Le sembianze più pure della solidarietà
Davanti alla tragedia del terremoto e a distanza di tanti mesi, sotto i nostri occhi le immagini di una ricostruzione lenta e non diffusa. Un grazie sincero a tutti i “volti della solidarietà”, cuochi compresi
Sono passati 17 mesi dal quel terribile 24 agosto 2016 in cui un tremendo terremoto colpì una vasta area dell’Appennino centrale cancellando letteralmente i paesi di Accumoli, Arquata del Tronto ed Amatrice. Si portò via tante, troppe persone, uccise nella silente notte. Gli effetti della natura e dei suoi mutamenti, che portano a conseguenze anche tragiche, a volte non si possono prevedere, ma ciò che più fa male, ed è terrificante, è il fatto che le istituzioni preposte con i loro strumenti politici e legislativi, pur consapevoli dei pericoli di zone ad alto rischio sismico, non siano intervenute dove era necessario con azioni di prevenzione, specie in quelle costruzioni, come si è scoperto dopo, non a norma o edificate con materiali scadenti o di vecchissima costruzione.

Comunque, davanti a tanta tragedia e a distanza di tanti mesi, sotto i nostri occhi le immagini di una ricostruzione lenta e non diffusa; consegnate solo un quinto delle necessarie casette di fortuna alle popolazioni bisognose, recapitate con mal funzionamenti di riscaldamento ed impianto elettrico, inadatte per giunta a quei luoghi dal clima rigido. Macerie ovunque e mai sgomberate che non permettono alle normali attività produttive e commerciali di fare ripartire la voglia di vivere e la minima normalità. Tra la gente comune sempre più estesa è la convinzione, e mi dispiace dirlo, che nessuna “emergenza” in Italia, più o meno grave, passata o futura, possa essere affrontata e risolta con strumenti ed interventi politici e istituzionali. La storia insegna. Un esempio fra tutti il terremoto del Belice avvenuto nel lontano ’68: più di 48 anni dopo, la ricostruzione non è ancora finita, simile a quell’opera, ideata per collegare all’autostrada i comuni colpiti dal sisma ma mai portata a termine.
Come sempre nello stile della Federazione italiana cuochi, che rappresento, non vogliamo polemizzare o puntare il dito accusatorio, restiamo volutamente fuori da diatribe e spirali populiste, “strumenti” ad uso delle varie fazioni politiche nelle campagne elettorali. Climi e condizioni che considero irrispettose nei confronti dei tanti morti e delle tante sofferenze di chi, ancora oggi, è vittima sopravvissuta a questa calamità. Lasciamo parlare chi ne ha i requisiti e il preciso dovere di far emergere le responsabilità di chi poteva prevenire gli effetti disastrosi del sisma!

Unica nota positiva, a mio avviso, di questo ultimo terremoto sono gli innumerevoli “volti della solidarietà” che hanno gratificato emozionando ogni essere umano: volontari di associazioni, privati, organizzazioni no profit e tutte le forze dell’ordine che hanno contribuito ad alleviare disagi e sofferenze di una popolazione stremata e veramente persa. Fra questi, con una punta di vero orgoglio permettetemi di elogiare indistintamente tutti i cuochi, con un encomio speciale ai nostri del Dipartimento Solidarietà ed Emergenze Fic. Un grande grazie al suo responsabile Roberto Rosati, “deus ex machina” in oltre 9 mesi di attività nei luoghi di sisma, quasi 5.500 ore di lavoro e 227mila pasti completi preparati e gestiti contemporaneamente in 7 diverse cucine da campo. Un carico lavorativo straordinario, grandioso ed impagabile, tipico dei nostri associati, un impegno profuso con slancio, passione ed enorme altruismo, di cui tutta l’Italia, non solo nelle emergenze, dovrebbe sempre andare fiera. Un augurio di buon lavoro a tutti.

Comunque, davanti a tanta tragedia e a distanza di tanti mesi, sotto i nostri occhi le immagini di una ricostruzione lenta e non diffusa; consegnate solo un quinto delle necessarie casette di fortuna alle popolazioni bisognose, recapitate con mal funzionamenti di riscaldamento ed impianto elettrico, inadatte per giunta a quei luoghi dal clima rigido. Macerie ovunque e mai sgomberate che non permettono alle normali attività produttive e commerciali di fare ripartire la voglia di vivere e la minima normalità. Tra la gente comune sempre più estesa è la convinzione, e mi dispiace dirlo, che nessuna “emergenza” in Italia, più o meno grave, passata o futura, possa essere affrontata e risolta con strumenti ed interventi politici e istituzionali. La storia insegna. Un esempio fra tutti il terremoto del Belice avvenuto nel lontano ’68: più di 48 anni dopo, la ricostruzione non è ancora finita, simile a quell’opera, ideata per collegare all’autostrada i comuni colpiti dal sisma ma mai portata a termine.
Come sempre nello stile della Federazione italiana cuochi, che rappresento, non vogliamo polemizzare o puntare il dito accusatorio, restiamo volutamente fuori da diatribe e spirali populiste, “strumenti” ad uso delle varie fazioni politiche nelle campagne elettorali. Climi e condizioni che considero irrispettose nei confronti dei tanti morti e delle tante sofferenze di chi, ancora oggi, è vittima sopravvissuta a questa calamità. Lasciamo parlare chi ne ha i requisiti e il preciso dovere di far emergere le responsabilità di chi poteva prevenire gli effetti disastrosi del sisma!

Unica nota positiva, a mio avviso, di questo ultimo terremoto sono gli innumerevoli “volti della solidarietà” che hanno gratificato emozionando ogni essere umano: volontari di associazioni, privati, organizzazioni no profit e tutte le forze dell’ordine che hanno contribuito ad alleviare disagi e sofferenze di una popolazione stremata e veramente persa. Fra questi, con una punta di vero orgoglio permettetemi di elogiare indistintamente tutti i cuochi, con un encomio speciale ai nostri del Dipartimento Solidarietà ed Emergenze Fic. Un grande grazie al suo responsabile Roberto Rosati, “deus ex machina” in oltre 9 mesi di attività nei luoghi di sisma, quasi 5.500 ore di lavoro e 227mila pasti completi preparati e gestiti contemporaneamente in 7 diverse cucine da campo. Un carico lavorativo straordinario, grandioso ed impagabile, tipico dei nostri associati, un impegno profuso con slancio, passione ed enorme altruismo, di cui tutta l’Italia, non solo nelle emergenze, dovrebbe sempre andare fiera. Un augurio di buon lavoro a tutti.


