Troppi sprechi di cibo in tutta la filiera. La ristorazione può recuperare molto
Lo spreco alimentare è uno dei temi caldi del momento in tutto il mondo. Gli operatori del settore possono cedere le eccedenze gratuitamente garantendo la sicurezza igienico-sanitaria;
Lo spreco alimentare è una realtà che per lungo tempo è stata sottovalutata. Negli ultimi anni, complice la crisi economica globale e il crescente allarme per il cambiamento climatico, è cresciuta l’attenzione su tale problema, nonché sugli sprechi di risorse come acqua, fertilizzanti, combustibili fossili, fonti energetiche, ma anche sullo spreco in termini di risorse umane.

Perdite di derrate alimentari si possono verificare ad ogni livello della catena agroalimentare, dalla produzione al consumo. Esistono in particolare tre punti critici:
Lo spreco alimentare nel caso specifico dell’Italia è particolarmente preoccupante. Ammonta infatti a circa 149 kg pro-capite, di molto sopra la media dell’Unione europea con i suoi 180 kg pro-capite. Un anno di spreco alimentare in Italia sfamerebbe ben quasi 44 milioni e mezzo di persone.
Come già anticipato sopra, spreco alimentare è anche sinonimo di spreco di risorse, tra le quali la più importante è l’acqua. In Italia lo spreco idrico ha toccato quasi 1.300 milioni di metri cubi per la produzione di cibo che è poi stato smaltito senza essere consumato. Di questi 1.300 milioni di metri cubi, circa 700 sono stati sprecati dai consumatori mentre i restanti lungo la filiera produttiva.
Il 90% di ciò che viene sprecato potrebbe essere ancora recuperato e utilizzato per l’alimentazione umana e servirebbe solo a migliorare l’efficienza della catena agroalimentare, promuovendo modelli di produzione e consumo più efficienti e sostenibili. Tali accorgimenti porterebbero anche una riduzione del costo del cibo e una riduzione degli impatti connessi dallo spreco sia in termini economici, che in termini ambientali e sociali.

L’analisi di questi dati alquanto preoccupanti ha portato il 2 agosto scorso all’approvazione della legge contro gli sprechi alimentari con l’intento di dimezzarli entro il 2020 agendo sulle fasi di produzione, trasformazione, distribuzione e somministrazione. Obiettivi prioritari della legge 166 ("Disposizioni concernenti la donazione e la distribuzione di prodotti alimentari e farmaceutici a fini di solidarietà sociale e per la limitazione degli sprechi") sono i seguenti:
La procedura per la cessione gratuita delle eccedenze alimentari è stata semplificata e prevede la comunicazione telematica da parte del cedente agli uffici dell'amministrazione finanziaria o ai comandi del Corpo della guardia di finanza competenti, con l'indicazione della data, dell'ora e del luogo di inizio del trasporto, della destinazione finale dei beni nonché dell'ammontare complessivo che non deve essere superiore a 15mila euro a cessione.

Gli Osa (Operatori del settore alimentare) possono cedere le eccedenze gratuitamente a soggetti donatori garantendone la sicurezza igienico-sanitaria di cui sono responsabili fino alla loro cessione; i soggetti donatori che hanno ricevuto gli alimenti hanno poi l’obbligo di garantirne un corretto stato di conservazione, trasporto, deposito e utilizzo. Possono essere cedute:
Per informazioni: www.giubilesiassociati.com

