Girando per i piccoli stand di Seeds and Chips, il summit mondiale sul cibo del futuro tenutosi a Milano tempo fa, ho pensato che forse il futuro del nostro cibo potrebbe essere realmente in mano ai cuochi che utilizzando i progressi di molte delle startup esistenti potrebbero dare alla cucina un apporto notevole anche nella divulgazione di idee che potrebbero giovare al loro stesso lavoro. Purtroppo non ho visto molti cuochi girare fra i banchetti dei creativi, né ho visto associazioni che li rappresentassero, ma ho visto - parafrasando un famoso film di fantascienza - “cose che voi umani non potete nemmeno immaginare”.

(I cuochi salveranno il mondo (forse))

Ma cominciamo con ordine, la farina di grillo thailandese non è male, ho assaggiato delle barrette proteiche con questa farina mischiata con cocco e cioccolato devo dire molto buone, così come la pasta fatta con la stessa farina. Interessanti anche le startup che promuovono il cibo sano e genuino direttamente a casa tua. Mi chiedo perché non lo si possa fare con il cibo che “fa male”, posto che il cibo non fa mai male... Purtroppo subiamo una corrente filosofico gastronomica di stampo luddista che vive, vegeta e lucra sulla critica alla bistecca o all’uovo.

Ma la cosa che più mi ha fatto sussultare è stato lo slogan di un’azienda irlandese: “La miglior pasta al mondo proviene dall’Irlanda”, fatta al 100% con alghe biologiche. E qui ho pensato ai poveri produttori di Gragnano o ai cuochi che ancora si ostinano a cucinare la pasta di grano. Penso però che noi che lavoriamo nel settore dobbiamo confrontarci con questi temi e magari utilizzare le esperienze, le abilità e le capacità di chi lavora in cucina per migliorare la qualità del cibo e della vita personale e ancor di più quella dei nostri clienti, magari utilizzando le colture idroponiche o le aeroponiche per produrre le nostre verdure e la nostra frutta.