Il cibo ci salverà. Ma restiamo uniti
Non dimentichiamo la lezione che ci ha dato la pandemia: restiamo uniti e generosi come nel lockdown. Confidando che il cibo e la convivialità saranno di nuovo le nostre armi vincenti
Chiunque di noi dà alla sigla “Covid-19” un senso personale e un diverso percorso nel rimpossessarsi della propria vita quotidiana verso la “normalità”. Per tutti, però, le esperienze difficili hanno bisogno di tante energie e per essere affrontate e gestite, come si è visto del resto in pieno lockdown. La popolazione italiana ha reagito con responsabilità, in una unità di intenti straordinaria, dove tutti si sono attenuti alle eccezionali misure restrittive con grande consapevolezza e coraggio e, soprattutto, con uno spirito di grande ottimismo verso il futuro. Si è potuto vedere anche tante manifestazioni di solidarietà verso coloro che avevano subito gli effetti peggiori di questa emergenza sanitaria, in maniera lodevole, mettendo in evidenza le componenti migliori dell’intimo umano.

Purtroppo, poi, nel momento in cui è venuto meno il valore massimo del pericolo e superato l’apice dell’emergenza, con il processo di ripresa e “ricostruzione” verso la normalità, si è tornati alle “vecchie abitudini”. Aziende che sfruttano le fragilità dell’operaio; esponenti politici e facoltosi liberi professionisti che, indecentemente, fanno richiesta dei “bonus” economici (i famose 600 euro); giri di tangenti per le forniture dei Dpi (dispositivi di protezione individuali) sanitari destinati agli Enti pubblici e aumenti di prezzi in maniera sconsiderata su generi di prima necessità.
Per non parlare del clima politico, dove le varie fazioni si accusano di incapacità e di irresponsabilità. Un ritorno verso la normalità quindi, lastricata dai soliti e immancabili “vezzi” a tutti noi ben conosciuti.
Io credo che sarebbe opportuno guardarsi tutti dentro, ci si prospetta un’occasione imperdibile: possiamo decidere di risollevarci più fatalisti e fragili, oppure più consapevoli, saggi, onesti, forti e con prospettive e obiettivi ben precisi. Questa “fase” può allora diventare occasione in cui possiamo prendere atto del fatto che, siamo sì fragili, ma che possiamo dare una direzione alla nostra esistenza in meglio, consapevoli che, se non possiamo cambiare le vicende infauste della vita, possiamo però cambiare noi stessi in meglio.
I giorni del Covid-19 ci hanno visto protagonisti dello smart working, del potenziamento del digitale e di tante altre “mutazioni” produttive che hanno aperto inverosimilmente la strada verso nuovi scenari e opportunità lavorative. L’Italia non può ancora dire di avere vinto completamente l’epidemia, ma credo sia giunto il momento di iniziare già da ora uno straordinario cambiamento, animato da una vera voglia di miglioramento e innovazione attraverso i nostri giovani, il nostro futuro, in virtù anche dei fondi europei del Recovery Fund che arriveranno su precisi piani di rinnovamento e di riforme del Paese. È un diritto dei giovani e un’opportunità unica da non sprecare per il benessere di tutti.
Noi della Federazione italiana cuochi ci siamo attivati e rivolti verso i giovani da tempo, già al mio primo insediamento come presidente, investendo sulla loro formazione e professionalità e nelle prospettive del loro futuro. Il nostro ente di categoria, inoltre, nonostante la crisi del settore che ci perseguiterà ancora per lungo tempo, attuerà tutte le strategie necessarie e condivise con i nostri amministratori e politici a beneficio di una “rinascita” del Paese e tutto il nostro indotto, forti e consapevoli che il cibo e la convivialità siano un mezzo per apportare sempre serenità sociale e benessere, sin da ora.

Bisogna guardare al futuro con coraggio e fiducia
Purtroppo, poi, nel momento in cui è venuto meno il valore massimo del pericolo e superato l’apice dell’emergenza, con il processo di ripresa e “ricostruzione” verso la normalità, si è tornati alle “vecchie abitudini”. Aziende che sfruttano le fragilità dell’operaio; esponenti politici e facoltosi liberi professionisti che, indecentemente, fanno richiesta dei “bonus” economici (i famose 600 euro); giri di tangenti per le forniture dei Dpi (dispositivi di protezione individuali) sanitari destinati agli Enti pubblici e aumenti di prezzi in maniera sconsiderata su generi di prima necessità.
Per non parlare del clima politico, dove le varie fazioni si accusano di incapacità e di irresponsabilità. Un ritorno verso la normalità quindi, lastricata dai soliti e immancabili “vezzi” a tutti noi ben conosciuti.
Io credo che sarebbe opportuno guardarsi tutti dentro, ci si prospetta un’occasione imperdibile: possiamo decidere di risollevarci più fatalisti e fragili, oppure più consapevoli, saggi, onesti, forti e con prospettive e obiettivi ben precisi. Questa “fase” può allora diventare occasione in cui possiamo prendere atto del fatto che, siamo sì fragili, ma che possiamo dare una direzione alla nostra esistenza in meglio, consapevoli che, se non possiamo cambiare le vicende infauste della vita, possiamo però cambiare noi stessi in meglio.
I giorni del Covid-19 ci hanno visto protagonisti dello smart working, del potenziamento del digitale e di tante altre “mutazioni” produttive che hanno aperto inverosimilmente la strada verso nuovi scenari e opportunità lavorative. L’Italia non può ancora dire di avere vinto completamente l’epidemia, ma credo sia giunto il momento di iniziare già da ora uno straordinario cambiamento, animato da una vera voglia di miglioramento e innovazione attraverso i nostri giovani, il nostro futuro, in virtù anche dei fondi europei del Recovery Fund che arriveranno su precisi piani di rinnovamento e di riforme del Paese. È un diritto dei giovani e un’opportunità unica da non sprecare per il benessere di tutti.
Noi della Federazione italiana cuochi ci siamo attivati e rivolti verso i giovani da tempo, già al mio primo insediamento come presidente, investendo sulla loro formazione e professionalità e nelle prospettive del loro futuro. Il nostro ente di categoria, inoltre, nonostante la crisi del settore che ci perseguiterà ancora per lungo tempo, attuerà tutte le strategie necessarie e condivise con i nostri amministratori e politici a beneficio di una “rinascita” del Paese e tutto il nostro indotto, forti e consapevoli che il cibo e la convivialità siano un mezzo per apportare sempre serenità sociale e benessere, sin da ora.


