Mascherine
La salute prima di tutto. Anche per il personale di sala...
Il nostro comparto è centrale per il turismo e per la ripresa economica, ma le problematiche e gli effetti reali dei vari decreti sulla ristorazione continuano ad essere sottovalutati, spesso ignorati da chi ci governa
Mentre scrivo questo articolo sono appena state stabilite le nuove norme di contrasto alla variante Delta del virus Covid-19. Ovviamente tutta la stampa sta mettendo in risalto la necessità della vaccinazione (green pass) per accedere ai ristoranti al chiuso, mentre gli altri settori colpiti dal decreto restano in secondo piano. Ancora una volta in questi 17 mesi di pandemia si evince la centralità del nostro comparto, ma le problematiche “vere”, gli effetti reali dei vari decreti sulla ristorazione continuano ad essere sottovalutati, spesso ignorati.
Ed è proprio su un aspetto “ignorato” che voglio focalizzarmi, e cioè sull’effetto della mascherina sugli operatori di sala. Quante volte avete sentito parlare di complicazioni dovute alla mascherina per un cameriere che lavora 10-12 ore a turno? Avete forse visto qualche sportivo correre o giocare a pallone con la mascherina? Io no. Poi la ristorazione attuale, a maggior ragione quella di livello, richiede tantissima interazione con il cliente: un cameriere dialoga per tutto l’orario di servizio con l’avventore, sommando a fine giornata circa 90 minuti di “parlato”. Chi altro fa tutti i giorni un comizio di 90 minuti con la mascherina saldamente incollata al volto, magari in giacca e cravatta, e sotto il sole bollente, alternandolo ad un’incessante attività fisica? Credetemi, è una dura prova!
Ma non finisce qui, i compiti di chi lavora in sala diventano inoltre sempre più onerosi, faticosi. Siamo diventati veri e propri certificatori/controllori: dovendo gestire gli accessi nei nostri locali controlliamo il green pass, facciamo firmare moduli, disinfettare le mani, verifichiamo l’uso della mascherina ogni volta che il cliente accede al ristorante o si alza dal tavolo per andare in bagno. Insomma, lo spaccato reale è quello di un mestiere sotto forte pressione, sia emotiva che fisica. Certo, a monte di questo rimane il fatto che tutti vogliamo vedere i nostri ristoranti pieni; abbiamo voglia di produrre tornando ai numeri che ci distinguono, magari tentando l’impossibile impresa di recuperare parte di quello che è andato perduto.
Ritengo necessario continuare a riconoscere contributi/sgravi alle imprese che hanno avuto perdite, ma allo stesso tempo va spostata l’attenzione verso il dipendente/cameriere, verificando l’opportunità di riconoscere lo “status” attuale di lavoro, profondamente cambiato rispetto quello abituale/standard. Capita anche a me di soffrire di mancanza di ossigeno durante il servizio: c’è qualcuno che si preoccupa degli effetti sull’organismo che questo può provocare. Sbaglio o tutti quanti nasciamo con una cultura che promuove “la salute prima di tutto”?


