Flavio Angiolillo: Con i locali chiusi investo nella produzione di distillati
Dei suoi 5 locali milanesi solo uno è aperto perché nato per il take away. Ma il noto barman rimane ottimista e punta sulla distilleria. C’è anche un altro progetto segreto in cantiere
Diamo la parola a Flavio Angiolillo, uno che di mestiere non fa solo il bartender e il mixologist ma anche l’equilibrista: capace di tenere il piede in sei scarpe, avendo fatto partire ben cinque locali a Milano (1930 Speakeasy, Backdoor 43, Barba, Iter e Mag Café), nonché una distilleria.
E allora, Angiolillo, partiamo dal gergo giovanile, che un giovane mixologist come lei deve conoscere: com’è la "situa"?
I miei locali sono chiusi tutti tranne uno, aperto fino alle 18: è il Backdoor 43, in Ripa di Porta Ticinese, che è pensato per il take away. Gli altri locali non possono funzionare perché sono spazi da vivere, senza eccessive restrizioni.
Appunto, restrizioni e vincoli: si parla di possibile licenziamenti per chi rifiuti di vaccinarsi. Lei cercherà di imporre la vaccinazione ai suoi dipendenti?
No, non posso. Chi lo vuol fare lo faccia, ovviamente, ma è una scelta molto personale. Credo che una misura così forte non vada imposta, anche perché alcune persone vedono il vaccino come un rischio. Altra cosa è il passaporto vaccinale: se vuoi andare in un determinato posto è una tua scelta. Preparati, dunque, prima di andarci.
Però senza vaccino si accetta il rischio del contagio.
Se continui a lavorare non puoi non accettarlo. Noi in tutti questi mesi di lockdown abbiamo lavorato sapendo a che cosa andavamo incontro, e abbiamo anche visto gente intorno a noi che veniva contagiata.
Ma lei, Angiolillo, pensa di vaccinarsi?
Per il momento non è in programma. Non ci ho ancora riflettuto, né le autorità sanitarie mi hanno chiesto di cominciare a prepararmi. E credo sia opportuno dare la priorità a persone più fragili di me: io a confronto sono abbastanza giovane.
Visto che si parla di possibile ripresa delle attività, fra qualche mese, lei ha già il suo piano?
Noi fortunatamente siamo già attivi: produciamo anche distillati, e stiamo investendo in questo le energie. Qualche progetto per il futuro c’è, ma è ancora presto per parlarne. L’importante è continuare a impegnarsi, non stare fermi, perché chi si lamenta è perduto. Io sono responsabile di altri dipendenti: se comincio a essere negativo io, figuriamoci gli altri.


