Un maestro per i suoi meriti professionali, ma anche una figura da red carpet grazie alla macchina mediatica. Questo solo uno spunto per puntare i riflettori su un fenomeno di costume ormai dilagante e conclamato.

(«Ti ho visto in tv!»)

Molti cuochi sono personaggi pubblici, parte integrante di quell’ingranaggio che alimenta il cosiddetto chef system, una dimensione hollywoodiana che sta assumendo toni che poco hanno a che fare con pentole e materie prime. E che pone non pochi interrogativi. Il divismo ai fornelli fa anche bene o nuoce alla Cucina? È davvero un trailer dal richiamo esponenziale verso un mestiere che - attenzione - richiede sempre e a ogni livello dedizione e sacrifici? A Sigep di cuochi con il codazzo, come un tempo in ospedale i “baroni della medicina”, se ne è visti a sufficienza.

Un’acclamazione di popolo dovuta al fascino del famoso o a un sano trasporto verso la sua arte? In un caso, però, testimonianza diretta, i dubbi si sono dissolti. In quell’occasione l’autorevole cuoco è stato sì preso d’assalto, ma dai giovani delle scuole alberghiere, non da uomini di mezza età in cerca di selfie. Una boccata di aria sana. È stato un momento, un fermo immagine che ci ha riportato sulla terra, in presenza di gravità. Un’intensità che ha ricordato quella di uno schivo oste di Milano quando racconta la sua pasta e fagioli, con il cucchiaio che sta in piedi. Ai suoi tavoli Gualtiero Marchesi si sedeva per due chiacchiere e per ristorare il palato a colpi di semplicità.

Il mondo mediatico della cucina oggi è passato da un’iniziale, meritoria, fase di divulgazione a una dimensione troppo autoreferenziale. E le bolle prima o poi scoppiano.