I cuochi vip illudono i giovani. In cucina solo se c'è la vocazione
La tendenza dei giovani ad intraprendere la carriera da cuoco è in ascesa perchè in tv il cuoco è il modello imposto quale personaggio di successo. Ma presto si scopre che la cucina è passione e soprattutto fatica
Sono iniziate le scuole e, come era prevedibile, negli istituti alberghieri italiani continuano ad aumentare gli iscritti: ragazzi e ragazze che sembrano intenzionati a lavorare nel complesso settore dell’ospitalità, settore che potrebbe essere la prima voce “in entrata” del bilancio nazionale italiano e che invece continua a vivacchiare tra alti e bassi. Ripetiamo: non c’è Paese al mondo che abbia una vocazione turistica più alta dell’Italia, peccato che questo nostro Paradiso - come scrisse Benedetto Croce - sia abitato da Italiani superficiali, allegri, geniali ma approssimativi.

Molto approssimativa è anche la preparazione con la quale i ragazzi escono dalla scuola alberghiera dopo tre o cinque anni di studio. La lamentela è nota: per un ristorante è oggi difficilissimo trovare un giovane preparato e volenteroso da inserire nel proprio staff di cucina o di sala. Tanti colloqui a vuoto, intese che saltano o perché il giovane si ritira egli stesso dopo essersi reso conto realmente del lavoro che lo aspetta oppure è il datore di lavoro che non è disposto a partire dall’abc per formare un nuovo collaboratore.
Colpa anche dei sempre più numerosi programmi televisivi che si occupano di gastronomia. I cuochi-vip piacciono, entusiasmano, recitano bene. I ragazzi guardano e credono di potere presto arrivare a quei livelli, senza sapere il sudore e le ore infinite che devono passare ai fornelli. Viviamo nell’epoca del “sempre più veloce” e anche professionalmente si pensa di poter bruciare le tappe. Non è così, cari ragazzi. In tutte le professioni, e in particolar modo in quella del cuoco, ci vogliono una vera vocazione, passione, continuità e sacrificio. Se no, cambiate scuola.

Molto approssimativa è anche la preparazione con la quale i ragazzi escono dalla scuola alberghiera dopo tre o cinque anni di studio. La lamentela è nota: per un ristorante è oggi difficilissimo trovare un giovane preparato e volenteroso da inserire nel proprio staff di cucina o di sala. Tanti colloqui a vuoto, intese che saltano o perché il giovane si ritira egli stesso dopo essersi reso conto realmente del lavoro che lo aspetta oppure è il datore di lavoro che non è disposto a partire dall’abc per formare un nuovo collaboratore.
Colpa anche dei sempre più numerosi programmi televisivi che si occupano di gastronomia. I cuochi-vip piacciono, entusiasmano, recitano bene. I ragazzi guardano e credono di potere presto arrivare a quei livelli, senza sapere il sudore e le ore infinite che devono passare ai fornelli. Viviamo nell’epoca del “sempre più veloce” e anche professionalmente si pensa di poter bruciare le tappe. Non è così, cari ragazzi. In tutte le professioni, e in particolar modo in quella del cuoco, ci vogliono una vera vocazione, passione, continuità e sacrificio. Se no, cambiate scuola.


