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Campionato Mondiale della Pizza 2026, ecco tutti i vincitori a Parma
Il Campionato Mondiale della Pizza 2026 conferma Parma come punto di riferimento internazionale per l’arte bianca. La competizione ha visto emergere nuovi protagonisti e stili diversi, dalla pizza classica alla senza glutine
Anche nel 2026 il Campionato Mondiale della Pizza a Parma si è vonfermato come uno degli appuntamenti più seguiti del settore. La manifestazione ha raccolto pizzaioli provenienti da diversi Paesi, in un contesto che continua a crescere sia per partecipazione sia per varietà delle proposte. La pizza si conferma così un linguaggio condiviso, capace di adattarsi a contesti culturali differenti senza perdere i propri riferimenti originari. Un equilibrio che emerge con chiarezza anche nelle competizioni, dove la tecnica si confronta sempre più con ricerca, sostenibilità e attenzione alle materie prime.
Campionato mondiale della pizza: i vincitori
L’edizione 2026 del Campionato Mondiale della Pizza, svoltosi a Parma, ha visto imporsi nella pizza classica Manolo Collovigh, premiato per un lavoro costruito su equilibrio e precisione tecnica. Nella pizza napoletana STG il primo posto è andato a Ludovic Bicchierai, capace di interpretare con rigore uno stile codificato, lavorando su impasto, cottura e armonia degli ingredienti. Lo stesso Bicchierai si è distinto anche nella categoria pizza in teglia, confermando una versatilità che emerge come uno dei tratti sempre più richiesti nel settore.
Accanto alle categorie più tradizionali, la competizione ha evidenziato la crescita di formati diversi. Nella pizza in pala si è affermato Massimo Bruni, con una proposta che riflette l’evoluzione di uno stile sempre più presente nella ristorazione contemporanea. La categoria senza glutine ha visto la vittoria di Thomas De Silvestri, segnale di un ambito che negli ultimi anni ha compiuto un salto qualitativo significativo, sia dal punto di vista tecnico sia sotto il profilo sensoriale. Spazio anche alla pizza a due, dove il lavoro condiviso diventa parte integrante del risultato: a ottenere il riconoscimento sono stati Giuseppe Villani e Gabriele Frati, con una proposta costruita su equilibrio e collaborazione.
Non sono mancati i momenti più legati alla spettacolarizzazione del mestiere. Daniele Pasini si è distinto nella pizza più larga e nella gara di velocità, mentre nel freestyle è stato Nicola Matarazzo a emergere per una prova che ha unito tecnica e intrattenimento. A ottenere il riconoscimento più trasversale, il Triathlon della pizza, è stato Nicola Sardella, premiato per la capacità di adattarsi a più specialità. Nella competizione a squadre, invece, si è imposto il team Six Warriors, evidenziando il ruolo sempre più centrale del lavoro coordinato. Tra le categorie più partecipate si conferma quella dedicata agli amatori. A vincere è stata Silvia Da Re, seguita da Bayard Rogers e Alessio Donno, con proposte che dimostrano come la cultura della pizza continui a diffondersi anche al di fuori dell’ambito professionale.
Parma al centro del confronto internazionale
Il Campionato si conferma un punto di osservazione privilegiato per comprendere l’evoluzione del settore. La partecipazione internazionale e la varietà delle proposte mostrano come la pizza sia diventata un linguaggio condiviso, capace di adattarsi a contesti diversi mantenendo una base riconoscibile. «La pizza è molto più di un piatto: è un linguaggio universale», ha commentato Massimo Puggina, organizzatore dell’evento. «Cresce il livello tecnico ma anche l’attenzione verso sostenibilità e qualità delle materie prime». Tra i temi emersi con maggiore evidenza c’è quello della sostenibilità, sempre più integrato nelle valutazioni. Il riconoscimento per la pizza sostenibile è stato assegnato a Jonathan Petriccioli, mentre Thomas De Silvestri ha ricevuto anche il Premio Consorzio Parmigiano Reggiano Dop. L’edizione 2026 conferma così una direzione chiara: la pizza evolve attraverso nuove tecniche e sensibilità, mantenendo un legame forte con la tradizione. Un equilibrio che continua a definire il successo di uno dei simboli più riconosciuti della cultura gastronomica italiana.

