alle ovaie
- riduce lo stress a livello cerebrale
- riduce il rischio arteriosclerosi
- riduce il rischio trombosi
La «dieta ha assunto negli ultimi anni un valore sempre più importante per un giusto benessere e per la prevenzione di malattie. In quest'ottica il vino è sempre stato visto come un piacevole alimento per favorire lo stato di benessere e prevenire molte malattie. Ma ora, grazie alle tante ricerche sul vino avvenute negli ultimi anni, abbiamo individuato le sue proprietà farmacologiche benefiche: nelle catechine, nei polifenoli, nella quercitina, nei cinnammati e in alcuni stilbeni, tra cui la vininferrina, il resveratrolo, il piceide e la malvidina». Lo ha detto Aldo Bertelli, docente di Farmacologia, chemioterapia e tossicologia medica all'Università di Milano, durante il 7° Congresso internazionale Vino e Salute che si è tenuto a Marsala nel 2005. «Lo studio di queste molecole - ha aggiunto il professor Bertelli - ha portato a dimostrare una somigliante attività da una parte con gli estrogeni e dall'altra con gli antinfiammatori non steroidei. Attraverso due linee di ricerca si è potuto evidenziare come, agendo sui ricettori e attraverso un sistema di attivazione genetica, il resveratrolo e i suoi analoghi possano inibire molte forme di patologie quali si riscontrano nella sperimentazione sia in vitro che nell'animale». Il Congresso ha fatto il punto sui componenti presenti nel vino che sono responsabili degli effetti salutistici del vino stesso, sulle patologie la cui prevenzione può essere riferita al vino, sugli elementi culturali che possono indirizzare nella scelta del vino e infine sui rapporti tra alcool, vino e depressione. «Abbiamo scoperto che il resveratrolo ha un effetto positivo - spiega il professor Bertelli - ma il problema è che non sappiamo in quale quantità somministrare questa sostanza all'uomo e come viene assorbita. La cosa migliore, quindi, è che il suo impiego venga riportato al vino che è un fattore formidabile per favorire l'assorbimento e che comunque, almeno per i buoni vini, ne contiene in dosi assai contenute, così da non risultare tossiche». Il messaggio è quello di ritornare all'uso naturale del vino e di allontanarsi da quelle manovre che vorrebbero manipolare una maggior concentrazione di resveratrolo nei vini stessi o addirittura portare il resveratrolo al di fuori delle diete naturali, in modo da farne una sostanza a sé stante seppur poco conosciuta, con caratteristiche farmacologiche da definire e con caratteristiche tossicologiche da valutare. La domanda che invece si è posto il professor Mario Guazzelli, del dipartimento di Psichiatria dell'Università di Pisa, è se per la salute c'è qualcosa di "pericoloso" nel vino, o se piuttosto i problemi ad esso legati sono riconducibili anche ad altri fattori. è risultato che se il vino fa parte della cultura locale, ed è una conoscenza diffusa, è più facilmente governabile piuttosto che in luoghi dove è un elemento estraneo. Ovvero: chi lo conosce ha un'abitudine occasionale legata al bere, al contrario di chi non lo conosce che vi si avvicina invece come potenziale candidato alla dipendenza. Dice il professor Guazzelli: «Dalla nostra ricerca, la soglia di pericolo soggettiva è infatti risultata maggiore nel Paese in cui non sono patrimonio comune i processi necessari alla produzione del vino». Da un'altra analisi è emerso che chi non sa governare il proprio bere ha anche altre malattie psichiatriche, soprattutto la depressione. Ma qual è la causa e quale l'effetto: chi mostra sintomi depressivi sviluppa problemi legati all'alcol, o chi ha problemi legati all'alcol sviluppa più facilmente la depressione? I dati indicano che chi soffre di dipendenza da alcol più facilmente va incontro a depressione rispetto alla popolazione, ma non viceversa.
M.P.

