Da quando siamo stati investiti da questo malefico Covid-19 articoli ne abbiamo letti e riletti. Anche io, in qualità di presidente di Amira - Associazione maitre italiani ristoranti e alberghi ho dato il mio contributo, trattando questo triste momento la crisi che il sistema turistico-ristorativo sta attraversando. Ho scritto lettere e inviato mail a Ministri, Onorevoli, Governatori, ma di risposte a oggi non ne ho ricevuta nemmeno una. Forse sono bloccate in qualche ufficio postale, vista la pessima burocrazia che abbiamo in Italia...

Dobbiamo aspettare, senza abbandonare mai la speranza di ritrovare, presto, le nostre abitudini e ricominciare così a vivere - Gli unici colori che vogliamo sono quelli del nostro Tricolore
Dobbiamo aspettare, senza abbandonare mai la speranza di ritrovare, presto, le nostre abitudini e ricominciare così a vivere

Intanto l'Italia, ad oggi, è divisa in zone. Anzi, per essere più precisi, in colori: rosso, arancione e giallo. Non voglio entrare nel merito di questa particolare condizione, penso che già se ne stia parlando abbondantemente. Tuttavia una domanda voglio porla, a me stesso e a tutti gli altri che come me vogliono vederci chiaro. Ci hanno obbligati a ridurre i posti a sedere nei nostri ristoranti, nei nostri bar. Ci hanno costretti a munirci di materiale igienizzante-sanificante e (eventualmente) plexiglass. E ancora, ci hanno costretti a ridurre gli orari di apertura. Noi abbiamo obbedito: almeno il 90% di noi (se non di più) si è adeguato alle normative imposte. Lo abbiamo fatto mentre guardavamo fuori le metropolitane, i treni, i grandi magazzini e le discoteche più che affollati.

Nonostante questo, ancora oggi ci sentiamo ripetere che il nostro, a prescindere dalle misure prese, rimane il settore considerato più rischioso - e di conseguenza il più penalizzato.

A questo punto mi viene inevitabilmente da pensare che, come noi tutti, esseri umani, amiamo trascorrere qualche momento al bar o al ristorante, anche il "cliente covid" abbia trovato nei nostri locali il proprio luogo ideale, per insediarsi e prolificare.

Ma penso anche che, per fronteggiare questa situazione critica, la voglia di dimostrare affetto, di stringerci e di abbracciarci, debba essere ancor tenuta "al guinzaglio". Al posto di queste dimostrazioni, dobbiamo esprimere a gran voce quel senso di speranza che ci appartiene e che non deve abbandonarci mai, aspettando quel momento in cui le nostre Regioni non saranno più divise tra rosse, arancioni e gialle. Colori ce ne saranno ancora, ma saranno il verde, il bianco e il rosso, quelli del nostro Belpaese, quelli del tricolore. Quel giorno potremo finalmente riprendere in mano tutte le nostre abitudini e ricominciare a vivere. È con questa speranza e questo augurio che noi di Amira ci prepariamo a questo Natale e al nuovo anno.