Le misure ipotizzate per la riapertura dei ristoranti sarebbero così stringenti da essere di fatto “inapplicabili”. Per questo 5mila ristoratori toscani (di cui 1.700 solo a Firenze) hanno deciso di sottoscrivere una lettera aperta al presidente della Regione, Enrico Rossi, e al sindaco di Firenze, Dario Nardella, per chiedere aiuti concreti a un settore che dà lavoro in Toscana a 1,2 milioni di famiglie, ipotizzando addirittura di non riaprire i battenti finché la situazione non sarà tornata alla normalità.

Alcuni ristoratori fiorentini minacciano di non riaprire i loro locali - Toscana, locali minacciano serrate L’ira di Fipe: «Serve più serietà»
Alcuni ristoratori fiorentini minacciano di non riaprire i loro locali

Una provocazione, forse, ma dai toni senz’altro molto aspri, che non piacciono ad Aldo Cursano, presidente di Fipe Toscana (la Federazione Italiana dei Pubblici Esercizi), e vicepresidente nazionale. «Gli imprenditori vogliono condizioni sostenibili ed adeguare i costi alle nuove entrate – spiega – e non regalare il nostro mercato alla grande distribuzione o all'industria alimentare. Non possiamo perdere il nostro avviamento ed il rapporto di fiducia con i nostri clienti e buttare all'aria una vita di lavoro. Qui ci sono interessi grossi in giro e qualcuno sta cercando di spostare l'economia del nostro settore facendoci passare come quelli che non siamo in grado di salvaguardare sicurezza e salute dei nostri clienti, cosa che l'industria e distribuzione dicono di saper ben fare».

Aldo Cursano - Toscana, locali minacciano serrate L’ira di Fipe: «Serve più serietà»
Aldo Cursano

«Occorre stare attenti – conclude Cursano – perché improvvisati rappresentanti ci sono in ogni parte d'Italia ma le persone serie e le associazioni in grado di dare una mano e accompagnare le imprese in questo momento sono pochissime»

Da parte loro, gli aderenti al Gruppo Ristoratori spiegano: «Abbiamo aspettato con fiducia le dichiarazioni del Presidente Conte, i decreti ministeriali e le circolari attuative Abbiamo studiato, chiesto ad avvocati e commercialisti, ci siamo confrontati fra di noi. Non cerchiamo assistenzialismo, ma giustizia economica. Solo con un sacrificio da parte di tutti potremo tornare ad affrontare il futuro in modo sereno e con grandi prospettive».

Intanto la Regione Toscana dovrebbe presto emanare un’ordinanza che autorizza la vendita per asporto nei pubblici esercizi. Una decisione che va nella direzione di alcune richieste anche dei ristoratori. Lo anticipa il direttore di Confcommercio Toscana Franco Marinoni: «Il presidente Enrico Rossi ci ha rassicurato su questo punto, confermando di aver ben compreso le ragioni della nostra associazione. In tempi di Covid-19 il “take away” in ristoranti, pizzerie, gelaterie e pasticcerie è un servizio irrinunciabile, sicuro per la salute e utile sia ai consumatori sia agli imprenditori del settore, che devono prepararsi a trovare nuove strade per stare sul mercato».

Franco Marinoni - Toscana, locali minacciano serrate La Fipe frena: «Serve più serietà»
Franco Marinoni

«Con questa ordinanza la  Regione Toscana finalmente farebbe rientrare la concorrenza nell’alveo dell’equità e della correttezza - sottolinea Marinoni - è inaccettabile ora il fatto che si possa acquistare un piatto pronto o un dolce al supermercato, magari dopo aver fatto chilometri per raggiungerlo in auto e dopo aver fatto una lunga fila con molte persone, e non si possa invece acquistare gli stessi prodotti dal ristorante o dalla pasticceria sotto casa, ordinandoli telefonicamente e arrivando al locale solo per ritirarli e pagarli all’ora convenzionata, senza file e quindi nella massima sicurezza».

«Anche dopo la fine di questa prima fase di lockdown - spiega Marinoni - fino a che resterà la paura del contagio nulla potrà più essere come prima, soprattutto in settori come la ristorazione, il turismo, l’intrattenimento, che hanno sempre fatto della socialità il loro punto di forza. Per molti locali non sarà facile, anche per limiti strutturali, riallestire i propri spazi adattandoli alle nuove regole di distanziamento sociale, così la vendita per asporto e la consegna a domicilio saranno due strategie sempre più usate per continuare a fare il proprio lavoro. Purtroppo, sarà un processo che costerà ugualmente lacrime e sangue, perché è prevedibile che nella riorganizzazione saranno purtroppo tagliati molti posti di lavoro. E c’è un’altra sfida da vincere per il settore dei pubblici esercizi: riuscire a mantenere lo stile tutto italiano dell’accoglienza preservando quei riti sociali che, dal caffè al bar del mattino all’aperitivo serale e alla cena, hanno fatto del nostro Paese uno dei più amati in tutto il mondo».

