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Post omofobo per assumere personale: multa da 6mila euro allo chef Paolo Cappuccio
Il Tribunale di Trento ha accolto il ricorso della Cgil e ha disposto anche il pagamento delle spese legali e la pubblicazione della sentenza su una testata nazionale dopo il caso esploso sui social nei mesi scorsi
Il Tribunale di Trento ha condannato lo chef Paolo Cappuccio per il carattere discriminatorio delle dichiarazioni contenute in un post pubblicato il 4 luglio dello scorso anno sul suo profilo Facebook, in cui delineava i requisiti per entrare nella sua brigata di cucina in un importante hotel di Madonna di Campiglio, in provincia di Trento.
Il risarcimento alla Cgil e la pubblicazione della sentenza
Il giudice Giuseppina Passarelli ha disposto un risarcimento di 6mila euro a favore della Cgil del Trentino, che aveva presentato ricorso assistita dagli avvocati Giovanni Guarini e Alberto Guariso, oltre al pagamento delle spese legali. La sentenza stabilisce inoltre che il provvedimento venga pubblicato su una testata nazionale, scegliendo tra Corriere della Sera, la Repubblica, Il Sole 24 Ore, La Stampa o Il Fatto Quotidiano.
Il post Facebook e le dichiarazioni successive
Al centro della vicenda, ricordiamo, c’è il post con cui Cappuccio aveva indicato le caratteristiche richieste a chi voleva candidarsi come chef o pasticcere per la stagione invernale nella struttura di Madonna di Campiglio. Nel messaggio, poi rimosso ma nel frattempo ampiamente diffuso sui social, si leggeva: «Sono esclusi comunisti/fancazzisti. Master chef del c***o ed affini. Persone con problemi di alcol, droghe e di orientamento sessuale».
I contenuti del post erano stati successivamente ripresi dalla stampa locale e ribaditi dallo stesso chef ai microfoni di Italia a Tavola, dove aveva difeso la propria posizione: «Conosco molte persone omosessuali e non ho mai discriminato sessualmente nessuno. Il mio post non si riferiva alle scelte sessuali che ognuno è libero di fare, ma al fatto che in passato mi è capitato di avere in brigata pedofili e non voglio averci più nulla a che fare». In seguito, era tornato sull’argomento anche in un’intervista a La Zanzara, programma radiofonico condotto da Giuseppe Cruciani e David Parenzo, e in un articolo pubblicato da Il Giornale.
Sul riferimento ai “comunisti”, aveva inoltre spiegato di essere «sempre stato di destra», rivendicando «il diritto di esprimerlo in ogni contesto». Con la decisione del Tribunale di Trento si chiude così il ricorso avviato dalla Cgil del Trentino, che ha contestato il contenuto discriminatorio delle dichiarazioni legate alla selezione del personale per la brigata di cucina.

