Il settore è in ginocchio, proviamo a cambiare prospettiva
Con il nuovo Governo bisogna cambiare anche le misure. Il settore del turismo non regge più: gli serve aria, con più ristori, più controlli e più aperture, anche in orario serale
È per tutti un periodo di stanchezza, di rabbia; siamo stressati, stufi di sentire palare ogni minuto in tv, sui giornali e sui social di questo malvagio virus che sta cambiando non solo l’Italia ma il mondo intero. Per questa ragione ho posto una domanda ad alcuni dei miei associati Amira-Associazione maitre italiani ristoranti alberghi: “Ora, al nuovo Governo, quali suggerimenti porteresti, con lo scopo di combattere l'emergenza Covid-19 nel nostro settore?”.

Questi sono i punti salienti che sono emersi dalla riflessione seguita alla mia domanda. Innanzitutto non è pensabile aprire per pochi giorni e poi richiudere, sarebbe più opportuno riaprire le strutture, anche negli orari serali, dando però regole anche più ristrette e severe, così da garantire la sicurezza degli ospiti.
Dare sì la priorità ad anziani, medici, infermieri e addetti alle scuole per il vaccino. Ma considerare altresì urgente il coinvolgimento nella campagna di vaccinazione dei lavoratori del nostro settore, cosicché si possa riaprire in totale sicurezza, dando il primo input verso la ripresa del settore turistico.
È condiviso che gli ammortizzatori previsti dai vari decreti siano risultati insufficienti. Ecco perché il nostro suggerimento è quello di utilizzare i fondi europei dell’agenda 2014-2020 per dare un contributo reale alle imprese che hanno subito un drastico calo di fatturato. Sono soldi che l’Italia non ha utilizzato, ne rimangono ancora disponibili, ma bisogna fare in fretta prima che il Governo sia costretto a restituire il denaro di quel prestito.
Bisognerebbe prestare più attenzione, dare voce alle opinioni di chi nel nostro settore ha lavorato e lavora ancora adesso, nonostante tutto! Non viene fatto, ed escludendo i diretti interessati, c'è il rischio di proporre misure e provvedimenti senza davvero conoscere il mondo della ristorazione e del turismo in generale. La strategia adottata fino ad oggi purtroppo ha messo in ginocchio il nostro settore. Gli aiuti e i ristori non sono sufficienti per dar respiro alle attività che si muovono nella più totale confusione, tra chiusure ed aperture, zona gialla, rossa e arancio.
Allo stesso tempo però è giusto che tutti noi facciamo "mea culpa", pensando a come abbiamo operato durante questa emergenza. Se tutti noi e i tutti i nostri clienti avessimo rispettato le misure dei Dpcm sempre, forse qualcosa sarebbe cambiato e le aperture sarebbero state garantite. Al Governo quindi chiediamo più controlli sul territorio, per far in modo si eviti quel comportamento scorretto di tanti nostri colleghi e clienti "furbetti" che inevitabilmente lesiona tutto il settore.
È ora che il Governo ci dia fiducia, che ci faccia tornare pian piano alla normalità, con un oculato monitoraggio: sanzionando chi sbaglia e magari premiando chi rispetta le procedure e riesce ad essere al passo con i vari Dpcm.
La speranza è che questi nostri consigli vengano ascoltati, consigli "umili", dati da chi sta continuando a lavorare da marzo 2019 senza tregua e nel rispetto delle misure. Ci auguriamo che ad ascoltarli sia chi può fare qualcosa per aiutare il nostro settore. Il desiderio è solo quello di rientrare al lavoro, un lavoro che ci permette di vivere ma che allo stesso tempo ci piace moltissimo.

Vaccini agli operatore del settore, riapertura anche serale. Alcuni consigli per rialzarci
Questi sono i punti salienti che sono emersi dalla riflessione seguita alla mia domanda. Innanzitutto non è pensabile aprire per pochi giorni e poi richiudere, sarebbe più opportuno riaprire le strutture, anche negli orari serali, dando però regole anche più ristrette e severe, così da garantire la sicurezza degli ospiti.
Dare sì la priorità ad anziani, medici, infermieri e addetti alle scuole per il vaccino. Ma considerare altresì urgente il coinvolgimento nella campagna di vaccinazione dei lavoratori del nostro settore, cosicché si possa riaprire in totale sicurezza, dando il primo input verso la ripresa del settore turistico.
È condiviso che gli ammortizzatori previsti dai vari decreti siano risultati insufficienti. Ecco perché il nostro suggerimento è quello di utilizzare i fondi europei dell’agenda 2014-2020 per dare un contributo reale alle imprese che hanno subito un drastico calo di fatturato. Sono soldi che l’Italia non ha utilizzato, ne rimangono ancora disponibili, ma bisogna fare in fretta prima che il Governo sia costretto a restituire il denaro di quel prestito.
Bisognerebbe prestare più attenzione, dare voce alle opinioni di chi nel nostro settore ha lavorato e lavora ancora adesso, nonostante tutto! Non viene fatto, ed escludendo i diretti interessati, c'è il rischio di proporre misure e provvedimenti senza davvero conoscere il mondo della ristorazione e del turismo in generale. La strategia adottata fino ad oggi purtroppo ha messo in ginocchio il nostro settore. Gli aiuti e i ristori non sono sufficienti per dar respiro alle attività che si muovono nella più totale confusione, tra chiusure ed aperture, zona gialla, rossa e arancio.
Allo stesso tempo però è giusto che tutti noi facciamo "mea culpa", pensando a come abbiamo operato durante questa emergenza. Se tutti noi e i tutti i nostri clienti avessimo rispettato le misure dei Dpcm sempre, forse qualcosa sarebbe cambiato e le aperture sarebbero state garantite. Al Governo quindi chiediamo più controlli sul territorio, per far in modo si eviti quel comportamento scorretto di tanti nostri colleghi e clienti "furbetti" che inevitabilmente lesiona tutto il settore.
È ora che il Governo ci dia fiducia, che ci faccia tornare pian piano alla normalità, con un oculato monitoraggio: sanzionando chi sbaglia e magari premiando chi rispetta le procedure e riesce ad essere al passo con i vari Dpcm.
La speranza è che questi nostri consigli vengano ascoltati, consigli "umili", dati da chi sta continuando a lavorare da marzo 2019 senza tregua e nel rispetto delle misure. Ci auguriamo che ad ascoltarli sia chi può fare qualcosa per aiutare il nostro settore. Il desiderio è solo quello di rientrare al lavoro, un lavoro che ci permette di vivere ma che allo stesso tempo ci piace moltissimo.