Questo, invece, il testo integrale della lettera del Gruppo di ristoratori toscani al presidente Rossi e al sindaco Nardella

I Ristoratori Toscani chiedono appoggio Presidente della Regione Enrico Rossi e al Sindaco Dario Nardella sulle richieste fatte al Presidente Giuseppe Conte e propongono misure alternative utili a salvare uno dei settori più colpiti dall’emergenza COVID 19.

Egregi Sindaco Nardella e Presidente Rossi,
nel mezzo di questa terribile pandemia, una cosa buona è nata: I Ristoratori Toscani, un gruppo di 5000 ristoratori di cui 1700 solo della città di Firenze, si sono uniti, in un movimento apolitico, per aiutarsi e confrontarsi. Una categoria che mai aveva fatto gioco di squadra, ora è forte e coesa, per cercare insieme a voi delle soluzioni, che vi tende la mano per non affogare.

Abbiamo aspettato con fiducia le dichiarazioni del Nostro Presidente Conte, i decreti ministeriali e le circolari attuative. Abbiamo studiato, abbiamo chiesto ad avvocati e commercialisti, ci siamo confrontati fra di noi imprenditori della ristorazione. Sia chiaro: non cerchiamo mero assistenzialismo, ma una giustizia economica. Solo con un sacrificio da parte di tutti potremo tornare ad affrontare il futuro in modo sereno e con grandi prospettive.

Diversamente, chiedendo cioè alle sole PMI di fare sacrifici, assisteremo alla chiusura di innumerevoli attività con conseguenti licenziamenti. Ci troviamo in accordo con la visione emersa dalle dichiarazioni del Sindaco Nardella in merito all’importanza del nostro comparto in una città che vive d’arte e, quindi, di turismo. Nessuno più di noi è nella posizione di quantificare i danni economico-sociali che la crisi conseguente al coronavirus andrà a creare sul tessuto imprenditoriale di un paese che fonda la sua economia sull’ospitalità e sul turismo. Ci aspettiamo inoltre dal Comune una valutazione approfondita sulle opportunità relative alla apertura della ZTL e sospensione della estate fiorentina per il 2020.

La lenta “morte” delle migliaia d’imprese della ristorazione- che per decine di anni hanno dato lavoro, mantenuto vivi e attrattivi sia i centri cittadini che le località territorialmente marginali, investendo in qualità e in quella che all’estero viene considerata la filiera dell’eccellenza italiana e contribuendo con il loro gettito fiscale a finanziare servizi comunali resi ai tutti i cittadini - non è un’opzione sostenibile per la città.
Vi chiediamo di scrivere uno dei più bei capitoli di storia della nostra RES PUBLICA da protagonisti, perché la vita ha un senso solo quando si riesce a rendere felici il maggior numero di persone possibili.
 
Egregio Presidente Rossi, Egregio Sindaco Nardella, Quali primi esponenti di questa grande comunità che è Firenze e la Toscana tutta, siamo a chiederVi di farVi portavoce presso il Governo delle istanze provenienti da quelle aziende che per prime sono state (e saranno) disposte a sacrificare il proprio interesse economico al fine di combattere questo terribile nemico invisibile.

Art. 1 Chiusura totale delle attività di somministrazione fino ad emergenze rientrata
A proposito della eventuale riapertura con misure restrittive sostanzialmente inapplicabili: equivale a chiederci di chiudere per sempre e fallire. Siamo stati i primi a chiudere senza che il decreto lo imponesse e ora non apriremo fino a che la situazione non sarà normalizzata alle condizioni esistenti prima della pandemia. I nostri clienti ci identificano come un luogo sicuro, dove poter abbassare tutte le “difese” sedendosi ad un tavolo per condividere un pasto con la stessa fiducia con cui lo si fa nella propria casa.

Chiederci di riaprire i nostri locali con misure restrittive, sostanzialmente inapplicabili, equivale a chiederci di tradire questo rapporto di fiducia. Aspetteremo ad aprire i nostri locali al pubblico fino a quando le misure restrittive non saranno più necessarie. Darci la possibilità di riaprire prima, con le assurde misure che si paventano, equivale ad una mera deresponsabilizzazione della pubblica amministrazione in merito alla scelta civica da fare, passando il fardello della perdita economica derivante dalla scelta “giusta” interamente in capo a noi ristoratori. Confidiamo nella comprensione di questa nostra scelta, e nel supporto della stessa da parte della pubblica amministrazione.

Art. 2  Invalidità degli sfratti per mancato pagamento canoni in quarantena
Al fine di eliminare inutili contraddittori e di salvaguardare la continuazione delle nostre attività commerciali che danno lavoro 1,2 milioni di famiglie, sarebbe opportuno eliminare ogni incertezza riguardo l’invalidità delle eventuali richieste di sfratto per morosità, fondate sul mancato pagamento dei canoni di locazione nel corso dell’emergenza “covid-19”. Noi non siamo in grado di pagare le locazioni in questo periodo di chiusura, e non siamo in grado di indebitarci per un Immobile che non abbiamo disponibile per la sua funzione. Ci rivolgiamo alle istituzioni per trovare una soluzione che ci consenta di continuare a fare impresa con i nostri collaboratori nel momento della riapertura.

