Il digitale nell'universo Fic: un'opportunità di crescita
Con la digitalizzazione è necessario avere un rapporto non di dipendenza, ma costruttivo. Come è stato per Federcuochi, che attraverso webinar e raccolte di firme non si è mai fermata, nemmeno durante il lockdown
Sebbene nei primi due decenni del nuovo millennio l’uso delle tecnologie digitali abbia in generale registrato un enorme aumento in termini di tempo, funzioni e utenti, l’apice - tra computer e smartphone, app e internet - è stato registrato proprio nei mesi dell’anno appena trascorso, a causa dell’isolamento di miliardi di persone per contrastare la diffusione della pandemia.

A causa di questa emergenza sanitaria su scala mondiale, infatti, la vita di moltissime persone è diventata per necessità molto più digitale che fisica. Le “nuove tecnologie” si sono messe a disposizione per farci comunicare con il mondo esterno e con i nostri cari lontani; ci permettono di lavorare comodamente in pantofole da casa o di giocare addirittura in gruppo e a distanza. Colmano i "tempi morti" delle nostre giornate e ci consentono di mantenere un senso di comunità all'interno di una società costretta a distanziarsi per ragioni di sopravvivenza! Insomma, le tecnologie digitali stanno dimostrando il loro enorme potere: aiutare l’essere umano a rimanere entità “sociale”.
Sono sempre stato un patito di queste nuove tecnologie. Il mio approccio a questo mondo da tanti demonizzato - chi per scarsa dimestichezza, chi per paura il digitale possa dimostrarsi un nemico del sociale - è forte e quotidiano, ma opportunamente gestito nell’arco della giornata. Insomma: non c'è per me pericolo di “assuefazione”. Ho sempre preso le dovute distanze e precauzioni rispetto a questo “mondo”. Ritengo - e ne sono sempre più convinto - che un uso intelligente della tecnologia aiuti la persona ad aprirsi mentalmente (come è accaduto ad esempio nel primo lockdown), purché si mantenga la giusta consapevolezza circa il suo utilizzo.
Già dal mio primo insediamento come presidente della Federazione italiana cuochi (oltre 5 anni fa), ho voluto fin da subito potenziare la digitalizzazione del nostro ente, specialmente per quanto riguarda l'informazione e la comunicazione diretta tra i soci, il gruppo dirigenziale e i vari compartimenti e dipartimenti Fic. App e servizi di messaggistica dedicate, cartelle Dropbox condivise ed altri servizi ancora, allo scopo di agevolare e semplificare il grosso del lavoro che la nostra Federcuochi alimenta con le numerosissime attività e i tanti servizi messi in campo per i nostri tesserati (e per l’intera categoria).
Voglio ricordare due importanti iniziative. La raccolta di dati e firme attraverso la nostra App Fic per il riconoscimento, richiesto al ministero della Salute, di “attività usurante” in riferimento al nostro mestiere, con le potenziali gravi patologie che ne possono derivare. L’avvio di corsi di alta formazione Fic in webinar, in piena emergenza sanitaria, con appuntamenti quasi quotidiani sui nostri social.
Quest’ultima esperienza è stata particolarmente apprezzata dai nostri tesserati, tanto che per il futuro abbiamo programmato, in particolar modo per le delegazioni estere della Federazione, una serie di videolezioni - il merito va a chi si è occupato della loro organizzazione, la segreteria di Roma e i soci Alessandro Laudadio e Riccardo Carnevali.
Federazione italiana cuochi all’avanguardia quindi, sempre pronta e aperta alle novità di questo mondo, anche se il nostro (di
cuochi) si basa su manualità e sensibilità, per il cibo e per il gusto. Qualcosa che nel nostro mestiere nessuna macchina o tecnologia digitale al mondo potrà mai virtualmente riprodurre.

La tecnologia, se usata con coscienza, può migliorare comunicazione e lavoro
Quando questo Covid-19 ci lascerà, com'è naturale che sia, su ognuno di noi e sull’intera collettività resteranno le abitudini dei "nuovi modi di relazionarsi", che assieme a nuove consapevolezze sopraggiunte, porteranno tutti a cambiare il proprio modo di guardare al futuro. A causa di questa emergenza sanitaria su scala mondiale, infatti, la vita di moltissime persone è diventata per necessità molto più digitale che fisica. Le “nuove tecnologie” si sono messe a disposizione per farci comunicare con il mondo esterno e con i nostri cari lontani; ci permettono di lavorare comodamente in pantofole da casa o di giocare addirittura in gruppo e a distanza. Colmano i "tempi morti" delle nostre giornate e ci consentono di mantenere un senso di comunità all'interno di una società costretta a distanziarsi per ragioni di sopravvivenza! Insomma, le tecnologie digitali stanno dimostrando il loro enorme potere: aiutare l’essere umano a rimanere entità “sociale”.
Sono sempre stato un patito di queste nuove tecnologie. Il mio approccio a questo mondo da tanti demonizzato - chi per scarsa dimestichezza, chi per paura il digitale possa dimostrarsi un nemico del sociale - è forte e quotidiano, ma opportunamente gestito nell’arco della giornata. Insomma: non c'è per me pericolo di “assuefazione”. Ho sempre preso le dovute distanze e precauzioni rispetto a questo “mondo”. Ritengo - e ne sono sempre più convinto - che un uso intelligente della tecnologia aiuti la persona ad aprirsi mentalmente (come è accaduto ad esempio nel primo lockdown), purché si mantenga la giusta consapevolezza circa il suo utilizzo.
Già dal mio primo insediamento come presidente della Federazione italiana cuochi (oltre 5 anni fa), ho voluto fin da subito potenziare la digitalizzazione del nostro ente, specialmente per quanto riguarda l'informazione e la comunicazione diretta tra i soci, il gruppo dirigenziale e i vari compartimenti e dipartimenti Fic. App e servizi di messaggistica dedicate, cartelle Dropbox condivise ed altri servizi ancora, allo scopo di agevolare e semplificare il grosso del lavoro che la nostra Federcuochi alimenta con le numerosissime attività e i tanti servizi messi in campo per i nostri tesserati (e per l’intera categoria).
Voglio ricordare due importanti iniziative. La raccolta di dati e firme attraverso la nostra App Fic per il riconoscimento, richiesto al ministero della Salute, di “attività usurante” in riferimento al nostro mestiere, con le potenziali gravi patologie che ne possono derivare. L’avvio di corsi di alta formazione Fic in webinar, in piena emergenza sanitaria, con appuntamenti quasi quotidiani sui nostri social.
Quest’ultima esperienza è stata particolarmente apprezzata dai nostri tesserati, tanto che per il futuro abbiamo programmato, in particolar modo per le delegazioni estere della Federazione, una serie di videolezioni - il merito va a chi si è occupato della loro organizzazione, la segreteria di Roma e i soci Alessandro Laudadio e Riccardo Carnevali.
Federazione italiana cuochi all’avanguardia quindi, sempre pronta e aperta alle novità di questo mondo, anche se il nostro (di
cuochi) si basa su manualità e sensibilità, per il cibo e per il gusto. Qualcosa che nel nostro mestiere nessuna macchina o tecnologia digitale al mondo potrà mai virtualmente riprodurre.


