
Meal kit provider, il nuovo competitor. Innovazione, qualità e rapidità i segreti
Quanti ristoratori pensano che nell’agone competitivo i concorrenti sono da ricercare tra i colleghi di vicinato? Il solo “pensarli” concorrenti e non colleghi è già sintomatico di come costoro siano proprio fuori strada. L’insidia è in chi propone formule di dine out innovative, capaci di anticipare le tendenze e arrivare prima degli altri
19 maggio 2018 alle ore 09:25
Per quanto è vero, ed è fortemente vero (!) che nel dine out l’esclusiva non esiste ed è bene e naturale che non esista, non è dunque il collega ristoratore ben conosciuto a tutti, il concorrente. Ed ecco un nuovo protagonista, esso sì competitor di una ristorazione ancorata all’idea tradizionale del ristorante. Questo nuovo insidioso attore è il meal kit provider, Il fornitore di un ben fatto kit atto a preparare in casa, sottintesa la cornice conviviale, un buon piatto.

Target primario i Millennials metropolitani gourmet. E dove sono disponibili questi meal kit? Diciamo che il luogo privilegiato, almeno a tendere, con realtà significative anche in Italia, è in rete: con proposte mirate, stante l’abilità di profilazione dell’utenza e con approccio relazionale che mira ad abbonamenti piuttosto che ad acquisti one shot. Essenziali le componenti di servizio, prime fra tutte, quasi ovvia, la consegna a domicilio in tempi certi e ben pattuiti.
Molto interessante notare, e quindi prenderne atto e su ciò riflettere, che alla proposta on-line si affianca (e non si sovrappone) anche la cooperazione del meal kit provider con la Gdo. È l’attuazione della cosiddetta multicanalità. La realtà italiana è al momento costituita da Quomi, la startup che per prima ha introdotto i meal kit a domicilio nel Belpaese. Quomi ha di recente stipulato accordo con la catena di ipermercati Iper, La grande i (Gruppo Finiper). La label del meal kit è Cucina Facile.
Quali sono i valori che si trasmettono e che rendono appealing al suddetto target questa proposta? Fondamentalmente sono due i valori: trasparenza e fiducia. Gli ingredienti sono freschi, di buona qualità e correttamente dosati. L’esecuzione diviene semplice grazie ad efficaci istruzioni illustrate. Ci sono anche suggerimenti di abbinamento con il vino.
A questo punto una domanda, quasi sicuramente legittima, ci sovviene: “Non è giunto il momento, per il ristoratore smart, di ampliare il suo offering al meal kit?” Ovvero, è mai possibile che il “meal provider” del dine out non sia in grado di adeguarsi e divenire anche, mediante riorganizzazione, il meal kit provider del Dine in as Dine out?
La riorganizzazione, appunto. Quell’anelito a prepararsi al nuovo che, ahinoi, sovente latita.

Target primario i Millennials metropolitani gourmet. E dove sono disponibili questi meal kit? Diciamo che il luogo privilegiato, almeno a tendere, con realtà significative anche in Italia, è in rete: con proposte mirate, stante l’abilità di profilazione dell’utenza e con approccio relazionale che mira ad abbonamenti piuttosto che ad acquisti one shot. Essenziali le componenti di servizio, prime fra tutte, quasi ovvia, la consegna a domicilio in tempi certi e ben pattuiti.
Molto interessante notare, e quindi prenderne atto e su ciò riflettere, che alla proposta on-line si affianca (e non si sovrappone) anche la cooperazione del meal kit provider con la Gdo. È l’attuazione della cosiddetta multicanalità. La realtà italiana è al momento costituita da Quomi, la startup che per prima ha introdotto i meal kit a domicilio nel Belpaese. Quomi ha di recente stipulato accordo con la catena di ipermercati Iper, La grande i (Gruppo Finiper). La label del meal kit è Cucina Facile.
Quali sono i valori che si trasmettono e che rendono appealing al suddetto target questa proposta? Fondamentalmente sono due i valori: trasparenza e fiducia. Gli ingredienti sono freschi, di buona qualità e correttamente dosati. L’esecuzione diviene semplice grazie ad efficaci istruzioni illustrate. Ci sono anche suggerimenti di abbinamento con il vino.
A questo punto una domanda, quasi sicuramente legittima, ci sovviene: “Non è giunto il momento, per il ristoratore smart, di ampliare il suo offering al meal kit?” Ovvero, è mai possibile che il “meal provider” del dine out non sia in grado di adeguarsi e divenire anche, mediante riorganizzazione, il meal kit provider del Dine in as Dine out?
La riorganizzazione, appunto. Quell’anelito a prepararsi al nuovo che, ahinoi, sovente latita.