Art. 3 Credito fiscale ai locatori commerciali per canoni non goduti in quarantena
Così come noi imprenditori siamo a rinunciare alla totalità del nostro fatturato, anche i locatori dei fondi commerciali dovrebbero essere chiamati a sostenere un sacrifico almeno temporaneo. Risulta infatti alquanto irragionevole chiedere a chi si trova in situazione di totale illiquidità, avendo sospeso tutte le sue entrate, di pagare per un bene che, per legge, non rientra temporaneamente nelle sue disponibilità, offrendo un credito d’imposta del 60%. Per aiutare le nostre aziende, che danno lavoro a milioni di famiglie, le misure da adottare devono essere volte a creare liquidità e non ad assorbirla. Un credito di imposta riconosciuto al locatore per i canoni non goduti durante la quarantena, andrebbe esattamente in questa direzione.

Art. 4 Estensione della cedolare secca a contratti commerciali agevolati
Al fine di favorire il raggiungimento di accordi privati tra i locatori commerciali e gli imprenditori che si trovano a far fronte ad un costo non più sostenibile, è ragionevole richiedere l’estensione della cedolare secca al 10% (prevista dal decreto mille proroghe a favore dei comuni colpiti da eventi calamitosi) ai locatori, siti in comuni fortemente colpiti dal calo turistico, che accettano la riduzione dei canoni al 50% per i 18 mesi a partire dalla data di riapertura.

Una cedolare secca al 10%, applicabile ai redditi IRPEF delle persone fisiche e giuridiche, operanti nel settore immobiliare, della durata di 4 anni, reintegrerebbe totalmente le perdite subite dai locatori che accettano di dimezzare il canone di locazione senza pesare nell’immediato sulle casse pubbliche.

Si tratta di spalmare l’intervento pubblico su 4 anni rinunciando a imposte che ancora devono ancora diventare esigibili, nonché ai redditi delle aziende operanti nel settore immobiliare, della durata di 4 anni, reintegrerebbe totalmente le perdite subite dai locatori che accettano di dimezzare il canone di locazione senza pesare nell’immediato sulle casse pubbliche. Si tratta di spalmare l’intervento pubblico su 4 anni rinunciando a crediti che ancora devono maturare.
 
Le richieste a livello comunale

Egregio Sindaco Nardella, Come ha sottolineato Lei, il difficile periodo che abbiamo davanti perdurerà molto di più della emergenza epidemiologica, e l’unico modo che abbiamo per superarlo è essere uniti nelle richieste al governo e nella gestione efficiente della città. È sicuramente essenziale un intervento a supporto dei comuni strutturato nei 4 punti da Lei evidenziati. Nell’attuale assenza di informazioni concrete, riguardo alla liquidità che verrà erogata, proponiamo di andare a redistribuire i costi della nostra comunità in maniera efficace.

Art. 1 Azzeramento delle imposte locali relative a servizi non goduti causa emergenza epidemiologica
La completa sospensione delle attività per il periodo di emergenza epidemiologica rende irragionevole ed ingiusto richiedere alle imprese il pagamento di servizi di cui non si è beneficiato e beni di cui non si è goduto. Chiediamo venga definitivamente chiarito come: TARI per ritiri rifiuti non avvenuti, COSAP per suolo pubblico non occupato, CIMP, SIAE e qualsiasi imposta su utenze di cui non si è usufruito durante la emergenza epidemiologica, non siano dovute per tutto il periodo di quarantena.

Art. 2 Abbattimentio Tariffa Cosap 2020 - 2021
Indipendentemente dall’effettiva necessità di misure di sicurezza nei mesi a venire, la fobia da “assembramento” rimarrà per molti mesi nella mente dei cittadini. Irragionevole costringere le attività a rinunciare al dehor, divenuto troppo oneroso per i livelli di attività previsionali, proprio nel momento in cui è importante massimizzare le distanze nello svolgimento dell’attività di somministrazione. Il calo dei flussi turistici e del generale livello di attività in arrivo alla fine della quarantena, inoltre, ridurrà sostanzialmente il valore di mercato dei dehor per cui le cifre precedentemente richieste risulteranno eccessivamente onerose da un punto di vista economico.

Art. 3 Riduzione del ritiro rifiuti a fronte della sospensione Tari 2020 - 2021
Inutile ed inefficiente avere il ritiro giornaliero dei rifiuti se il lavoro effettivo delle attività commerciali non lo richiede. In un periodo di recessione come quello che abbiamo davanti, meglio ridurre il livello di tali servizi al minimo essenziale per far fronte alla sospensione della relativa imposta locale. I contratti per la gestione dei rifiuti, per quanto vincolati, devono poter prevedere una riduzione del livello di questo ramo dei servizi in una situazione di emergenza come questa.

Ringraziando sin da ora per la cortese attenzione, conviti che uniti che con la Regione e il Comune riusciremo a superare questa grande sfida, porgiamo i nostri più cordiali saluti
 
Ristoratori Toscani