Le torte di “una volta” richiamano i vini dell’Oltrepò
Ognuno di noi lega la propria infanzia a un dolce che sa di casa, di famiglia, di tenerezza. Fa parte delle nostre radici e il suo ricordo ci è caro. Ciò che avviene individualmente succede anche per le tradizioni di un popolo. Ogni regione vanta dolci antichi, frutto della cultura e dell'economia di quel territorio. è importante continuare a produrre queste delizie del passato perché fanno parte della nostra storia. In particolare, alcuni prodotti dolciari lombardi risalgono addirittura al Medioevo come il Pan de mein e la Torta di mandorle.
Il primo è un dolce tipico delle province di Milano e Como e il suo nome significa 'pane di miglio”. Questa leccornia viene anche chiamata 'panigada”, da 'panga”, sambuco, i cui fiori sono usati per la sua decorazione. Per preparare il Pan de mein si utilizzano tre tipi di farina, frumento, mais a grana fine e a grana grossa, a cui vengono aggiunti uova, burro fuso, zucchero, sale, una parte dei fiori di sambuco e il lievito. Il tutto è lavorato fino a formare una pagnotta che riposerà lievitando per un'ora. La massa viene poi divisa in tante piccole pagnottine cotte in forno. Prima di servirle si cospargono di zucchero a velo e fiori di sambuco.
La torta di mandorle, invece, è tipica dell'Oltrepò pavese e del cremonese, anche se pare originaria di Varzi. La sua realizzazione è semplicissima: si ottiene un impasto di farina, uova, zucchero, scorza di limone e mandorle tritate. Dopo la lavorazione necessaria per rendere omogeneo l'impasto, è cotta in forno ad alta temperatura. Entrambi questi dolci sono figli della civiltà rurale, sono semplici ed essenziali, la cui dolcezza è data solo dallo zucchero e dalla preparazione in casa. Non vogliono un vino elegante e strutturato che li imbarazzerebbe, ma schietto e sincero come loro, e rosso perché tale per i contadini era il colore della bevanda di Bacco. Per il Pan de mein una bottiglia lombarda che si abbina è l'Oltrepò pavese Bonarda, nella versione amabile e vivace, piacevolmente fruttato con sentori di marasca e un finale che non tradisce. Per la Torta di mandorle, invece, si consiglia l'Oltrepò Sangue di Giuda fragrante, intenso e di lunga persistenza.
Mirosa Servidati
Il primo è un dolce tipico delle province di Milano e Como e il suo nome significa 'pane di miglio”. Questa leccornia viene anche chiamata 'panigada”, da 'panga”, sambuco, i cui fiori sono usati per la sua decorazione. Per preparare il Pan de mein si utilizzano tre tipi di farina, frumento, mais a grana fine e a grana grossa, a cui vengono aggiunti uova, burro fuso, zucchero, sale, una parte dei fiori di sambuco e il lievito. Il tutto è lavorato fino a formare una pagnotta che riposerà lievitando per un'ora. La massa viene poi divisa in tante piccole pagnottine cotte in forno. Prima di servirle si cospargono di zucchero a velo e fiori di sambuco. La torta di mandorle, invece, è tipica dell'Oltrepò pavese e del cremonese, anche se pare originaria di Varzi. La sua realizzazione è semplicissima: si ottiene un impasto di farina, uova, zucchero, scorza di limone e mandorle tritate. Dopo la lavorazione necessaria per rendere omogeneo l'impasto, è cotta in forno ad alta temperatura. Entrambi questi dolci sono figli della civiltà rurale, sono semplici ed essenziali, la cui dolcezza è data solo dallo zucchero e dalla preparazione in casa. Non vogliono un vino elegante e strutturato che li imbarazzerebbe, ma schietto e sincero come loro, e rosso perché tale per i contadini era il colore della bevanda di Bacco. Per il Pan de mein una bottiglia lombarda che si abbina è l'Oltrepò pavese Bonarda, nella versione amabile e vivace, piacevolmente fruttato con sentori di marasca e un finale che non tradisce. Per la Torta di mandorle, invece, si consiglia l'Oltrepò Sangue di Giuda fragrante, intenso e di lunga persistenza.
Mirosa Servidati

