Il ritorno della crisi. Non abbiamo imparato niente
Usciti dal primo lockdown ed entrati nella bella stagione, tanti quelli che hanno voluto dimenticare, pochi gli interventi mirati. Ora, realtà come gli hotel che hanno investito nella sicurezza, sono di nuovo in crisi
E ci risiamo… Era l’ormai lontano - si fa per dire - il febbraio del 2020, quando si cominciò a sentir parlare del virus che stava dilagando in maniera incontrollata e che avrebbe rischiato di “allontanare” le persone tra loro e dai luoghi di aggregazione, per confinarle in casa. Ad un tratto gli alberghi cominciarono a ricevere cancellazioni di prenotazioni, gli aerei smisero di volare, le città si svuotarono: all'improvviso, tutto fermo! Chiusi in casa per due settimane, un mese, due mesi… Con le attività economiche allo stallo, ma in attesa della bella stagione con la sola certezza di poter almeno andare al mare, per chi se lo fosse potuto permettere.

Nel tempo trascorso dall’inizio della pandemia ad oggi non è stato messo a frutto assolutamente nulla di ciò che ci sarebbe potuto servire per vivere meglio l’attuale presente. Di tempo ne è passato e intanto siamo diventati tutti virologi, scienziati, infettivologi, analisti, relatori, smart workers, ministri…
È piaciuto andare al mare a passeggiare senza mascherine, assembrati in 30 in un metro quadrato di sabbia, "tanto è estate e il virus non c’è". È piaciuto andare in discoteca a ballare assembrati, anche qui senza mascherina, "tanto all’aperto non è obbligatoria". È piaciuto ritornare in città e ricominciare a fare aperitivi in gruppo, sempre senza mascherina, perché "per bere dobbiamo toglierla per forza". Per non parlare poi di chi è andato in vacanza in Spagna, Grecia, etc. nonostante la forte raccomandazione a rimanere entro i confini, "tanto non era vietato".
Nel frattempo, mentre si compravano i banchi a rotelle, nessuno ha pensato che a scuola non ci si sarebbe andati "a rotelle", ma con bus, treni e metropolitane…
Tutte le aziende - ma focalizziamoci in particolare sugli alberghi - hanno nel frattempo adeguato le strutture con ingenti investimenti economici. Dai Dpi alla riorganizzazione degli spazi, dai termoscanner alla segnaletica, dalla formazione del personale alla riorganizzazione dei servizi. Siamo riusciti a far ripartire un po’ il business, in particolare sui servizi offerti agli ospiti.
Abbiamo ricominciato pian piano, mare e montagna in estate - anche se con una stagione a metà - grandi città da inizio settembre, con eventi e clientela business che ricominciava a muoversi; anche le scuole hanno riaperto. Ma poi tutti gli sforzi si sono rivelati vani, perché nessuno si era reso conto - o forse nessuno ha voluto rendersene conto - che le persone si spostavano con i mezzi di trasporto; che in molti locali, comunque, non venivano rispettate le norme anti-contagio, permettendo così a chiunque di comportarsi liberamente.
In queste occasioni non c'è stato alcun intervento mirato, che avrebbe potuto - e dovuto - contenere l’espansione della pandemia, pur consentendo la lenta ma necessaria ripartenza dell’economia. Nessun intervento, e la conseguenza immediata è stata ben peggiore: dopo che i primi eventi sono stati realizzati con ottimo successo organizzativo, ecco arrivare lo stop.
La ristorazione è stata dipinta come un focolaio ad ore: di giorno contagiati pure, ma di sera è meglio di no. Limitati i congressi e gli eventi, poi lo stesso destino è toccato anche alle fiere. È stata modificata la capacità massima dei mezzi pubblici: ridurre dell'80% o del 50% la capacità dei mezzi è difficile da controllare e non sempre garantisce il distanziamento necessario.
Arrivati a questa situazione, possiamo ben dire di essercele cercate queste nuove, tragiche limitazioni. La questione sanitaria è
ancora molto grave, purtroppo, ma l’aspetto economico rischia di essere ancora più grave, nel tempo. Per l’ennesima volta non siamo stati capaci di anticipare il problema, ancora una volta lo stiamo subendo. Fin tanto che avremo la forza di sopravvivere. E poi? Cosa resterà degli anni '20 di questo nuovo millennio?

