L'introduzione dell'acido folico nelle farine panificabili farà del pane un portatore di sostanze attive a livello sanitario? Lo studio parte dalla Svizzera e ha l'obiettivo di dimostrare che, attraverso l'arricchimento delle farine panificabili con acido folico – vitamina del gruppo B necessaria alla produzione del sangue e allo sviluppo del tubo neurale del feto, con la quale si riduce la possibilità di patologie come la spina bifida e malattie cardiovascolari – il pane può diventare a titolo un portatore di sostanze attive a carattere farmacologico. I risultati dell'indagine, per il momento, hanno convinto una ventina di produttori svizzeri a potenziare alimenti come barrette, caramelle e mùsli con acido folico, normalmente presente nella verdura, nella frutta e nelle patate. L'arricchimento, attuato anche dalla grande distribuzione e da alcune panetterie industriali elvetiche, consiste nell'aggiunta ad alcuni prodotti di un estratto di germi di frumento pressati a freddo, i cui contenuti di acido folico sono particolarmente elevati. La possibilità, dunque, di aggiungere la vitamina B alla farina panificabile, oltre ad essere realizzabile con poco sforzo, avrebbe il merito di garantire gli effetti positivi dell'acido folico a gran parte della popolazione, essendo il pane uno degli alimenti più presenti sulla tavola. L'idea, però, deve fare i conti con una concezione tradizionalistica portata avanti e sostenuta dai consumatori, che vedono nell'aggiunta della vitamina B9 all'impasto per il pane una snaturazione dell'alimento. Se, poi, per l'arricchimento ci si avvalesse di acido folico sintetico, si porterebbero alla ribalta annosi problemi di naturalezza e genuinità di cui il pane è da sempre l'emblema. La ricerca della naturalezze e della genuinità, del resto, è diventata la conditio sine qua non per il consumatore medio, sempre più attento sia alla qualità degli alimenti da inserire nella dieta, sia alle modalità di lavorazione dei prodotti. Per venire incontro alle esigenze del consumatore e per risolvere concretamente il problema 'arricchimento”, due le soluzioni possibili: l'aumento della quantità di lievito e la modificazione della dieta. Nel primo caso, infatti, aumentando la quantità di lievito durante la panificazione si assisterebbe al raggiungimento di un fine analogo a quello garantito dall'arricchimento. Allo stesso modo, l'incremento del consumo di alimenti ricchi naturalmente di acido folico come pane integrale, verdura, frutta e patate porterebbero ad un analogo risultato. Per il momento, comunque, a quanti considerano l'opportunità di arricchire il pane con acido folico una valida alternativa, non rimane che continuare a seguire una dieta bilanciata nell'attesa che ulteriori ricerche confermino la validità e la non pericolosità dell'arricchimento.