Il Covid  con morti e grandi sofferenze nelle nostre vite quotidiane e nell’economie di moltissimi stati, continua a tenere banco ma questa volta nelle aule dei nostri tribunali: un gruppo di camici bianchi del padovano è stato costretto a sostenere una battaglia legale per difendere il proprio rifiuto all'utilizzo in ospedale di cure alternative contro l’attuale pandemia, anche se espressamente richieste dai malati. Più persone contagiate sono ricorse ai loro avvocati per inviare ai medici, delle strutture ospedaliere dove erano ricoverate,  lettere con “suggerimenti” di terapie per combattere la malattia. 

I sanitari, lesi giustamente nella loro etica e nelle coscienze di medici responsabili e coscienziosi, hanno dato vita a un energico confronto, dal quale è scaturita una loro posizione ferma e decisa, sulla base della legge e della deontologia professionale. Il medico quanto tale deve essere responsabile del suo operato e non ha alcun obbligo di esaudire le richieste di trattamenti sanitari contrari a norme di legge, al “Giuramento di Ippocrate”, frutto di integrità  e moralità professionale, e alle buone pratiche clinico-assistenziali da loro coscientemente prescritte al paziente in cura.

I cuochi come i medici

I medici, solo un esempio ma anche i cuochi sono coinvolti

Non voglio entrare nel merito della controversia con attinenze giuridiche e legali, sarei la persona meno adatta per dare un consono e corretto giudizio, mi soffermo però sulla questione delle oggettive responsabilità di qualunque professione, nelle funzioni lavorative secondo etica, morale e coscienze personali. Le medesime che anche noi cuochi dobbiamo affrontare ogni giorno con il nostro lavoro: siamo a tutti gli effetti gli artefici della salubrità delle pietanze che noi mettiamo nel piatto, e della salute dei nostri commensali.

Dobbiamo tenere sempre un atteggiamento di alta responsabilità, bandendo dalle cucine tutti quei “atteggiamenti pericolosi” e soprattutto non aver paura di esigere, da parte dei nostri datori di lavoro (o direzioni) delle migliori tecnologie per preservare e lavorare al meglio gli alimenti, così della loro effettiva qualità: la salute ed il benessere fisico dei nostri clienti, così come per noi tutti, è la cosa più importante e imprescindibile che abbiamo in assoluto.

Selezione interna per maggiore qualità

La nostra categoria inoltre, dovrebbe essere in grado di poter mettere al bando quelle attività commerciali dove antepongono sempre e unicamente il profitto estremo, a discapito della sicurezza alimentare e fisica dei suoi dipendenti. È fondamentale inoltre il progetto di normativa della Federazione italiana cuochi, che definisce gli ambiti di competenza del cuoco professionista, come operatore di riferimento e responsabile della componente salutistica dell’offerta ristorativa con norma UNI 11833. Viva è la nostra speranza di una celere ratifica di provvedimento per l’intero settore dove vige frange di anarchia, specie da parte alcuni avventori dei facili guadagni, e che non hanno nulla a che fare con la nostra “credibilità” e serietà professionale.