Willy voleva essere un cuoco. Una storia da non dimenticare
A Willy il suo sogno è stato brutalmente portato via. Noi, come Fic, organizzeremo attività per i giovani, ricordando questo brutto fatto di cronaca, per far sì che episodi di questo genere non si ripetano
Ucciso a calci e pugni, con gli aggressori che gli salivano pure sul corpo, anche quando era ormai inerme ed immobile: è l’ennesima brutta storia di cronaca che si ripete riempiendo con macabri dettagli le pagine dei giornali. Vittime quasi sempre giovani, ragazzi normali riluttanti a rispondere con la violenza a tracotanza e aggressività fisica. Vittima del brutale pestaggio, Willy Monteiro Duarte, un giovane di 21 anni, deceduto dopo il suo trasporto all’ospedale; la sua sola colpa è stata essere intervenuto a difesa di un amico, con l’intenzione di sedare gli animi del “branco di predatori assassini”.

Si era diplomato all’Istituto alberghiero di Fiuggi, lavorava in un ristorante di Artena, voleva diventare un grande cuoco, ma non ne ha avuto la possibilità, o meglio, gliel’hanno rubata. Mi chiedo il perché di tutto ciò e i motivi di tanta ferocia. I delinquenti che hanno ammazzato Willy non sono dei "morti di fame", non sono arrivati a ciò per rubare o spinti da chissà quale altro “giustificato” motivo. Il loro profilo di amanti della vita “dinamica”, dal denaro veloce, appassionati di arti marziali, con muscoli costruiti, corpi tatuati, sguardi truci e soprattutto testa vuota, non giustifica - nemmeno questo, in alcun modo - l’insano e orribile gesto. Che sia un ulteriore morbo, come il coronavirus, che si sta “insinuando” in parte di questa nuova società, chissà?!
Sono indecentemente ironico, ma il problema esiste ed è pericoloso per tutti, necessita assolutamente di interventi con forza in ogni suo sporadico segnale di sviluppo e proliferazione. Il lavoro che va fatto sulle intere nuove leve della società è profondo, complesso e lunghissimo; devono cominciare, in questo senso, scuola e famiglia, quali presidi di sana educazione e civiltà: lo affermo qui ad alta voce, quale figlio di un padre stupendo a cui sono stati trasmessi sani valori, e come insegnate, affinché storie brutte come queste non si ripetano.
È mia intenzione, quale presidente della Federazione italiana cuochi, che il nome di Willy (e ciò che è accaduto) possa essere prossimamente ricordato attraverso attività Fic dedicata ai giovani, per una maggiore sensibilizzazione al problema. Questo per fare in modo che non si tratti dell'ennesima brutta storia da dimenticare. Monito e momento di riflessione per tutti quindi, affinché violenze inaudite, manifestazioni di razzismo, di bullismo e tutti quegli episodi di soprusi fisici e psicologici, specie tra i giovani, non avvengano più.
Certo, è poca cosa e non di grande sostegno ai famigliari di Willy, a fronte della immensa tragedia da loro vissuta, ma lo ritengo importante per tutti noi e per le nostre coscienze, a ricordo di un ragazzo al quale è stato negato un futuro, a dimostrazione anche che la sana integrazione di emigrati onesti e dei loro figli è possibile.

La Fic vuole ricordare Willy. Voleva diventare un grande cuoco
Il povero Willy abitava con tutta la famiglia, a Paliano, in provincia di Frosinone. Persone a posto, perfettamente integrate, originarie capoverdiane. Willy era una persona assai mite, rispettosa, benvoluta da tutti, carica d’energia vitale, col futuro negli occhi; parlava perfettamente l’italiano, ma con una leggera inflessione “ciociara”; comunque indistinguibile dai suoi coetanei, compagni di classe, se non per il colore della pelle, ebano la sua. Si era diplomato all’Istituto alberghiero di Fiuggi, lavorava in un ristorante di Artena, voleva diventare un grande cuoco, ma non ne ha avuto la possibilità, o meglio, gliel’hanno rubata. Mi chiedo il perché di tutto ciò e i motivi di tanta ferocia. I delinquenti che hanno ammazzato Willy non sono dei "morti di fame", non sono arrivati a ciò per rubare o spinti da chissà quale altro “giustificato” motivo. Il loro profilo di amanti della vita “dinamica”, dal denaro veloce, appassionati di arti marziali, con muscoli costruiti, corpi tatuati, sguardi truci e soprattutto testa vuota, non giustifica - nemmeno questo, in alcun modo - l’insano e orribile gesto. Che sia un ulteriore morbo, come il coronavirus, che si sta “insinuando” in parte di questa nuova società, chissà?!
Sono indecentemente ironico, ma il problema esiste ed è pericoloso per tutti, necessita assolutamente di interventi con forza in ogni suo sporadico segnale di sviluppo e proliferazione. Il lavoro che va fatto sulle intere nuove leve della società è profondo, complesso e lunghissimo; devono cominciare, in questo senso, scuola e famiglia, quali presidi di sana educazione e civiltà: lo affermo qui ad alta voce, quale figlio di un padre stupendo a cui sono stati trasmessi sani valori, e come insegnate, affinché storie brutte come queste non si ripetano.
È mia intenzione, quale presidente della Federazione italiana cuochi, che il nome di Willy (e ciò che è accaduto) possa essere prossimamente ricordato attraverso attività Fic dedicata ai giovani, per una maggiore sensibilizzazione al problema. Questo per fare in modo che non si tratti dell'ennesima brutta storia da dimenticare. Monito e momento di riflessione per tutti quindi, affinché violenze inaudite, manifestazioni di razzismo, di bullismo e tutti quegli episodi di soprusi fisici e psicologici, specie tra i giovani, non avvengano più.
Certo, è poca cosa e non di grande sostegno ai famigliari di Willy, a fronte della immensa tragedia da loro vissuta, ma lo ritengo importante per tutti noi e per le nostre coscienze, a ricordo di un ragazzo al quale è stato negato un futuro, a dimostrazione anche che la sana integrazione di emigrati onesti e dei loro figli è possibile.