Perdite di derrate alimentari si possono verificare ad ogni livello della catena agroalimentare, dalla produzione al consumo. Esistono in particolare tre punti critici:
- Food losses: riferito alle perdite che si determinano a monte della filiera agroalimentare, durante la coltivazione o l’allevamento, la raccolta e il trattamento delle materie prime.
- Food waste: riferito agli sprechi che avvengono durante la trasformazione industriale, distribuzione e le produzioni in eccedenza (prodotto invenduto).
- Sprechi domestici: riferito agli alimenti acquistati, ma che non finiscono sulla tavola dei consumatori perché lasciati “scadere” nel frigo o nella dispensa.
Lo spreco alimentare nel caso specifico dell’Italia è particolarmente preoccupante. Ammonta infatti a circa 149 kg pro-capite, di molto sopra la media dell’Unione europea con i suoi 180 kg pro-capite. Un anno di spreco alimentare in Italia sfamerebbe ben quasi 44 milioni e mezzo di persone.
Come già anticipato sopra, spreco alimentare è anche sinonimo di spreco di risorse, tra le quali la più importante è l’acqua. In Italia lo spreco idrico ha toccato quasi 1.300 milioni di metri cubi per la produzione di cibo che è poi stato smaltito senza essere consumato. Di questi 1.300 milioni di metri cubi, circa 700 sono stati sprecati dai consumatori mentre i restanti lungo la filiera produttiva.
Il 90% di ciò che viene sprecato potrebbe essere ancora recuperato e utilizzato per l’alimentazione umana e servirebbe solo a migliorare l’efficienza della catena agroalimentare, promuovendo modelli di produzione e consumo più efficienti e sostenibili. Tali accorgimenti porterebbero anche una riduzione del costo del cibo e una riduzione degli impatti connessi dallo spreco sia in termini economici, che in termini ambientali e sociali.

L’analisi di questi dati alquanto preoccupanti ha portato il 2 agosto scorso all’approvazione della legge contro gli sprechi alimentari con l’intento di dimezzarli entro il 2020 agendo sulle fasi di produzione, trasformazione, distribuzione e somministrazione. Obiettivi prioritari della legge 166 ("Disposizioni concernenti la donazione e la distribuzione di prodotti alimentari e farmaceutici a fini di solidarietà sociale e per la limitazione degli sprechi") sono i seguenti:
- favorire il recupero e la donazione delle eccedenze alimentari a fini di solidarietà sociale, destinandole in via prioritaria all'utilizzo umano;
- favorire il recupero e la donazione di prodotti farmaceutici e di altri prodotti a fini di solidarietà sociale;
- contribuire alla limitazione degli impatti negativi sull'ambiente e sulle risorse naturali mediante azioni volte a ridurre la produzione di rifiuti e a promuovere il riuso e il riciclo al fine di estendere il ciclo di vita dei prodotti;
- contribuire al raggiungimento degli obiettivi generali stabiliti dal Programma nazionale di prevenzione dei rifiuti e dal Piano nazionale di prevenzione dello spreco alimentare previsto dal medesimo Programma nonché alla riduzione della quantità dei rifiuti biodegradabili avviati allo smaltimento in discarica;
- contribuire ad attività di ricerca, informazione e sensibilizzazione dei consumatori e delle istituzioni sulle materie oggetto della presente legge, con particolare riferimento alle giovani generazioni.
La procedura per la cessione gratuita delle eccedenze alimentari è stata semplificata e prevede la comunicazione telematica da parte del cedente agli uffici dell'amministrazione finanziaria o ai comandi del Corpo della guardia di finanza competenti, con l'indicazione della data, dell'ora e del luogo di inizio del trasporto, della destinazione finale dei beni nonché dell'ammontare complessivo che non deve essere superiore a 15mila euro a cessione.

Gli Osa (Operatori del settore alimentare) possono cedere le eccedenze gratuitamente a soggetti donatori garantendone la sicurezza igienico-sanitaria di cui sono responsabili fino alla loro cessione; i soggetti donatori che hanno ricevuto gli alimenti hanno poi l’obbligo di garantirne un corretto stato di conservazione, trasporto, deposito e utilizzo. Possono essere cedute:
- le eccedenze alimentari garantendo un termine minimo di conservazione, l’integrità dell’imballaggio e le idonee condizioni di conservazione;
- le eccedenze con irregolarità di etichettatura purché queste non riguardino la data di scadenza o possibili sostanze che provochino allergia;
- i prodotti finiti della panificazione e i derivati degli impasti di farina prodotti negli impianti di panificazione che non sono stati venduti o somministrati entro le ventiquattro ore successive alla produzione;
- le eccedenze di prodotti agricoli in campo o di prodotti di allevamento idonei al consumo umano ed animale;
- prodotti alimentari idonei al consumo umano o animale oggetto di confisca.
Per informazioni: www.giubilesiassociati.com

