Non so quante siano le attività ristorative in Italia ma penso molte, dai bar ai fast food alle osterie ai ristoranti e via discorrendo. Questa grande offerta spesso ci porta a fare molta confusione e perdere un po’ la “bussola”. Quello che è successo a me una sera in cui mi sono perso su una delle tante strade statali che percorrono la Penisola, ritrovandomi poi alle nove di sera affamato davanti ad un’osteria/ristorante. Entro e siccome sono a Borgo Val di Taro (Pr) non posso non mangiare un piatto di tagliatelle ai funghi porcini, e poi sempre porcini preparati in vari modi.

(Tu chiamale se vuoi... emozioni)

L’ambiente è semplice, i piatti serviti senza fronzoli o esperienze creative e sensoriali, se non quelle date dal profumo dei porcini e da quelli della cucina. Mentre ceno l’oste, Luciano, mi serve un vino della casa, una ragazza mi porta il pane, altri commensali parlano di lavoro e della vita di tutti i giorni. Luciano mi suggerisce qualche specialità e mi offre un liquore fatto da lui con delle bacche che se non trattate bene e raccolte nel momento giusto possono essere anche nocive alla salute. Tutto buono, tutto semplice, tutto naturalmente italiano.

Luciano, finito il servizio, cena con un piatto di trippa regalatagli da amici. La cuoca, Ida, gli dice che non sarà mai come la sua, e nelle sue parole e nella sua voce vedo quella cuoca che ha preparato migliaia di piatti di trippa e che sta lì ancora a dare la sua opinione come se il tempo non fosse mai passato, come se la vita le avesse dato il dono di cucinare la trippa come a Maradona quello del pallone. Nella mia mente e nei miei pensieri affiorano immagini di una ristorazione antica senza social, senza gastronomi e critici, senza le riviste. Ida esce come da un “piccolo mondo antico”.

Non so dirvi se ho mangiato bene o male, perché lì in quel ristorante, con Ida e Luciano, ho “mangiato” le storie della ristorazione italiana, le storie di chi lavora lontano da tutto e i clienti sono semplicemente clienti a cui dare un buon cibo. Da tempo vi scrivo di showcooking, di food entertainment, di comfort food, ma davanti a quel piatto di tagliatelle ai funghi porcini mi sono sentito solo io e il cibo, io e la semplicità di un gesto che l’uomo compie da sempre, ovvero “mangiare”. Ho mangiato bene, ma ho vissuto un’emozione che non avevo mai provato, la libertà di mangiare senza dover capire o scoprire qualche cosa a tutti i costi. Voi chiamatele pure “emozioni”.