Friarielli e Pallagrello bianco: un matrimonio riuscito
Non mi sono mai dato pena di capirne di più: da buon napoletano, anche se emigrato al Nord per motivi di lavoro, per me sono i 'friarielli”. Quando mi chiedono cosa significhi il nome, io rispondo che forse significa che sono fritti e a chi mi chiede cosa sono, io glieli descrivo. Non manca una volta che non mi si dica: «allora sono broccoli?». Comincia così una lunga discussione, al termine della quale la frase di chiusura è sempre la stessa: «si, saranno broccoli, ma per me sono i friarielli». Indubbiamente sono broccoli, ma o sono una specie particolare o a Napoli sono diversi, dato che a nessun napoletano verrà mai in mente di dire «salsicce e broccoli saltati in padella». Il piatto è e sempre sarà: 'salsicce e friarielli”.
A Napoli vi sono due scuole di pensiero. L'una prevede che le foglie, i gambi e i fiori, opportunamente selezionati e lavati vadano messi in una pentola in cui sia stato indorato l'aglio, magari accompagnato da peperoncino piccante, in un'abbondante quantità di olio, coperti e lasciati stufare. L'altra vuole che prima della stufatura ci sia una sbollentatura. Io sono della prima scuola ma, comunque vada, il profumo che si diffonde in casa a stufatura inoltrata genera in tutti una sola cosa: l'attesa. Averli in un piatto e mangiarli con una buona fetta di pane napoletano è il solo pensiero. Mi sono sempre chiesto se i friarielli avessero delle proprietà magiche o se il mio amico Pietro avesse un naso sopraffino. Nelle sere d'inverno in cui ero intento a studiare per conseguire la mia laurea e in casa si diffondeva inconfondibilmente l'odore dei friarielli, lui si materializzava sempre non appena erano pronti. Vero è che abitava non molto distante dalla casa dei miei, ma come faceva a sapere che i friarielli erano pronti? Finiva che a cena non ce n'erano più.
Oggi, quelle rare volte che torno a Napoli e che telefono ai miei vecchi (entrambi novantenni) per avvertirli che vado a trovarli, il loro commiato telefonico è sempre lo stesso: «ti faremo trovare i friarielli».
Sono passati un po' di anni dalla fine dei miei studi in ingegneria e, complice un mio zio che mi iniziò al mondo del vino, sono anni ormai che sono legato a questo prodotto che narra le vicende dell'uomo e della natura. Quando dinnanzi a me trovo una bottiglia di vino che non conosco, inizia un lungo silenzioso discorso che, in alcuni casi, sfocia in un approfondimento della nostra conoscenza. Nel caso di vitigni autoctoni questo discorso si fa più lungo e serrato.
L'ultima volta che sono andato in visita dai miei genitori, in uno scaffale dell'enoteca di Mimmo in via Domenico Fontana, nei pressi della loro casa, ho intrapreso un lungo discorso con un Pallagrello bianco 2006 della Vestini Campagnano... Mi aspettavano salsicce e friarielli. Fu un matrimonio perfetto.
Walter Polese
Cosa sono i friarielli
I friarielli sono broccoletti con infiorescenze appena sviluppate, molto simili alle cime di rape. Rappresentano uno dei piatti più caratteristici della cucina napoletana e raramente si trovano lontano da Napoli. Etimologia: il termine deriva da frijere ("friggere" in napoletano) e si riferisce al modo in cui i friarielli sono preparati, cioè fritti con aglio, olio e peperoncino.

