Barman, meglio affidarsi alle associazioni professionali
I barman che vogliono migliorarsi e intraprendere una carriera duratura e di successo non possono far altro che entrare a far parte delle associazioni professionali dedicate. Gli individualismi non portano lontano
Le associazioni professionali sono delle strutture nate con l’obiettivo di migliorare il bagaglio professionale e lavorativo del singolo bartender. Per raggiungere questo obiettivo vengono organizzate delle apposite commissioni composte da grandi professionisti del settore che lavorano attivamente per la formazione, la deontologia, il rapporto con le aziende del settore, gli enti pubblici e le scuole alberghiere.

Inoltre vengono organizzati a livello regionale dei Masterclass, delle degustazioni e delle visite alle aziende e soprattutto dei concorsi di cocktails dove centinaia di bartenders hanno la possibilità di confrontarsi e di migliorare le proprie qualità lavorative. I motivi per cui un barman si senta motivato ad entrare in una associazione dipendono esclusivamente dalla sua volontà di partecipare a tutto ciò per valorizzarsi maggiormente come persona e professionista.
Partecipare è sintomo di crescita, partecipare in associazione significa migliorare la propria carriera. Tramite l’apporto di tutti si esaltano le qualità individuali come in un gioco di squadra, il collettivo esalta i singoli. Da soli non si raggiungono mai obiettivi elevati. Chi ci è riuscito senza l’apporto associativo è solo perché ha dimostrato grandi capacità imprenditoriali nello sfruttare i social oppure la fortuna di lavorare in locali storici o di tendenza in grandi realtà urbane. Queste figure spesso sono prese d’esempio e sfruttate dal marketing delle aziende liquoristiche per vendere meglio i loro prodotti. Nonostante la loro abilità non è certo positivo che diventino l’esclusivo patrimonio dell’immagine del settore del bartending visto che difficilmente risultano completi della scuola classica a 360°.

Inoltre un altro valido motivo per entrare in un’associazione è quello dell’amicizia. Il barman, abituato per ragioni di lavoro a conoscere tante persone e tante realtà diverse, ha l’opportunità all’interno di un’associazione di intrecciare molti rapporti d’amicizia e di lavorare in stretto contatto con tanti professionisti e di sentirsi parte integrante di una grande famiglia aumentando così il grado di soddisfazione personale e il divertimento. E tutto questo evita il coinvolgimento e la dipendenza che normalmente abbiamo con la realtà del marketing del mondo commerciale imposto dalle aziende. Le associazioni del bartending chiaramente abbracciano tutti i professionisti del settore nelle differenti specializzazioni, da quelli esperti nella mixologist, a quelli della caffetteria, dell’accoglienza alberghiera, dei cocktail bar turistici e di piccole realtà di paese e tanti altri.
È ovvio che le caratteristiche di ognuno di loro sono altrettanto diverse per esperienze e capacità, ma come ci insegna la scuola classica c’è sempre l’umiltà che ci permette di imparare sempre qualcosa da tutti. Questo importante principio che dovrebbe far parte della nostra deontologia professionale è spesso dimenticato oggi da bartender che sono diventati importanti e conosciuti e non sentono il bisogno di confrontarsi con gli altri. A differenza dei grandi barman di una volta oggi i bartender di successo tendono a difendere il loro protagonismo e a diventare delle “prime donne”, e questo non è certo un fattore positivo per la nostra figura professionale dedita all’accoglienza.

Inoltre vengono organizzati a livello regionale dei Masterclass, delle degustazioni e delle visite alle aziende e soprattutto dei concorsi di cocktails dove centinaia di bartenders hanno la possibilità di confrontarsi e di migliorare le proprie qualità lavorative. I motivi per cui un barman si senta motivato ad entrare in una associazione dipendono esclusivamente dalla sua volontà di partecipare a tutto ciò per valorizzarsi maggiormente come persona e professionista.
Partecipare è sintomo di crescita, partecipare in associazione significa migliorare la propria carriera. Tramite l’apporto di tutti si esaltano le qualità individuali come in un gioco di squadra, il collettivo esalta i singoli. Da soli non si raggiungono mai obiettivi elevati. Chi ci è riuscito senza l’apporto associativo è solo perché ha dimostrato grandi capacità imprenditoriali nello sfruttare i social oppure la fortuna di lavorare in locali storici o di tendenza in grandi realtà urbane. Queste figure spesso sono prese d’esempio e sfruttate dal marketing delle aziende liquoristiche per vendere meglio i loro prodotti. Nonostante la loro abilità non è certo positivo che diventino l’esclusivo patrimonio dell’immagine del settore del bartending visto che difficilmente risultano completi della scuola classica a 360°.

Inoltre un altro valido motivo per entrare in un’associazione è quello dell’amicizia. Il barman, abituato per ragioni di lavoro a conoscere tante persone e tante realtà diverse, ha l’opportunità all’interno di un’associazione di intrecciare molti rapporti d’amicizia e di lavorare in stretto contatto con tanti professionisti e di sentirsi parte integrante di una grande famiglia aumentando così il grado di soddisfazione personale e il divertimento. E tutto questo evita il coinvolgimento e la dipendenza che normalmente abbiamo con la realtà del marketing del mondo commerciale imposto dalle aziende. Le associazioni del bartending chiaramente abbracciano tutti i professionisti del settore nelle differenti specializzazioni, da quelli esperti nella mixologist, a quelli della caffetteria, dell’accoglienza alberghiera, dei cocktail bar turistici e di piccole realtà di paese e tanti altri.
È ovvio che le caratteristiche di ognuno di loro sono altrettanto diverse per esperienze e capacità, ma come ci insegna la scuola classica c’è sempre l’umiltà che ci permette di imparare sempre qualcosa da tutti. Questo importante principio che dovrebbe far parte della nostra deontologia professionale è spesso dimenticato oggi da bartender che sono diventati importanti e conosciuti e non sentono il bisogno di confrontarsi con gli altri. A differenza dei grandi barman di una volta oggi i bartender di successo tendono a difendere il loro protagonismo e a diventare delle “prime donne”, e questo non è certo un fattore positivo per la nostra figura professionale dedita all’accoglienza.