Poca attenzione e pochi interventi in estate, e ora siamo di nuovo in questa situazione
Ecco, ora, a soli otto mesi di distanza, ci siamo ritrovati nella medesima situazione ma… Sono passati otto mesi! E nel frattempo cosa è successo? Cosa abbiamo imparato? Cosa abbiamo fatto per evitarlo? Non voglio giudicare se sia stato giusto o sbagliato ciò che è stato fatto e si sta facendo, al contrario vorrei riflettere su cosa non è stato fatto, perché il problema sta proprio qui.Nel tempo trascorso dall’inizio della pandemia ad oggi non è stato messo a frutto assolutamente nulla di ciò che ci sarebbe potuto servire per vivere meglio l’attuale presente. Di tempo ne è passato e intanto siamo diventati tutti virologi, scienziati, infettivologi, analisti, relatori, smart workers, ministri…
È piaciuto andare al mare a passeggiare senza mascherine, assembrati in 30 in un metro quadrato di sabbia, "tanto è estate e il virus non c’è". È piaciuto andare in discoteca a ballare assembrati, anche qui senza mascherina, "tanto all’aperto non è obbligatoria". È piaciuto ritornare in città e ricominciare a fare aperitivi in gruppo, sempre senza mascherina, perché "per bere dobbiamo toglierla per forza". Per non parlare poi di chi è andato in vacanza in Spagna, Grecia, etc. nonostante la forte raccomandazione a rimanere entro i confini, "tanto non era vietato".
Nel frattempo, mentre si compravano i banchi a rotelle, nessuno ha pensato che a scuola non ci si sarebbe andati "a rotelle", ma con bus, treni e metropolitane…
Tutte le aziende - ma focalizziamoci in particolare sugli alberghi - hanno nel frattempo adeguato le strutture con ingenti investimenti economici. Dai Dpi alla riorganizzazione degli spazi, dai termoscanner alla segnaletica, dalla formazione del personale alla riorganizzazione dei servizi. Siamo riusciti a far ripartire un po’ il business, in particolare sui servizi offerti agli ospiti.
Abbiamo ricominciato pian piano, mare e montagna in estate - anche se con una stagione a metà - grandi città da inizio settembre, con eventi e clientela business che ricominciava a muoversi; anche le scuole hanno riaperto. Ma poi tutti gli sforzi si sono rivelati vani, perché nessuno si era reso conto - o forse nessuno ha voluto rendersene conto - che le persone si spostavano con i mezzi di trasporto; che in molti locali, comunque, non venivano rispettate le norme anti-contagio, permettendo così a chiunque di comportarsi liberamente.
In queste occasioni non c'è stato alcun intervento mirato, che avrebbe potuto - e dovuto - contenere l’espansione della pandemia, pur consentendo la lenta ma necessaria ripartenza dell’economia. Nessun intervento, e la conseguenza immediata è stata ben peggiore: dopo che i primi eventi sono stati realizzati con ottimo successo organizzativo, ecco arrivare lo stop.
La ristorazione è stata dipinta come un focolaio ad ore: di giorno contagiati pure, ma di sera è meglio di no. Limitati i congressi e gli eventi, poi lo stesso destino è toccato anche alle fiere. È stata modificata la capacità massima dei mezzi pubblici: ridurre dell'80% o del 50% la capacità dei mezzi è difficile da controllare e non sempre garantisce il distanziamento necessario.
Arrivati a questa situazione, possiamo ben dire di essercele cercate queste nuove, tragiche limitazioni. La questione sanitaria è
ancora molto grave, purtroppo, ma l’aspetto economico rischia di essere ancora più grave, nel tempo. Per l’ennesima volta non siamo stati capaci di anticipare il problema, ancora una volta lo stiamo subendo. Fin tanto che avremo la forza di sopravvivere. E poi? Cosa resterà degli anni '20 di questo nuovo millennio?


