Si fanno meno figli perché non ci sono abbastanza soldi per garantire a loro (e a noi stessi) quel minimo di sicurezza economica, di aspettative e quello che si reputa essenziale. Le banche hanno le casse piene eppure non concedono prestiti né alle aziende né ai privati, perché hanno “paura” che i debitori non li restituiscano. Le famiglie, a differenza di quelle che hanno difficoltà di arrivare a fine mese, preferiscono accantonare anziché spendere: si ha troppa “paura” del domani, così i consumi languono e la maggior parte delle imprese va a picco.

(Di quante paure siamo fatti?)

Abbiamo così paura di avere paura da rimanere in un contesto di poca dinamicità per non rischiare e cercare di cambiare le nostre vite! Così facendo, persone, piccole e medie aziende e piccoli artigiani non sapranno mai se la loro “idea” avrebbe funzionato. La paura di molti di “fallire” nel dare corpo a sogni e aspirazioni finisce per farli rimanere tali.

Anch’io nella mia vita sono stato assillato da mille paure, non lo nascondo, specie quando mi candidai alla presidenza della Federazione italiana cuochi, per l’impegno che ne competeva e le responsabilità verso gli altri. Ma avevo comunque un’idea e un sogno di una nuova Federcuochi, di un’associazione più dinamica, più ambiziosa, più in sintonia coi tempi e soprattutto di quel ruolo che nel contesto sociale e produttivo del nostro Paese di diritto le compete. La paura di “fallire” era persistente in ogni mia decisione, in ogni mia scelta, anche se sempre ponderata. Non mi sono mai sottratto alle responsabilità del mio ruolo di presidente e tanto meno trincerato nell’immobilismo per paura di sbagliare!

In questi 4 anni, e quasi a fine mandato, devo dire che questo sogno si sta realizzando: l’osare e il non desistere per la paura ha dato i suoi frutti. Devo ringraziare la squadra di amici e colleghi che mi stanno sostenendo e condividono le mie idee e ambizioni, facendo delle mie “paure” solo delle inanità remote.

Ovviamente sto parlando di una mia dimensione personale in un contesto associativo, come la Federcuochi. Riconosco che è diverso quando sono in ballo la vita e il benessere della persona e della famiglia; ma si riconosca comunque che oggi abbiamo “paura” di perdere quanto abbiamo più che “voglia” di conquistare di meglio, ed è questo che alla fine ci frega un po’ tutti. Un augurio di buon lavoro a tutti.