Governo nuovo, problemi vecchi tra immigrazione e caporalato
Dopo la morte di 16 immigrati braccianti agricoli sulle strade del Foggiano, la Procura ha aperto due inchieste, una sui sinistri e l’altra sul caporalato, fenomeno che costituisce una vera e propria “attività criminale”
Purtroppo, e mi dispiace veramente dirlo, in Italia si sollevano le questioni solo ed unicamente quando “ci scappa il morto”. Sono decenni che l’impudenza dello sfruttamento, attraverso organizzazioni malavitose, è operante nel nostro Paese nei confronti di immigrati, regolari e non, giunti in Italia spinti dalla disperazione e trattati come schiavi con paghe misere a fronte di 12-14 ore di lavoro al giorno. Naturalmente tutti, sulla scia emotiva che la notizia di questi morti ha destato, si sono sentiti in dovere di portare solidarietà a queste frotte di disperati, gli stessi che in occasioni diverse sono oggetto di sdegno e di riprovazione, per il sorgere di ghetti e baraccopoli ai margini delle città dove sono collocate le grosse produzioni agricole.

La Federazione italiana cuochi, come sempre, vuole rimanere fuori dalle sterili polemiche e dalla pura ipocrisia, ma condanna a voce ferma tutto il fenomeno dello sfruttamento causato dalle precarietà dell’individuo, ricordando che questo, segno di vergogna sociale, non riguarda solo il Sud e gli immigrati, non riguarda solo i pomodori, ma tutti i settori produttivi, specie su quei territori dove non esistono i necessari controlli, divenendo pratica ordinaria e prassi diffusa.
L’occupazione irregolare, secondo ultimissime stime, è aumentata del 6,3%, portando così a oltre 3,3 milioni i lavoratori che in Italia, volenti o nolenti, vivono in questo cono d’ombra non monitorato. È un problema sociale e finanziario che riguarda tutti noi. Gli illeciti penalizzano non solo il mercato reale ma anche l’onesta manodopera che non può competere in un ambito lavorativo così privo di scrupoli.
Lo sfruttamento e il lavoro irregolare, il cosiddetto “nero”, è operante un po’ ovunque, anche nel nostro settore ristorativo, specie nei confronti dei più giovani, soggetti a rischio poiché privi di un non adeguato percorso formativo o professionale e tutele da parte di enti di categoria. Le Fic si batte per questo “malcostume” e ritiene comunque che le autorità e gli amministratori eletti, al di là delle fazioni o colori di bandiera, devono difendere e tutelare sempre tutti i lavoratori, anche di etnie diverse purché regolari, e garantire il rispetto della legalità. Le leggi ci sono ma non sono applicate, bisogna lavorare affinché lo siano! Riteniamo inoltre che ci si debba confrontare con tutti i “soggetti” del mercato del lavoro, ascoltare le loro istanze e fare mediazione, realizzare politiche a sostegno dell’aggregazione tra imprenditori onesti, favorendo chi investe in accordi di filiera e chi garantisce legalità e trasparenza nel mercato.
Basta sfruttamento della manodopera, basta morti per il lavoro.

La Federazione italiana cuochi, come sempre, vuole rimanere fuori dalle sterili polemiche e dalla pura ipocrisia, ma condanna a voce ferma tutto il fenomeno dello sfruttamento causato dalle precarietà dell’individuo, ricordando che questo, segno di vergogna sociale, non riguarda solo il Sud e gli immigrati, non riguarda solo i pomodori, ma tutti i settori produttivi, specie su quei territori dove non esistono i necessari controlli, divenendo pratica ordinaria e prassi diffusa.
L’occupazione irregolare, secondo ultimissime stime, è aumentata del 6,3%, portando così a oltre 3,3 milioni i lavoratori che in Italia, volenti o nolenti, vivono in questo cono d’ombra non monitorato. È un problema sociale e finanziario che riguarda tutti noi. Gli illeciti penalizzano non solo il mercato reale ma anche l’onesta manodopera che non può competere in un ambito lavorativo così privo di scrupoli.
Lo sfruttamento e il lavoro irregolare, il cosiddetto “nero”, è operante un po’ ovunque, anche nel nostro settore ristorativo, specie nei confronti dei più giovani, soggetti a rischio poiché privi di un non adeguato percorso formativo o professionale e tutele da parte di enti di categoria. Le Fic si batte per questo “malcostume” e ritiene comunque che le autorità e gli amministratori eletti, al di là delle fazioni o colori di bandiera, devono difendere e tutelare sempre tutti i lavoratori, anche di etnie diverse purché regolari, e garantire il rispetto della legalità. Le leggi ci sono ma non sono applicate, bisogna lavorare affinché lo siano! Riteniamo inoltre che ci si debba confrontare con tutti i “soggetti” del mercato del lavoro, ascoltare le loro istanze e fare mediazione, realizzare politiche a sostegno dell’aggregazione tra imprenditori onesti, favorendo chi investe in accordi di filiera e chi garantisce legalità e trasparenza nel mercato.
Basta sfruttamento della manodopera, basta morti per il lavoro.


